SANITA'

L’ospedale di Ortona in controtendenza: nuovo reparto mentre la Asl di Chieti taglia 20 primari

Gravi disagi invece a Lanciano per i lavori infiniti alla Chirurgia

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L’ospedale di Ortona in controtendenza: nuovo reparto mentre la Asl di Chieti taglia 20 primari

L'ospedale Bernabeo

CHIETI. L’apertura imminente di un nuovo reparto di Chirurgia all’ospedale di Ortona rischia di essere un boomerang per il manager Francesco Zavattaro, Asl Chieti.
Tutto regolare dal punto di vista amministrativo, dal concorso al contratto. Così come il curriculum di Pierluigi Di Sebastiano, il nuovo primario che risulta essere un chirurgo molto apprezzato, specializzato per gli interventi sul pancreas e per la chirurgia colo-rettale, e che attualmente ricopre la carica di direttore dell’Irccs Casa sollievo della sofferenza di San Giovanni Rotondo, l’ospedale fondato da san Pio di Pietrelcina. E, infatti, il problema non è il nuovo primario, ma il miracolo di “san” Francesco Zavattaro. Dopo le circolari del sub commissario Zuccatelli e con il decreto Balduzzi, nella Asl di Chieti verranno chiusi altri 20 primariati e salteranno un centinaio di piccoli reparti.
In controtendenza c’è però l’ospedale di Ortona dove a giorni apre un nuovo reparto di chirurgia in un territorio che in pochi km già ne possiede almeno altri 8: due all’ospedale di Chieti, uno alla Casa di cura Spatocco, due all’ospedale di Pescara, uno alla Clinica Pierangeli, uno all’ospedale di Lanciano, uno proprio al Bernabeo di Ortona (anche se ad indirizzo senologico). Per il momento si può solo prevedere che non tutti questi reparti  sopravviveranno: il bacino di popolazione su cui va calibrata la chirurgia generale è infatti di 200 mila abitanti ed i reparti in più saranno cancellati. Ma la storia del nuovo primario di Ortona è un pò più complicata se è vero che sarà “costretto” ad emigrare al SS. Annunziata di Chieti. Guarda caso forse proprio nella destinazione pensata all’inizio di questa storia che vede in primo piano anche il colpo di coda di qualche potere forte dell’università che avrebbe consigliato questa soluzione e che si appresterebbe ad accogliere il nuovo primario nella facoltà di medicina (prima il posto era del professor Nicola Picardi). Da quello che se ne sa, a fine agosto scorso non a caso infatti la Asl richiamò dalla ferie alcuni dipendenti per far preparare un nuovo reparto al 9° livello del corpo B, con il pretesto dell’imminente trasloco di alcuni reparti allocati nel corpo C interessato da seri problemi di stabilità. Ma da allora il nuovo reparto è rimasto in attesa di essere utilizzato, mentre la Chirurgia di Chieti soffre di mancanza di spazi, con i pazienti operati o sulle barelle o “poggiati” in altri reparti. 


Perché questo trasloco sembra così sicuro? Perché la chirurgia del pancreas è una specializzazione molto importante che però richiede una struttura anestesiologica e di rianimazione che ad Ortona non c’è. Per cui se si vuole utilizzare al meglio il nuovo primario sarà giocoforza farlo operare a Chieti. In un momento di blocco anche del turnover del personale, questa assunzione rischia di far pensare che se c’è la volontà politica - e magari lo sponsor giusto e la provenienza doc - il blocco delle assunzioni, la chiusura dei reparti e le polemiche (sulla vicenda è intervenuto anche il Tribunale del malato) servono solo ai distratti. Tutto viene bypassato dal tecnico di turno, con l’osservanza scrupolosa dei tempi, magari accelerati, per il bando di concorso, l’esame e la firma del contratto arrivati a tamburo battente ed in tempo utile un attimo prima del blocco. Sembra però che alla Regione la vicenda non sia stata di grande gradimento: nulla da eccepire sul chirurgo che ha vinto il concorso, qualcosa da dire sulla “indisciplina” di Zavattaro che sembra rispondere ad altre logiche rispetto alle direttive regionali, come è capitato già con l’atto aziendale che si discostava dalle linee guida del sub commissario Baraldi.


 Si paga cioè ancora una volta l’assenza della politica che decideva quale ospedale privilegiare e quale no con una visione più ampia e non solo sulla base di una scelta personale autoreferenziale. Così infatti si rischia di penalizzare ospedali meno “simpatici”, dove la Chirurgia non gode di altrettante attenzioni da parte del manager. Da Lanciano infatti arrivano forti lamentele dal sindacato Nursing Up per i ritardi con cui procedono i lavori nel reparto di Chirurgia. Dalle tre settimane previste entro il mese di agosto, siamo a dicembre e tutto procede a rilento.
Senza dire che dall’8 agosto scorso tutto il reparto di Chirurgia/Urologia è stato spostato all’ultimo piano  per consentire l’inizio dei lavori, mentre dov’era sono rimasti solo lo studio dei medici e quello della caposala.
«Spesso non ci sono posti  letto per gli interventi programmati e quindi il decorso post operatorio molto delicato viene garantito da altri reparti – spiega Patrizia Bianchi, Nursing Up - questo comporta l’impegno da parte dei chirurghi di andare nei reparti dove sono “poggiati” i pazienti chirurgici e di controllare continuamente se i protocolli chirurgici sono stati ben applicati. Inoltre i pazienti operati di fresco sono accanto a malati con tutt’altra patologia, con il rischio delle infezioni crociate ospedaliere. Infine questi pazienti “appoggiati”, per andare e tornare dalla sala operatoria sono trasportati in barella nei sottopassaggi, un percorso non protetto e sicuramente a rischio per la salute dei pazienti stessi. Acceleriamo i lavori, ridateci la Chirurgia – chiede Nursing Up - i lavori di messa a norma dei locali del reparto non sono stati nemmeno iniziati, quindi si corre il rischio di procrastinare ulteriormente l’esilio della Chirurgia: per posizionare un water o un bidet ci vogliono mesi….»
Sebastiano Calella