TAXI STAND

Licenze irregolari, «il sindaco Di Cecco gestiva il mercimonio illegale»

Di Cecco ascoltato in procura già nel 2010. Nel 2011 denunciò di essere minacciato

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PESCARA. Centinaia di intercettazioni raccontano una storia pericolosa per il sindaco di Turrivalignani, Roberto Di Cecco.

Il primo cittadino è stato arrestato ieri insieme ad altre 13 persone nell’ambito dell’inchiesta denominata “Taxi Stand”

*L’ARRESTO DI IERI
*IL RISCHIO' LINCIAGGIO, SINDACO SALVATO DALLA POLIZIA

In oltre un anno e mezzo di indagini della polizia stradale di Pescara coadiuvata da quella di Pratola Peligna sono stati fatti appostamenti, perquisizioni e intercettazioni telefoniche raccogliendo «prove certe» di irregolarità della gestione delle licenze per autonoleggio con conducente.
La legge è chiara al riguardo: il servizio deve essere espletato all’interno del territorio (in questo caso Turrivalignani) mentre le auto erano di stanza a Roma; inoltre la legge prescrive che i mezzi debbano stazionare in una autorimessa comunale, cosa che invece non avveniva, a fronte di un canone annuale di 400 euro versati al Comune. Inoltre il sindaco (firmandosi anche il parere tecnico-economico) fece approvare dalla sua giunta nel 2008 una delibera che abbatteva il limite di autorizzazioni massime imposto dalla Regione, passando da 4 a 60 (giustificandole con i Giochi del Mediterraneo).
Le numerose conversazioni sono chiare e raccontano di una serie di persone che gravitano tra società e mediatori del settore: erano in difficoltà per il sequestro delle licenze a Roma e per questo si sono rivolti in massa al primo cittadino abruzzese individuato come referente principale.

IL GIP: «CORRUZIONE GRAVE E SERIALE»
«Gli episodi di corruzione analizzati, per le modalità di svolgimento seriali, tutte connotate da un identico modus operandi, anche in riferimento ai ruoli degli indagati (…)», scrive il gip Maria Michela Di Fine, «consentono di ravvisare la sussistenza di una stabile organizzazione finalizzata al mercimonio dell’attività del rilascio delle autorizzazioni».
Dai riscontri investigativi, coordinati dal pm Barbara Del Bono, è emersa «l’esistenza di un gruppo organizzato stabilmente che faceva capo al sindaco di Turrivalignani che, operando illegalmente nel settore, aveva creato un vero e proprio business».
Le indagini hanno potuto permettere di individuare coloro che avevano svolto il ruolo di intermediari, cioè Fabio Falasca, titolare della società cooperativa Blu car Autonoleggi con sede a Roma, Sebastiano Di Maria della società cooperativa Abruzzo noleggi con sede a Manoppello, Marco Rulli e Luigi Fazi titolari della società Shuittle Express con sede a Roma, Agostino Forte, titolare della società cooperativa Blu car Service con sede a Roma e Giancarlo Di Girolamo e Giuseppe Rossi conducenti residenti a Roma.
La struttura associativa quindi risulta per il gip «pienamente operativa sia nella fase precedente al rilascio delle autorizzazioni, preoccupandosi di mettere in contatto i richiedenti con il sindaco di riferimento e sia nella fase successiva il rilascio di autorizzazioni fornendo assistenza di ogni tipo ai beneficiari».
Ed è proprio attraverso le intercettazioni telefoniche che gli investigatori hanno potuto ricostruire sia i fatti pregressi (almeno dal 2007) sia quelli attuali grazie ad un evento, il sequestro delle licenze operate dalla polizia municipale di Roma, che aveva scatenato una vera guerra tra tutti coloro che avevano ricevuto le licenze dal sindaco abruzzese e che da questi rivolevano i soldi.

