IL CASO

Usi civici, a Pescara 4 stabilimenti fuori dalla Bolkestein

«Al Comune i canoni che oggi incamera lo Stato»

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Usi civici, a Pescara 4 stabilimenti fuori dalla Bolkestein
PESCARA. La fascia di territorio ricompresa tra il Lungomare Papa Giovanni XXIII e la spiaggia risulta essere di natura demaniale civica.

All’inizio è stata l’area degli ex serbatoi di Di Properzio, poi l’area De Cecco – PP2 – ed oggi si scopre che nell’immenso patrimonio della collettività dei cittadini pescaresi derivante dal “demanio civico comunale”
rientrano anche le aree su cui insistono ben 4 stabilimenti balneari.
La sorpresa è venuta fuori dall’esame della documentazione che l’Ufficio Urbanistica del Comune di Pescara ha richiesto al Servizio Demanio Civico ed Armentizio della Regione Abruzzo
I consiglieri della Commissione Finanze Enzo Del Vecchio e Camillo D’Angelo si sono accorti della novità guardando la campitura dell’area al foglio di mappa n. 27, quello riguardante il territorio a sud del fiume Pescara e fino all’area del Teatro D’Annunzio.
Lì ci sono la Fondazione Papa Paolo VI e gli stabilimenti balneari Sabbia d’Oro, La Conchiglia, Aretusa e il
Cavallino Azzurro. Si apre dunque un nuovo scenario circa i legittimi titolari della proprietà di una vasta parte del territorio cittadino, soprattutto per quel che può interessare l’arenile.
«La tanto discussa direttiva Bolkestein», fanno notare Del Vecchio e D’Angelo, «risulterebbe priva di effetti su quegli stabilimenti».
L’amministrazione comunale si troverebbe nella condizione di risultare il legittimo destinatario dei canoni di affitto oggi incamerati dallo Stato. «L’amministrazione comunale», dicono i consiglieri, «ha il sacrosante dovere, se non l’obbligo, di affidare ad un esperto il compito di rilevare puntualmente il patrimonio del demanio di uso civico e porre le basi concrete per una sua utilizzazione quanto più efficace e produttiva nell’interesse della collettività».
Già nei mesi scorsi Del Vecchio aveva firmato una proposta di delibera, (depositata a febbraio del 2012), con la quale prospettava una acquisizione al patrimonio indisponibile del comune dell’intera fascia costiera ove insistono le strutture balneari proprio per rendere effettiva la direttiva nazionale sulla valorizzazione dei beni pubblici e superare la prospettiva contenuta nella direttiva Bolkestein e che ancora oggi anima il dibattito nazionale.
«Adesso c’è questa nuova opportunità», insistono i due consiglieri del Pd, «che protrebbe aprire al reperimento delle risorse necessarie per soddisfare il bisogno dei servizi essenziali e dei programmi di gestione e di investimento attraverso la tassazione locale e l’utilizzo ai fini produttivi del patrimonio pubblico dell’ente locale».