IL CASO

Aliquota Imu, Ater impugna delibera del Comune di Pescara davanti al Tar

La decisione arriverà dopo la scadenza del saldo

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Aliquota Imu, Ater impugna delibera del Comune di Pescara davanti al Tar
PESCARA. Si discuterà giovedì prossimo in Camera di Consiglio, presso il Tar, la richiesta di sospensiva avanzata dall’Ater.

Nel ricorso l’azienda ha impugnato la delibera del Consiglio comunale di rimodulazione dell’Imu, scesa al 5,8 per mille per le case popolari.
Nel pomeriggio di mercoledì intanto il giudice ha rigettato l’istanza come provvedimento monocratico, rinviando ogni decisione alla Camera di Consiglio. L’amministrazione comunale ha affidato la propria difesa all’avvocato Sergio Trovato, uno dei massimi esperti in materia tributaria relativamente agli immobili, autore anche di volumi su Imu e Ici e consulente di Italia Oggi e Sole 24Ore.
In sostanza l’Ater ha impugnato con un ricorso al Tar la delibera del Consiglio comunale numero 164 del 31 ottobre 2012 con cui sono state rimodulate le aliquote Imu. Nel proprio ricorso l’Ater sostiene che le case di edilizia residenziale popolare dovessero avere lo stesso trattamento tributario riservato alle abitazioni principali, ovvero 3,5 per mille, e solleva alcune censure nei confronti del Comune.
«In realtà l’amministrazione comunale ha ben operato», sostiene l’assessore Filippello, «applicando semplicemente quanto previsto nel Decreto legge 201 del 2011 che prevede che le case Ater sono assimilate alle abitazioni principali esclusivamente ai fini dell’applicazione della detrazione d’imposta di 200 euro, circostanza confermata nella Circolare 12 DF del Ministero dell’Economia e delle Finanze». La stranezza è però che il Consiglio comunale ha approvato il Regolamento e le aliquote Imu nel luglio 2012 e in quella sede era stata approvata per le case Ater l’aliquota base dei fabbricati diversi dalle abitazioni principali, ossia il 10,6 per mille. Quando l’Ente ha avuto la notizia che lo Stato rinunciava alla compartecipazione al gettito sull’imposta Ater, pari al 3,8 per mille, in sede di rimodulazione in Consiglio comunale ha abbassato l’imposta per le abitazioni Ater da 10,6 al 6,8 per mille perché le previsioni iniziali di entrata sull’Ater era basata sul calcolo che il 6,8 per mille sarebbe stato percepito dal Comune e il 3,8 dallo Stato, e la delibera è divenuta esecutiva e non è stata impugnata.

«Con l’ulteriore revisione delle aliquote fatta a ottobre – ha proseguito l’assessore Filippello -, anche nel rispetto dell’accordo stipulato tra maggioranza e minoranza, si è proceduto ad abbassare ulteriormente l’aliquota al 5,8 per mille, che avrebbe determinato in carico all’Ater l’esborso di circa 900mila euro. Ora l’Ater ha presentato un ricorso al Tar chiedendo l’annullamento della delibera con cui abbiamo ridotto l’Imu, rischiando però, in caso di effettivo annullamento, di tornare all’aliquota del 6,8 per mille. Il ricorso dell’Ater – ha proseguito l’assessore Filippello – ci è stato notificato lo scorso 7 dicembre e, accanto alla richiesta di sospensiva, l’Ater ha anche presentato istanza di provvedimento monocratico al Presidente del Tar ai sensi dell’articolo 56 comma I del Cpa, ovvero ha chiesto al Presidente del Tar di pronunciarsi con un decreto inaudita altera parte per concedere una sospensiva, previa successiva conferma in Camera di Consiglio, condizione per la quale devono però ricorrere due requisiti, ossia il periculum in mora e il fumus bonus iuris». Tale richiesta è stata rigettata.
In sostanza però la decisione sulla sospensiva arriverà comunque dopo la scadenza del saldo dell’Imu che a questo punto l’Ater dovrà comunque versare al Comune, «un versamento», sottolinea Filippello, «che nulla ha a che vedere con il pagamento degli stipendi ai 35 dipendenti che addirittura oggi sarebbe stato messo in forse a fronte dei 900mila euro che l’Azienda dovrà sborsare per l’Imu».