RIVOLUZIONE?

Rifiuti, il brevetto israeliano che non convinse Bertolaso

Ambientalisti e grillini ne discutono sul web

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La giunta Di Mattia

La giunta Di Mattia


MONTESILVANO. Montesilvano dopo Civitavecchia potrebbe essere la seconda città d’Italia a sfruttare Arrow Bio, un brevetto ritenuto da alcuni rivoluzionario nella gestione della differenziata.

Il progetto studiato in diverse città, per ora funziona solo all’estero, piace agli ecologisti amici di Beppe Grillo (i meet up) e per qualcuno è una forma più moderna del Trattamento Meccanico-Biologico.
Il sistema funziona ad acqua e permette di differenziare i rifiuti e separare la parte organica da quella inorganica grazie alla forza di gravità. La parte organica - opportunamente trattata –diventa una sorta di poltiglia che può essere usata oltre che per produrre metano, anche come fertilizzante naturale. La rivoluzione risiederebbe nel fatto che in Italia per trattare i rifiuti si utilizzano solo tecnologie che impiegano il calore e che  dunque bruciano con il risvolto non secondario di inquinare.
Il sindaco di Montesilvano, Attilio Di Mattia,  ci crede fortemente e sta ‘spingendo’ su questa strada sin dall’inizio della sua campagna elettorale parlando e caldeggiando soluzioni innovative già sperimentate con successo nel mondo. Nelle scorse settimane proprio la giunta ha varato una delibera che incanala il Comune di Montesilvano verso la strada della sperimentazione non senza attirarsi critiche. 
Negli ultimi giorni per questo non sono mancate polemiche soprattutto per i metodi adottati dalla giunta Di Mattia che ha varato anche linee guida per la scelta di consulenti per studiare il territorio e produrre progetti operativi.
In Italia una esperienza simile la sta vivendo Civitavecchia dove è stato completato l’iter autorizzativo e il progetto è stato approvato in consiglio comunale e nel Piano Regionale dei rifiuti.
Anche lì non sono mancate polemiche (contrario anche un consigliere dell’Italia dei Valori, partito del sindaco Di Mattia) per un sistema che da un lato scongiura l’incenerimento dei rifiuti ma dall’altro non ne limita la produzione.
Lo stesso brevetto ‘rischiò’ di approdare anche a Napoli in piena emergenza rifiuti, circa 3 anni fa. Questa soluzione venne suggerita da Doron Sapir, vice sindaco di Tel-Aviv, nel corso di una trasmissione telefonica all’allora capo della protezione Civile Guido Bertolaso che però non ne rimase favorevolmente colpito.
Come ricordano alcuni blog di ecologia Bertolaso si disse incredulo e sostenne che forse la traduttrice avesse sbagliato a riferire le quantità di rifiuti smaltite.
Ma il vice sindaco confermò i numeri spiegando che se su una linea a pieno regime si smaltiscono 300mila tonnellate di rifiuti, su due linee di smaltimento si arrivano a smaltire 600mila tonnellate di rifiuti.
A luglio dell’anno scorso l’ipotesi è tornata ad affacciarsi nel Napoletano ma per il momento resta solo una ipotesi come tante altre. Da più parti si paventano sempre (anche nelle altre vicende italiane simili) non meglio identificate lobbies dei rifiuti e pressioni di vario genere che è probabile inquinino le acque visto che quello dei rifiuti è affare che fa gola a molti.
Crede fortemente in questa tecnologia anche l’associazione nazionale Anta (Associazione nazionale tutela ambiente), diretta dal professor Ennio Maccari che spiega: «si registra la riduzione o addirittura l’abolizione della Raccolta Differenziata, la separazione e il recupero dei materiali riciclabili fino al 90% del totale del rifiuto, l’utilizzo per la produzione di energia elettrica e per la produzione di compost». L'associazione caldeggia proprio la soluzione israeliana e crede vivametne che questa sia una soluzione di sicuro migliore delle tante altre in uso in Italia.