16 ANNI DI MISTERO

Scomparsa Donatella Grosso, una telefonata anonima: «andate a scavare lì»

I genitori: «vogliamo le ossa di nostra figlia»

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Scomparsa Donatella Grosso, una telefonata anonima: «andate a scavare lì»
PESCARA. Una telefonata arrivata sul cellulare di Mario Grosso.

Una telefonata anonima ma con indicazioni precise: «andate a scavare in quel terreno, è lì che è stata sepolta Donatella».
Ieri sera Mario e Tina Grosso sono stati nuovamente ospiti della trasmissione ‘Chi l’ha visto?’ di Federica Sciarelli e hanno parlato proprio di quella chiamata arrivata il 7 maggio scorso. Loro conoscono le coordinate precise della presunta tomba della figlia  (non le hanno rivelate) e hanno avvertito gli organi competenti ma nessuna operazione di ricerca è stata ancora effettuata.  Si farà probabilmente tra qualche tempo, intanto il 31 gennaio prossimo si terrà l’udienza nel corso della quale la famiglia si opporrà all’archiviazione del caso.
L’inchiesta della magistratura è stata aperta inizialmente a Chieti affidata alla Squadra Mobile. Poi l’indagine venne chiusa sostenendo che si trattasse di “allontanamento volontario”. Una ipotesi a cui la famiglia non ha mai creduto, nemmeno per un istante. L’indagine è stata poi riaperta a Pescara e affidata sempre alla Squadra Mobile, e, ora, dopo circa tre anni, si sta per procedere all’archiviazione. 

GLI SCAVI NEGLI ANNI SCORSI
E’ vero, però, che in passato la procura aveva già cercato sotto terra il corpo di Donatella, scomparsa 16 anni fa da Francavilla al Mare. Le ruspe erano arrivate in un terreno acquistato venti mesi dopo la scomparsa dal fidanzato della ragazza, Marco, unico indagato.
Gli accertamenti  hanno dato esito negativo. «Solo dopo», ha raccontato ieri papà Mario, «e solo dopo quella telefonata anonima abbiamo scoperto che avevano cercato nel posto sbagliato».
L’avvocato che assiste la famiglia, Giacomo Frazzitta, sostiene che il telefonista anonimo  è «qualcuno che conosce i luoghi e avrà visto i lavori che la procura aveva fatto in quelle zone».
Frazzitta non ha nascosto la sua irritazione per le indagini sul caso: «non si dice mai che la magistratura ha sbagliato, perché in Italia c’è una sorta di tabù. Ma nel caso di Donatella Grosso», ha detto, «bisogna gridare allo scandalo, la magistratura è stata lentissima e solamente adesso ha compendiato una quantità di attività importanti ma con ritardo apocalittico. E’ angosciante pensare il perché si sia ritardato così tanto, 16 anni. Qui c’è una magistratura che ha sbagliato».

«UN PROCESSO PER IL FIDANZATO»
Infine due appelli rivolti da papà Grosso: «ho 81 anni chiedo solo di riavere le ossa di mia figlia e un processo indiziario per il fidanzato. Di indizi ce ne sono tanti. Lui a mezzanotte ha preso mia figlia e dopo mezz’ora il cellulare ha smesso di suonare».
Marco  in tutti questi anni è stato l’unico iscritto nel registro degli indagati con l’accusa di omicidio. Lui è stato l’ultimo a vedere la donna viva. Lui ha prima negato di aver visto la fidanzata la sera della scomparsa, poi dopo ha ritrattato (quando alcuni coinquilini di Donatella hanno raccontato di averlo visto) e ha detto  di averla accompagnata alla stazione ma di non sapere dove fosse diretta e che treno dovesse prendere. A carico suo gli inquirenti non hanno trovato elementi sufficienti per arrivare al dibattimento e per questo si chiede l’archiviazione al gip.
Per l’avvocato Frazzitta però ci sarebbero i presupposti per un processo indiziario: «il codice prevede che si possano fare processi di questo tipo quando ci siano indizi gravi, precisi e concordanti. Lui è stato l’ultimo a vedere Donatella, è stato il primo a contraddirsi più volte, ci sono una serie di intercettazioni imbarazzanti… mi chiedo: di cos’altro abbiamo bisogno?»

«LA UCCIDO»
Un amico del ragazzo a ottobre del 2003 raccontò agli inquirenti che Marco viveva contemporaneamente due relazioni, quella con la giovane scomparsa e quella con un’altra ragazza della Pescara bene. Proprio le pressioni di Donatella di ufficializzare il loro legame in pubblico avrebbe stressato il giovane tanto da confidare agli amici «mi sa che quella lì prima o poi la faccio fuori, la butto in un burrone, tanto chi se ne accorge…che ci vuole tanto vado con lei in montagna di notte la butto giù ed è fatta». 

a.l.