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ABRUZZO. Inchiesta licenze Ncc, sindaco Turrivalignani rischiò linciaggio ma la polizia lo salvò

Diversi filoni aperti in tutte le procure d'Abruzzo. Pescara arriva prima. Le indagini proseguono

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Roberto Di Cecco

Roberto Di Cecco

PESCARA. «Me lo aspettavo, so che siete venuti per la vicenda delle licenze».



Così il primo cittadino di Turrivalignani, Roberto Di Cecco, arrestato questa mattina ha detto agli agenti che si sono presentati all’alba a casa sua per notificargli l’ordine di arresto (domiciliari).
Il primo cittadino si è mostrato collaborativo ed ha consegnato i documenti che gli investigatori richiedevano.
I reati contestati sono di corruzione in concorso e di associazione per delinquere, a carico degli organizzatori e promotori di questa complessa macchina "sfornza licenze". Insieme a Di Cecco (difeso dall’avvocato Giuliano Milia) sono stati posti agli arresti domiciliari altre 5 persone e altri 8 hanno obbligo di dimora.

*GLI ARRESTI DI QUESTA MATTINA

Questa mattina il sindaco ha potuto dunque subito ricollegare il provvedimento notificatogli dagli investigatori alla vicenda Ncc perché nei mesi scorsi erano successe cose che avevano dato la prova che indagini erano in corso.
I filoni abruzzesi sono talmente ampi che vi sono stati stralci per ogni procura abruzzese mentre quello di cui si parla oggi è esclusivamente quello pescarese che in totale, oltre agli arrestati, conta 39 indagati tra i quali non figurano altri amministratori ma prevalentemente intermediari e conducenti.
Secondo gli investigatori della polizia stradale di Pescara, coordinati dal dirigente Piero Caramelli e dalla vice Silvia Conti, vi sarebbe stato un vorticoso giro di denaro che finiva in parte nelle casse del Comune di Turrivalignani ed in parte (anche attraverso intermediari) nelle tasche del sindaco Di Cecco.
All’indagine, coordinate dal pm Barbara Del Bono, ha partecipato anche la sezione di Pratola Peligna, coordinata dall’ispettore Luciano Bernardi

UN CONTROLLO ROMANO E L’ANOMALIA ABRUZZESE
La vicenda ruota intorno alle autorizzazioni N.C.C. (noleggio con conducente) a favore di soggetti che, in realtà, non hanno mai svolto il servizio di trasporto secondo quanto previsto dalle normative e Di Cecco viene considerato un «elemento di spicco» dell’associazione a delinquere.
L’indagine è nata da un controllo dello scorso anno della polizia municipale di Roma che ha dimostrato come nella capitale vi fossero troppe licenze emesse da comuni abruzzesi. La legge fa divieto di operare in territori diversi da quelli nel quale viene rilasciata la licenza e per questo a Roma furono sequestrate quelle rilasciate da comuni abruzzesi.
Questo fatto però ha generato “comprensibili” malumori nei conducenti che avevano comprato, corrompendo i pubblici ufficiali, le licenze abusive  sentendosi così “truffati”.

SPEDIZIONI PUNITIVE CONTRO DI CECCO
Ci sono state vere e proprie rimostranze nei confronti del sindaco che in quei giorni ha temuto il peggio ed anche il ricorso alla violenza. La sua salvezza (lo scoprirà leggendo gli atti) è stata proprio l’inchiesta in corso.
Infatti gli agenti -all’ascolto dei telefoni- hanno potuto bloccare una vera e propria spedizione punitiva ai danni di Di Cecco. I titolari di alcune ditte di noleggio auto ed alcuni conducenti avevano deciso di passare alle maniere forti ma non ci sono riusciti. Il loro obiettivo era quello di vendicarsi per i sequestri delle licenze.

«500 EURO NELLA BUSTA», IL SINDACO RESTITUISCE I SOLDI
Una delle prove “indirette” che il sindaco orchestrasse e dirigesse lo smercio delle licenze starebbe nel fatto, secondo gli inquirenti, che la spedizione punitiva era proprio nei confronti di Di Cecco e che i titolari delle licenze abusive volevano la restituzione dei soldi pagati, proprio dal primo cittadino e non da altri.
La polizia stradale durante le indagini è riuscita anche a sequestrare una raccomandata inviata dal sindaco stesso con dentro 500 euro a Giuseppe Rossi, uno degli indagati, che più di altri aveva protestato. Anche questa sarebbe la prova che il primo cittadino avrebbe operato in maniera illegale, altrimetni perchè restituire i soldi?

I GIOCHI DEL MEDITERRANEO: UNA OTTIMA SCUSA PER GUADAGNARE (ILLECITAMENTE)
La disciplina dei Ncc è regolata a livello regionale con delibera di Giunta la quale stabilisce un limite di licenze per ogni comune a seconda della sua estensione. Per Turrivalignani la Regione aveva stabilito un numero di 4 licenze, tuttavia nell’imminenza del 2009, in previsione «del grande afflusso di turisti, sportivi» in occasione dei Giochi del Mediterraneo di Pescara, il sindaco di Turrivalignani (ex vigile urbano in carica dal 2004) prese la palla al balzo e ne approfittò per controfirmarsi da solo alcuni atti che di fatto sfondavano il limite delle sei licenze portandolo fino a 60. Gli investigatori hanno potuto però constatare come la stessa delibera di giunta non sia mai stata comunicata alla Regione che non avrebbe approvato, anche perché il Comune non ha il potere di superare i limiti imposti dall’ente sovraordinato.

IL VALORE DELLE LICENZE
Il valore delle licenze variava a seconda di alcuni fattori: si pagava un canone annuale di 400 euro che incassava il Comune per la rimessa, che in realtà era fittizia, mentre la licenza vera e propria aveva un valore tra i 2mila ed i 10mila euro che sarebbe stati incassati dai “procacciatori” ed in parte anche dal sindaco.
Negli atti dell’indagine ci sono una serie di intercettazioni telefoniche che hanno permesso di attualizzare i fatti contestati mentre attraverso le perquisizioni di oggi, ancora in atto in diversi Comuni, gli investigatori mirano a ricostruire la storia della truffa che risale almeno al 2007. Non si esclude nemmeno il coinvolgimento di altri sindaci e di altri Comuni ai quali Di Cecco si era rivolto nei mesi scorsi perché in difficoltà

LE DITTE COINVOLTE
Tra le società coinvolte che più si sono date da fare per procacciarsi licenze abusive vi sono la Blu Car Autonoleggi, la Shuttle Express Roma, la Blu car Service tutte di Roma. Una sola società è abruzzese, la Abruzzo Noleggi che secondo gli investigatori avrebbero utilizzato anche intermediari e contatti in zona per accumulare più licenze possibili che venivano in diversi casi anche vendute.
Alessandro Biancardi