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Villa Mazzarosa, Medoilgas rassicura: «rischi bassissimi e nessun rifiuto pericoloso»

I dettagli nelle controdeduzioni presentate dalla società

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PINETO. Una semplice attività di esplorazione con la richiesta di ottenere una sorta di “esclusività” dell’area per un periodo di sei anni.

E’ questo su cui punta la società Medoilgas Italia spa che nei giorni scorsi ha ottenuto l’ok dalla Commissione Via. Si è deciso di escludere ogni attività di ricerca nella Riserva del Borsacchio.
Per quanto concerne la restante parte di territorio comunale interessata dalla istanza non vi potrà essere effettuata alcuna ricerca tramite esplosivi, le indagini potranno essere svolte solo sulla viabilità esistente e previa autorizzazione del Comune.
Intanto il sindaco di Pineto annuncia di essere pronto per un ricorso al Tar.
Rassicurazioni in merito a quello che accadrà nei prossimi mesi arrivano invece dalle controdeduzioni della società.
La Medoilgas sostiene che al momento non è in grado di determinare un programma dettagliato dei lavori, che sarà definito solo sulla base dei risultati delle indagini conoscitive. «Solo dopo questi studi sarà possibile stabilire l’esistenza e l’ubicazione degli eventuali obbiettivi minerari ed è per questo motivo che l’acquisizione di nuove linee sismiche e l’eventuale perforazione di un pozzo esplorativo saranno, eventualmente, oggetto di una nuova procedura di verifica ambientale».
La società punta poi sui rischi «bassissimi» della ricerca di idrocarburi gassosi: «un solo incidente a fronte dei 7.136 pozzi perforati in Italia» e spiega che il cantiere di perforazione è temporaneo che non dura più di 110-120 giorni.
«Di questo periodo solo circa 1/3 del tempo (40-50 gg) è occupato dalle fasi di perforazione e quindi dalla presenza della torre (altezza media di circa 22-25 m): l’impianto di trivellazione è solitamente noleggiato quindi appena finite le fasi di perforazione tutta la struttura viene smontata e trasferita altrove».
«Non vi è», si legge ancora nelle controdeduzioni, «un transito costante e fastidioso di mezzi di trasporto: l’attrezzatura viene trasportata in loco per poi essere ritirata alla fine delle fasi di trivellazione. Le emissioni in atmosfera sono modeste è riferibili a quelle prodotte da motori diesel aventi scopo di produrre l’energia necessaria all’impianto».
L’interazione con le falde idriche sotterranee «è limitata da tecniche di perforazione ormai collaudate ed utilizzate in tutto il mondo anche in Norvegia o Svezia, paesi spesso presi ad esempio per le loro politiche ambientali, dove nel mare del Nord perforano anche 10-15 pozzi di sviluppo all’anno».
I fanghi utilizzati nella perforazione e i rifiuti prodotti «non sono assolutamente tossici, pericolosi e quindi inquinanti», assicura ancora la società.
Dopo le ricerche sono due le ipotesi: una di insuccesso e una di successo. Nel primo caso tutto il cantiere viene smontato ed il sito viene riportato alla situazione ante operam. Anche il suolo preventivamente rimosso e stoccato presso l’impianto viene riposizionato al suo posto.
In caso di successo, invece, si avvia un breve periodo di prova di produzione, si realizzano i vari lavori per la messa in sicurezza dell’area del piazzale e il pozzo assume la forma di una gabbia metallica di «dimensioni modestissime»
Nell’ipotesi, che la società ritiene «remota» che si scopra un giacimento ad olio «tali livelli produttivi saranno semplicemente “sigillati” in modo da estrarre solamente il gas».
La preoccupazione riguardante i rifiuti prodotti durante le fasi di perforazione «è assolutamente immotivata», si legge ancora nel documento presentato dalla società. «Il presente procedimento di valutazione ambientale riguarda attività che non producono alcun tipo di rifiuto»
La Medoilgas sostiene inoltre di non avere interesse ad utilizzare additivi chimici «per motivi tecnici» e nemmeno additivi chimici tossici o inquinanti perché «oltre a rischiare gravissime ripercussioni di tipo giudiziario penale (sequestro dell’impianto, ecc. ecc.), aumenterebbe enormemente il costo dello smaltimento dei fanghi di perforazione che diventerebbero così rifiuti pericolosi con un aumento dei costi stimabile anche fino al 500%».
Infine la società garantisce cge «in nessun caso tale attività di perforazione può avere influenza sul rischio sismico visto che i terremoti crostali, quelli cioè a cui si fa riferimento per la valutazione del rischio sismico nella zona adriatica in questione, hanno luogo a profondità ben maggiori rispetto alla profondità del giacimento».
La società si impegna comunque a non effettuare alcuna attività di ricerca petrolifera nei pressi di centri storici, aree archeologiche, beni architettonici isolati .