DIRITTI E ROVESCI

L’Aquila, protesta delle carriole: altri tre rinviati a giudizio

Due processi paralleli contro gli aquilani che entrarono in zona rossa

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L’AQUILA. E' giunto mercoledì scorso il decreto di citazione in giudizio (l'ennesimo) per i 3 manifestanti a cui furono "sequestrate" le carriole il 29 marzo 2010.
Ci si avvia, dunque, verso un nuovo processo, collegato a quello (già iniziato), sempre contro le carriole, sempre per il 29 marzo. Nell’altro procedimento ci sono già 5 persone imputate per aver rimosso le transenne ed aver raggiunto piazza IX Martiri, inclusa nella zona rossa.
L'accusa iniziale che mosse quel sequestro, di "violazione del silenzio elettorale", formulata dall'allora prefetto Gabrielli, ovviamente si è rivelata infondata.
L'accusa della Procura è invece quella di manifestazione non autorizzata. «Come se tutte le altre "domeniche delle carriole" invece fossero state autorizzate», protestano dal Comitato 3e32. «Ricordiamo bene quante volte abbiamo dovuto forzare il blocco della polizia, voluto dal sindaco Cialente e da Gabrielli, che hanno cercato così di impedirci di rimuovere le macerie».
Ma mentre la Procura chiede il processo contro le carriole (ovvero contro quelli che hanno cercato di liberare il centro dalla macerie), il centro è ancora chiuso: «è devastato, derubato, abbandonato a se stesso», sottolineano ancora dal comitato, «manca un progetto di ricostruzione, si bandisce solo ora un concorso per assumere chi dovrà lavorare alla ricostruzione».
Con questa accusa (l'ultima di una lunga serie), il Comitato ha la sensazione che «si voglia processare la speranza di quelli che volevano solo esercitare il diritto di partecipare alla ricostruzione del proprio territorio, della propria vita, del proprio futuro. Ma questo non fermerà la nostra battaglia per una ricostruzione giusta, ci mette solo tanta tristezza.... ci chiediamo come sia possibile che, tra le infiltrazioni delle cricche negli appalti per la ricostruzione, i cantieri dove molto spesso la sicurezza sul lavoro è un optional, lo spreco e la assoluta mancanza di trasparenza nella gestione dei fondi, la giustizia italiana non abbia di meglio da fare che portare avanti processi contro le carriole, CaseMatte, le manifestazioni a L'Aquila e a Roma».
In ogni caso il Comitati assicura di non essere spaventato: « possiamo dimostrare che nessun reato è stato commesso e che le carriole meritano solo un ringraziamento e non una condanna penale».
La prima udienza si terrà l'1 luglio 2013 a L’Aquila.