Bussi:«Goio ci ha ingannati ancora: appalto già assegnato senza trasparenza»

In gioco lavori per 3 mln di euro e la “messa in sicurezza” della discarica dei veleni

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Adriano Goio

Adriano Goio

ABRUZZO. Tavola rotonda e riunione tecnica per discutere a Roma degli interventi per la messa in sicurezza della maxidiscarica di Bussi.
Gli ambientalisti scoprono che c’è già stato l’appalto e che i lavori cominciano oggi.
Amara sorpresa, veleni (non solo quelli sepolti che continuano a spandersi per l’intera vallata del Pescara) e atti che mancano o sono confusi tra una miriade di pagine per lo più inutili sul sito del commissario straordinario Adriano Goio. Storie ormai note all’Abruzzo abituato a subire imposizioni amministrative di ogni genere e a pagare conseguenze pesantissime. In questo caso –se dovessero avere ragione gli ambientalisti- si spenderebbero soldi pubblici inutilmente ed i veleni di fatto non sarebbero isolati dal vicino fiume.
Si apre l’ennesimo scontro tra gli ambientalisti ed il commissario che dal 2006 deve risanare l’asta fluviale Pescara-Aterno. Ieri si doveva vivere una giornata importante per l’approvazione al ministero di un progetto di fatto avversato da alcune associazioni.
Bisognava discutere di un costoso progetto che avrebbe circondato la megadiscarcia di Bussi di pali ma che non avrebbe risolto il problema della dispersione dei veleni nel fiume e dunque del loro trasporto a valle fino in mare.
Ieri però le associazioni che aderiscono a Bussiciriguarda hanno scoperto che «l’impareggiabile commissario governativo ha già dato l’appalto per un’altra finta operazione di messa in sicurezza di emergenza della discarica Tremonti a Bussi. Pare che i lavori comincino subito». Forse già oggi.
Si tratterebbe di una «finta messa in sicurezza» per gli ambientalisti perché i lavori non prevedono di isolare la discarica dalle falde superficiali e profonde che attraversano tutto il suo corpo immenso (240mila tonnellate di rifiuti chimici che continuano ad essere dilavati dalle quantità di acqua presenti nel nodo idrologico più ricco d’Abruzzo: Aterno-Pescara-Tirino-Giardino), ma di inserire qualche palancola a evitare derive lungo la sponde.
Rimane inspiegabile tuttavia la logica adottata e le incongruenze dei comportamenti di Goio che ha cambiato versione più volte sul tema scottante “messa in sicurezza”.
«Dal 2007 il plenipotenziario per la messa in sicurezza della discarica di Bussi», spiega Edwige Ricci, «ha provato inizialmente, e solo in seguito a denunce del nostro comitato Bussiciriguarda, a farci credere che “il capping” (la copertura di tela del terreno, ndr) di tela e terriccio sopra la discarica fosse la messa in sicurezza necessaria e sufficiente. Per anni abbiamo urlato la nostra indignazione e, oggi, non potendo più negare l’evidenza e soprattutto perché, forse, vuole avere le mani libere per l’accordo di programma con Toto, ci consente un altro contentino: un po’ di palancole. Un paio di milioni di euro, e passa la paura. Con calma, poi, “pensiamo” ai 50 milioni a disposizione per gli accordi con privati, si sarà detto. Vergogna».
Ed il rischio maggiore è quello di tenersi lì per sempre la discarica visto che nessuno ha mai parlato del reale smaltimento. Gli ambientalisti da sempre lamentano la totale assenza della politica abruzzese sui diversi argomenti che riguardano il risanamento del fiume e della zona di Bussi come fosse cosa di esclusiva competenza (tecnica, politica e culturale) del commissario -imposto dal governo- con poteri speciali.

«SILENZIO COMPLICE DELLA POLITICA»
«La politica abruzzese per il suo silenzio è complice di tali nefandezze», dicono ancora le associazioni, «noi non abbiamo alcuna intenzione di farci prendere in giro. Il problema vero è che così si prendono in giro tutti gli abruzzesi ed in questa vicenda ci sono troppi silenzi che qualcuno dovrebbe spiegare. Perché per esempio perche’ in questa vicenda l’unico sindaco che compare è quello di Bussi, la cui città è riparata dalle conseguenze sanitarie e ambientali della discarica Tremonti? Gli altri dove sono a difenderci?»
Inutile cercare gli atti del recente appalto sul sito del commissario straordinario le cui “notizie” sono ferme al 2007, mentre l’ultimo decreto è del 2009. Inutile cercare anche perchè di atti non ce ne sono, al massimo qualche titolo (il loro contenuto è “segreto”) e così le informazioni sono scarse o nulle.
La storia non è dissimile da tutti gli altri commissari con poteri straordinari imposti da Roma che hanno gestito emergenze (a volte presunte) senza alcuna concertazione, trasparenza e spesso logica, gestendo milioni di euro ottenendo qualche volta risultati minimi o nulli. Anche in questo caso parlare di “risanamento” del fiume dopo quasi sei anni è davvero arduo. In compenso si sono spesi già centinaia di milioni di euro e non si ha notizia di controlli su tale spesa.