IL PROCESSO

Omicidio Cagnetta: pm chiede giudizio immediato per Ciarelli

«Prove ed indizi concreti»

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Angelo Ciarelli

Angelo Ciarelli

PESCARA. Il pm Valentina D'Agostino ha chiesto ieri al Gip del Tribunale di Pescara, Maria Carla Sacco, il giudizio immediato per Angelo Ciarelli.
Il 38enne è accusato di aver ucciso, lo scorso 2 luglio, Tommaso Cagnetta (42 anni), nel quartiere Rancitelli a Pescara.
A carico di Ciarelli - fratello maggiore di Massimo, quest'ultimo arrestato nello scorso maggio per l'omicidio dell'ultrà pescarese Domenico Rigante - ci sarebbero prove ed indizi concreti, a partire dalle testimonianze raccolte dagli inquirenti, alcune poi ritrattate in sede di incidente probatorio.
Uno dei testimoni in aula disse che Ciarelli era sul luogo del delitto, gli altri due invece dichiararono di non averlo visto
Gli investigatori hanno il riscontro dell'esame balistico in base al quale è stato certificato che l'ogiva del proiettile che ha ucciso Cagnetta è compatibile con i 13 proiettili calibro 38 che erano stati trovati in un calzino di Ciarelli, nascosto in un tombino nei pressi della sua abitazione.
Il perito ha poi stabilito che il colpo partito dalla pistola sarebbe andato direttamente a colpire Cagnetta, senza rimbalzo; infine c'é il riscontro parzialmente positivo dell'esame dello stub sui vestiti del nomade.
Ciarelli era appena uscito dal carcere dopo aver scontato 15 anni di detenzione per una rapina in seguito alla quale era stato ucciso un carabiniere.

UN OMICIDIO «PER ERRORE»
Cagnetta sarebbe stato ucciso per errore, in base alla ricostruzione della Squadra Mobile. L'uomo stava presumibilmente rincorrendo due tossicodipendenti che non avevano saldato il debito con una spacciatrice, dopo aver comprato droga al ferro di cavallo.
Anche Cagnetta era all'inseguimento dei due e sarebbe stato colpito per sbaglio. La Renault Clio dei due tossicodipendenti è stata poi sequestrata e su quest'auto sono state trovate le impronte della spacciatrice che avrebbe venduto la droga ai due, sul lunotto posteriore.
Sulla portiera lato guida, invece, sarebbero state trovate le impronte proprio di Ciarelli, che quindi si trovava sul posto così come indicato da alcuni testi.
Quando la Mobile ha arrestato Angelo Ciarelli gli ha sequestrato 13 proiettili calibro 38 special che ha trovato nascosti in un tombino, dentro un calzino, vicino casa.

I CIARELLI
L'arresto di Angelo Ciarelli fu il terzo episodio in poche settimane che vide coinvolti membri del suo clan. Ad aprile Pasquale Di Giovanni, 28enne cugino di Angelo e Massimo e ritenuto custode delle armi di famiglia, sparò in faccia a una prostituta nigeriana che si è miracolosamente salvata: arrestato un mese dopo. Massimo Ciarelli fu arrestato a maggio, due giorni dopo l'uccisione di Rigante; poi sono finiti in carcere anche altri Ciarelli che parteciparono alla spedizione punitiva nei confronti del tifoso.
Le armi utilizzate per uccidere Domenico Rigante e Tommaso Cagnetta sono diverse ma in entrambi i casi e' stata utilizzata una calibro 38 mai ritrovate.
Una calibro 38 è stata utilizzata anche per freddare Italo Ceci, ucciso a gennaio in pieno centro. Del suo assassino per il momento non ci sono tracce.