L'INCHIESTA

Arresti Cepagatti, «il vice sindaco pilotò l’appalto e poi fornì materiale elettrico»

«Gestione domestica delle gare pubbliche da parte di Leone»

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Il tribunale di Pescara

Il tribunale di Pescara

PESCARA. «Sussistono gravi indizi di colpevolezza a carico del vicesindaco di Cepagatti, Cesare Leone, e degli altri due imprenditori indagati Claudio e Antonio d’Alessandro».

È pesante il giudizio del giudice per le indagini preliminari, Luca De Ninis, che ha firmato l’ordinanza di custodia cautelare ai domiciliari per i tre indagati anche di associazione a delinquere ai fini della corruzione.
Dalle 12 pagine emergono numerosi particolari del sistema messo in piedi per arrivare ad accaparrarsi appalti pubblici con la complicità di pubblici ufficiali e tecnici.
De Ninis in più punti concorda pienamente con le risultanze investigative del pm Gennaro Varone che hanno prodotto per lo più intercettazioni telefoniche, riscontri documentali, peraltro scaturiti da una testimonianza di un imprenditore di Spoltore, F.G., che intercettato nell’ambito dell’inchiesta sull’urbanistica del 2010 nel Comune, allora retto dal sindaco Franco Ranghelli, si era lasciato sfuggire dettagli ritenuti interessanti dagli investigatori della Forestale.
Dalla collaborazione di questo imprenditore si è giunti subito alla figura del vicesindaco di Cepagatti che avrebbe fatto pressioni dirette sull’uomo affinché non partecipasse a due gare d’appalto.
Secondo il giudice, dalle intercettazioni telefoniche si evidenzia «la gestione domestica degli appalti da parte di Leone in stretta collaborazione con i due imprenditori» che sono tra l’altro definiti «soggetti adusi anche alla frode ed al falso, come dimostrano i precedenti penali specifici a loro carico» che risalgono ad alcuni anni fa e che riguardano fatti non dissimili da quelli per i quali sono stati arrestati ieri. Le vicende per cui furono condannati riguardavano comunque non meglio identificate condotte di turbative.
Che l’indagine sia in una fase cruciale lo lascia intendere chiaramente anche il giudice che individua almeno un paio di strade da battere agli inquirenti affinché si faccia luce su aspetti al momento ancora oscuri che si possono solo intravedere ed immaginare. Le indagini, dunque, non sono terminate ed avranno nuovo impulso anche dallo studio della documentazione sequestrata ieri nelle sedi di diverse ditte in Abruzzo e nel Lazio e negli uffici del Comune di Montesilvano.

LA GARA PER IL COMPLETAMENTO DELLA ILLUMINAZIONE DI CEPAGATTI
I fatti si riferiscono al 2011 e la gara espletata dall’amministrazione comunale è stata vinta dalla ditta Ediltecnica srl di Roma.
L’imprenditore F.G. sentito dalla forestale ha raccontato che nel giugno 2011, poco prima dell’avvio della procedura negoziata di selezione pubblica, Leone, vice sindaco con delega ai lavori pubblici, lo aveva preavvisato che la sua impresa sarebbe stata invitata a partecipare alla gara intimandogli però di non presentare alcuna offerta, «evidentemente al fine di pilotare la gara verso soggetti assai graditi», scrive De Ninis.
E che la ditta di fatto controllata dagli imprenditori D’Alessandro fosse gradita al vicesindaco la procura lo evince anche dal fatto che la ditta Elettroimpianti Leone, di proprietà dell’amministratore pubblico, ha ricevuto in subappalto lavori di forniture elettriche.
Il 26 luglio 2011 racconta sempre il testimone, l’imprenditore Claudio d’Alessandro lo contatta direttamente al telefono mostrandosi seccato per il mancato rispetto dell’accordo con il vicesindaco Leone e lo invita a desistere dal formulare un’offerta concorrenziale, alterandosi persino per la sua mancata adesione.
La gara comunque, per quanto appreso dall’informatore della procura, sarebbe stata comunque pilotata con la partecipazione di una serie di imprese collegate a D’Alessandro, «invitati dal Comune di Montesilvano pur senza preventivo inserimento nell’albo di fiducia e senza applicazione del sistema della votazione», circostanze che lo avevano indotto a sporgere denuncia.
Fin qui il racconto del testimone informatore che si è rivelato prezioso per gli investigatori che hanno potuto accertare la veridicità dei fatti narrati attraverso una serie di indagini posteriori ai fatti stessi, ad esempio verificando il tabulato telefonico di F.G. dal quale si è potuto constatare con certezza che tra giugno e luglio 2011 vi furono diversi contatti con il vicesindaco Leone e che, invece, il giorno citato della chiamata di Claudio D’Alessandro effettivamente vi sono alcune telefonate, anche se di pochi secondi. Questo per la procura confermerebbe che F.G. dice il vero.
Effettuata questa verifica la Forestale ha dunque chiesto al sostituto procuratore Varone di mettere sotto controllo i telefoni e da qui sono emerse ulteriori prove di quello che stava accadendo.

