TRUFFA INTERNAZIONALE

ABRUZZO. Clonavano carte di credito: arresti in tutta Europa. Sottratti 36 mln di euro

La cellula principale operava in Abruzzo ma gli affiliati erano in Bulgaria, Olanda e Sud America

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BANCOMAT SKIMMER
ABRUZZO. Una organizzazione transazionale che aveva l’obiettivo di clonare carte di credito e bancomat e truffare centinaia di persone. I profitti stimati dalla procura de L’Aquila sono di circa 36 mln di euro.

Gli arresti sono partiti lo scorso 11 dicembre ma Polizia di Stato e l’Arma dei Carabinieri ne hanno dato notizia oggi. L’operazione è stata  denominata “Cloning Connection”.
Le ordinanze di custodia cautelare sono state notificate a 55 affiliati ad un gruppo criminale, avente base in Bulgaria, che negli ultimi 2 anni era riuscito a carpire migliaia di codici di utilizzo di carte di credito e bancomat. In pratica con i codici segreti ignari utenti si vedevano progressivamente prosciugare il conto in banca senza riuscire a spiegarsi il perché.

Secondo gli investigatori la rete dei truffatori era ramificata in diversi Paesi europei e del Centro-Sud America.
Dei 55 arresti, 38 sono stati eseguiti in Bulgaria ed 1 in Olanda, in regime di mandato d’arresto europeo; i restanti 16  sono stati invece eseguiti in diverse località italiane. Gli arrestati sono di nazionalità bulgara, italiana e rumena.
Oltre 70 provvedimenti restrittivi sono stati emessi dal gip presso il Tribunale di L’Aquila, Romano Giuseppe Gargarella, sulla base delle prove raccolte nel corso delle investigazioni, dirette dalla Procura della Repubblica e della Dda del capoluogo abruzzese, coordinate dal pm David Mancini.
Agli indagati sono contestati i reati di associazione per delinquere finalizzata alla consumazione di frodi informatiche, alla clonazione e all’indebito utilizzo di carte di pagamento.
Per i profili di cooperazione internazionale, gli inquirenti abruzzesi si sono avvalsi del contributo dell’European Computer Crime Centre (EC3) di Europol, che ha favorito lo scambio informativo tra gli organismi di polizia dei Paesi coinvolti nell’indagine e nell’operazione, sia della determinante collaborazione delle competenti Autorità giudiziaria e di polizia della Repubblica di Bulgaria.

DECINE DI DENUNCE: 2010 PARTE L’INCHIESTA
L’indagine è stata avviata alla fine del 2010, prendendo spunto da una serie di segnalazioni relative a sistematiche manomissioni di sportelli bancomat di agenzie di diversi Istituti di credito in provincia di Teramo e Roma
Gli accertamenti e i servizi tecnico investigativi, all’epoca eseguiti dalla Sezione di Polizia Postale e dalla Squadra Mobile di Teramo, hanno ben presto portato in evidenza un più ampio ed articolato fenomeno criminale.
Poiché il principale organizzatore della gruppo vive in Abruzzo la procura competente è stata individuata in quella de L’Aquila dove sono confluiti anche fascicoli analoghi di altre indagini svolte in altre regioni con caratteristiche simili.
Nel corso dei due anni di  indagine, il pool interforze di investigatori aveva gia' tratto in arresto 49 ulteriori affiliati alla medesima organizzazione, sorpresi sul territorio italiano mentre manomettevano gli sportelli bancomat.
Le successive investigazioni (intercettazioni telefoniche e ambientali) hanno evidenziato che il sodalizio criminale era caratterizzato da  un assetto organizzativo molto articolato, supportato da procedure e tecnologie sofisticate e innovative.

ORGANIZZAZIONE PIRAMIDALE PERFETTA
In particolare, è stato accertato che il vertice operativo del gruppo aveva sede nella città di Plovdiv (Bulgaria), dalla quale venivano pianificate le strategie, nella fase della cattura dei codici delle carte di pagamento elettronico, in tutte le Regioni italiane, in Germania, Regno Unito, Spagna, Polonia, Olanda e Svizzera.
La scelta dei Paesi nei quali procedere alla cattura dei codici delle carte non era affatto casuale: il vertice dell’organizzazione valutava con estrema attenzione anche l’entità delle sanzioni previste dalle norme di diritto penale dei vari Paesi prima di decidere in quale area geografica far operare i propri affiliati.
La strategia del sodalizio consisteva nel suddividere in “cellule operative” i suoi numerosi componenti, individuando un “capo cellula” responsabile di tutte le attività delittuose da porre in essere nelle diverse località italiane e all’estero.

