(IN)COMPETENZE

L’Aquila, adatta ad ospitare un G8 ma non un concorso pubblico

Salvatore: «alberghi e ristoranti ne avrebbero giovato»

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L’Aquila, adatta ad ospitare un G8 ma non un concorso pubblico
L’AQUILA. Secondo il regolamento comunale la seconda parte del ‘Concorsone’ si sarebbe dovuta svolgere a L’Aquila.

E’ scritto così al punto 9 della delibera di giunta numero 321 del 24 agosto dove ci si impegnava «ad espletare le prove tecniche successive alla preselezione in una struttura ubicata sul territorio del Comune dell’Aquila».
Questo non avverrà, ormai è certo: le prove si svolgeranno nuovamente nella capitale dall’11 al 14 dicembre. Contrariato il consigliere comunale di Barisciano Walter Salvatore che commenta: «sin dall’inizio il “concorsone” è apparso come la volontà di sottrarre al territorio (cratere) la possibilità di autodeterminarsi sulla ricostruzione anche se a parole, gli attori di questa telenovela, asseriscono che “tutto è in mano agli enti locali”».
Ma quest’ultima mossa, ovvero quella di riportare i 2.000 candidati in massa nella capitale, viene percepita da Salvatore come «un ennesimo scippo», o «un commissariamento». L’ennesimo per una città che ormai sembra rassegnata a questo destino.
Ma la cancellazione di questa indicazione (non era una imposizione ma un impegno ufficiale) da chi è stata decisa e quando?
«Questa decisione», continua il consigliere, «nega, ad un territorio colpito dal terremoto, la possibilità di usufruire dell’indotto economico che normalmente si genera intorno alle selezioni pubbliche. Probabilmente L’Aquila non avrebbe potuto accogliere, per problemi logistici, la preselezione (anche se ha potuto accogliere un G8) visti i grandi numeri in gioco ma avrebbe potuto e dovuto, tranquillamente, gestire i 2.000 candidati rimasti in pista. Albergatori, ristoratori e attività commerciali in genere avrebbero ringraziato. La decisione, non contestata dal Comune, di svolgere le prove selettive a Roma anziché a L’Aquila ha negato questa possibilità al territorio. Ci auguriamo che tale scelta non sia stata dettata da una tattica per decidere il giudice naturale».
E’ evidente infatti, fa notare il consigliere, che spostando la sede del concorso da L’Aquila a Roma, oltre a disattendere una chiara indicazione espressa in delibera, determina anche il “foro competente” facendo diventare Roma competente per qualsivoglia eventuale ricorso.