VINCE UNA DITTA, LAVORA UN’ALTRA
A questo punto è apparso chiaro che i lavori dell’illuminazione di Cepagatti erano stati aggiudicati alla ditta Ediltecnica srl ma che in realtà vengono eseguiti da un’impresa diversa, la Tecnorestauri Appalti srl di Claudio D’Alessandro, cioè di colui che avrebbe dovuto beneficiare anche della mancata partecipazione dell’imprenditore di Spoltore.
Gli investigatori scoprono facilmente che la Ediltecnica srl appartiene formalmente a Lucio e Maurizio Luciani, ma che di fatto viene gestita sempre dallo stesso Claudio d’Alessandro. La forestale scopre anche che l’imprenditore arrestato ieri si relaziona di continuo con Fiorella Giardinelli ( formalmente dipendente di un’altra ditta -la Segi Srl- anch’essa riconducibile alla famiglia Luciani), che tuttavia presta servizio presso un magazzino di via Raiale a Pescara.
La procura scopre che, una volta ottenuto l’appalto, è comunque la ditta del vicesindaco Leone che fornisce il materiale elettrico per l’esecuzione delle opere. «Appare così evidente», scrive il giudice, «l’interesse privato del vice sindaco e chiaro il sinallagma corruttivo che lega il pubblico ufficiale del Comune di Cepagatti ai fratelli D’Alessandro, effettivi aggiudicataria dei lavori».
Nell’intreccio delle società emerge anche che la Giardinelli segue anche gli affari di un’altra ditta, la Edil Pescara srl, società che invece si è aggiudicata l’appalto di Montesilvano e formalmente intestata ad un architetto, Arnaldo Pattara, ma di fatto anch’essa, dice la procura, gestita dai due imprenditori arrestati i quali, scrive il giudice per le indagini preliminari «qualche volta si spacciano addirittura al telefono per lo stesso Pattara in numerose conversazioni con i clienti fornitori».

L’APPALTO A L’AQUILA E LA BUSTA SBAGLIATA
C’è poi un episodio nell’ordinanza del gip De Ninis che viene soltanto accennato e che può far aprire scenari finora sconosciuti riguardanti l’appalto indetto a L’Aquila nell’ambito della ricostruzione per lavori al liceo classico Torlonia di Avezzano. Il giudice richiama questo episodio per dimostrare la commistione, a volte confusa, tra le società degli imprenditori D’Alessandro, raccontando che si è potuto desumere che anche la Ediltecnica srl fa parte della galassia di questi imprenditori da un errore commesso quando, in una busta contenente un’offerta della Tecnorestauri Appalti srl, viene rinvenuto un plico recante come mittente invece l’altra ditta, la Ediltecnica srl (circostanza che ha imposto l’esclusione della ditta dalla gara).
Si tratta di una gara già ampiamente contestata all’inizio dell’anno e per la quale fu denunciata la sparizione di alcuni documenti della selezione pubblica.
«Tali elementi», scrive il giudice, «integrano già il requisito indiziario del reato di corruzione, apparendo chiaro che Cesare Leone abbia aiutato gli imprenditori D’Alessandro ( anche mediante illeciti pressioni sui concorrenti) ad aggiudicarsi l’appalto di Cepagatti, sia pure dietro lo schermo della società del Luciani, ottenendo in cambio il vantaggio economico delle commesse di materiale elettrico relative al medesimo lavoro».

Alessandro Biancardi