«ARRESTI PER IMPEDIRE LA REITERAZIONE DEL REATO E DELLA CORRUZIONE»
Secondo il giudice Di Fine le misure cautelari si rendono necessarie soprattutto per impedire la reiterazione del reato con particolare riferimento agli episodi di corruzione visto che «le modalità che emergono fanno intendere che il comportamento e il modo di agire siano seriali». A questo riguardo dalle carte trapelano indizi che fanno pensare che parte degli indagati di questa inchiesta dovrà difendersi anche da accuse in procedimenti analoghi in altre procure, mentre in diverse intercettazioni si fa riferimento a bandi per l’assegnazione delle licenze in scadenza in moltissimi comuni d’Italia, il che fa pensare che il “sistema Turrivalignani” tutto sia tranne che originale.
A parte i numerosi episodi di corruzione ricostruiti, l’associazione a delinquere risulta, scrive il giudice, «ancora pienamente attiva sia nell’ausilio di soggetti corruttori a fronte delle iniziative giudiziarie che hanno portato al sequestro delle autorizzazioni e sia nella ricerca attuale di assistenza a coloro che si rivolgono alla stessa organizzazione per ottenere nuove autorizzazioni dietro pagamento di denaro. Sotto tale profilo appare singolare che, pur a fronte delle iniziative giudiziarie, gli stessi indagati abbiano continuato a fare da tramite con esponenti della pubblica amministrazione e non solo con riferimento al comune abruzzese».
Per queste ragioni vengono applicati gli arresti domiciliari e per otto indagati e c’è l’obbligo di dimora, cioè il divieto di allontanarsi dal territorio del comune di residenza.

L’INIZIO: CONTROLLI DEI VIGILI A ROMA. ABRUZZO IN VETTA
L’indagine nata da un controllo della polizia municipale di Roma fin dalle prime battute ha visto emergere numerose irregolarità nella gestione delle licenze, molte di queste avevano numeri progressivi uguali a fronte di titolari diversi. La maggior parte di queste licenze arrivavano da comuni abruzzesi e nella fattispecie da Turrivalignani.
In pochi giorni, dopo aver ascoltato alcuni dei conducenti, la polizia municipale della capitale aveva il riscontro che gran parte dei noleggiatori erano entrati in contatto con il sindaco Di Cecco, e che per lavorare si pagava 400 euro per la rimessa nella quale fittiziamente si doveva ricoverare l’auto, era chiaro che si dovevano sborsare anche altri soldi che la polizia stradale pescarese scoprirà di ingente entità (da 2mila a 10mila euro)

DICEMBRE 2010: IL SINDACO ASCOLTATO NON SA SPIEGARE
Il 20 dicembre di due anni fa il sindaco Roberto Di Cecco venne sentito dagli inquirenti e riconobbe come autentici tutti i nulla osta alle autorizzazioni rilasciate dal suo Comune, pur non sapendo fornire giustificazioni sulla doppia numerazione riguardante alcune di esse nè sulla palese discordanza tra il numero delle autorizzazioni individuate ed il numero massimo previsto nel bando di concorso pubblicato dopo la delibera comunale del 2008 che ne ampliava il numero massimo a 60.
Tra le altre cose la legge prescrive l’obbligo di espletare bandi pubblici per stilare graduatorie per l’assegnazione delle licenze cosa che era avvenuta una sola volta nel comune abruzzese.

IL SINDACO DENUNCIA DI ESSERE PERSEGUITATO
Un altro fatto di particolare rilevanza avviene a marzo del 2011 quando lo stesso sindaco si rivolge alla Stazione dei carabinieri di Scafa dicendo di essere seguito e minacciato da due persone che erano state beneficiarie di autorizzazioni (poi sequestrate). Il sindaco raccontò ai carabinieri che i suoi persecutori pretendevano una somma di 12.000 euro a titolo di risarcimento danni. Cosa confermata dai diretti interessati identificati in Marco Rulli e Luigi Fazi ascoltati dai carabinieri aggiungendo che «qualcuno si era riempito il gargarozzo» e che «il sindaco doveva sistemare la faccenda».
Ma le modalità violente che accompagnavano la pretesa del presunto “risarcimento danni” già facevano pensare a fenomeni corruttivi allora ancora non del tutto chiari.

Alessandro Biancardi