SKYPE ED IL CALL CENTER DI SOSTEGNO
Ogni “capo cellula” aveva infatti il compito di coordinare diverse decine di soggetti che eseguivano le manomissioni dei bancomat e di mantenere i rapporti con il vertice dell’organizzazione in Bulgaria, attraverso l’utilizzo di sistemi di comunicazione elettronica protetti da cifratura, tra i quali anche Skype.
I componenti delle “cellule operative” utilizzavano “call center” da contattare per la soluzione di problemi di carattere tecnico.
Gli affiliati potevano utilizzare apparati per la navigazione satellitare, per reperire informazione utile in relazione al territorio in cui dovevano operare.

POSIZIONARE GLI SKIMMER ED INVIARE I FILE CRIPTATI
Gli “skimmer”, utilizzati per rubare i codici, hanno caratteristiche tecnologiche di altissimo livello ed efficacia.
Secondo la polizia postale si tratta di apparecchi quasi perfetti capaci anche di creare dei file cifrati (per proteggere  i codici contenuti al loro interno), e di trasmetterli per  via telematica ai vertici dell’organizzazione in Bulgaria.
Ricevuti questi  file, i vertici del sodalizio provvedevano ad archiviarli e a gestirli non solo ai fini della loro trasmissione, sempre per via telematica, alle “cellule” incaricate di effettuare i prelievi di denaro presso altri sportelli bancomat utilizzando le carte clonate, ma anche per esigenze di controllo interno al gruppo criminale per evitare frodi ad opera degli stessi affiliati.

50MILA EURO AL GIORNO E VACANZE PER GLI AFFILIATI
Nella maggioranza dei casi, l’organizzazione procedeva ad effettuare le spendite in Perù e Santo Domingo. I proventi illecitamente acquisiti, infine, venivano trasferiti in contanti in Bulgaria, attraverso voli intercontinentali che generalmente facevano scalo in Olanda e riciclati avvalendosi di società con sede a Sofia.
Le indagini hanno permesso di quantificare in circa 50.000 euro al giorno la somma di denaro che il gruppo criminale riusciva ad incassare. Complessivamente, nei due anni di attività, il medesimo gruppo si è quindi illecitamente impossessato di circa 36 milioni di euro.
  Una parte di questi soldi veniva utilizzata dai vertici dell’organizzazione anche per finanziare, a beneficio dei propri referenti territoriali (“capi cellula”), viaggi in località turistiche, soggiorni in hotel di lusso ed eventi mondani di vario genere, quasi si trattasse di “convention aziendali”.
Le perquisizioni eseguite lo scorso 11 dicembre a carico degli arrestati, in Italia e Bulgaria, hanno portato al rinvenimento di veri e propri “laboratori”, costituiti da una ingente quantità di materiale elettronico e informatico, per la manomissione degli sportelli bancomat e alla clonazione delle carte di pagamento.
«Il contrasto delle frodi consumate ai danni degli strumenti di pagamento elettronico», ha detto il comandante della Polizia Postale Abruzzo, Pasquale Sorgonà, «è una sfida da affrontare a livello globale, attraverso un impegno costante e sinergico, non soltanto in chiave di cooperazione internazionale giudiziaria e di polizia (di cui la presente indagine è un brillante esempio) ma anche di partnership pubblico-privato (ovvero di efficace e tempestiva collaborazione operativa e di interscambio informativo tra gli istituti di credito, le società di gestione dei sistemi e  degli strumenti di pagamento elettronico e le autorità inquirenti)».
 L’attività di indagine è stata condotta da un pool interforze di Polizia di Stato e Carabinieri (Servizio Polizia Postale e delle Comunicazioni, Compartimento di Polizia Postale di Pescara,  Sezione di Polizia Postale di Teramo,Squadra Mobile della Questura di Teramo, supportata dal Servizio Centrale Operativo della Polizia di Stato, Comando Carabinieri Antifalsificazione Monetaria di Roma e Nucleo Investigativo del Gruppo Carabinieri di Ostia).