LA MORTE IN CELLA

Teramo, detenuto muore in carcere per infarto

Sindacato polizia: «serve circuito penitenziario per i malati»

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Teramo, detenuto muore in carcere per infarto
TERAMO. E’ morto per infarto un detenuto prossimo ad uscire per scontare la pena in affidamento ai servizi sociali.

L’uomo è stato trovato all’interno della sua cella ieri mattina e il sogno di tornare libero è così svanito. Donato Capece, segretario generale del Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria, fa notare che secondo i dati recentemente diffusi  l'80% dei circa 68 mila detenuti oggi in carcere in Italia ha problemi di salute, più o meno gravi. Il 38% versa in condizioni mediocri, il 37% in condizioni scadenti, il 4% ha problemi di salute gravi e solo il 20% è sano. Un detenuto su tre è tossicodipendente. Del 30% dei detenuti che si è sottoposto al test Hiv, il 4% e' risultato positivo. E ancora, il 16% soffre di depressione o altri disturbi psichici, il 15% ha problemi di masticazione, il 13% soffre di malattie osteoarticolari, l'11% di malattie epatiche, il 9% di disturbi gastrointestinali. Circa il 7% è infine portatore di malattie infettive.
Tutto questo va ad aggravare le già pesanti condizioni lavorative delle donne e gli uomini del Corpo di Polizia Penitenziaria, oggi sotto organico di ben 6mila unità.
«Forse è il caso di ripensare il carcere proprio prevedendo un circuito penitenziario differenziato per queste tipologie di detenuti», dice Capece, «con la costruzione di carceri per così dire 'leggere' per i detenuti in attesa di giudizio o con gravi disabilità destinando le carceri tradizionali a quelli con una sentenza definitiva da scontare».