6 APRILE 2009

Crollo Casa studente, pm: «condanna per 4 imputati e assoluzione per altri 4»

Parenti vittime: «condanne troppo lievi»

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Crollo Casa studente, pm: «condanna per 4 imputati e assoluzione per altri 4»
 L’AQUILA. Da un minimo di due anni e mezzo ad un massimo di quattro anni le richieste del pubblico ministero Fabio Picuti nel processo, all'Aquila, per il crollo della Casa dello Studente.

Nell’edificio durante il terremoto del 6 aprile 2009 morirono sotto le macerie otto studenti universitari. Quattro anni ciascuno per Berardino Pace,  Pietro Centofanti, e Tancredi Rossicone (tutti progettisti e direttori dei lavori di restauro); due anni e mezzo per l'architetto Pietro Sebastiani, responsabile area tecnica dell'Azienda per il diritto allo studio universitario.  Il pm non ha concesso le attenuanti generiche ai tre tecnici per la gravità delle condotte omissive, nonostante siano tutti incensurati, mentre le ha proposte per Sebastiani che pure è stato duramente accusato perché sei giorni prima della scossa del 6 aprile, che all'Aquila e dintorni provocò 309 morti, rassicurò gli studenti inducendoli a rientrare nella residenza universitaria, già abbandonata dopo una scossa di 4.1 alle 15.40, con la motivazione che era solida e sicura.

Assoluzione perché il fatto non sussiste per Carlo Giovani, direttore dei lavori per conto della Regione, Massimiliano Andreassi, progettista e direttore dei lavori di restauro incaricato dei controlli, Luca D’Innocenzo, presidente dimissionario dell’Adsu e Luca Valente, direttore dell’Azienda per il diritto agli studi universitari.
Nel processo sul crollo della casa dello studente, oltre al rito abbreviato, si è svolta anche l'udienza preliminare per due degli undici indagati per i quali il pm ha chiesto il non luogo a procedere «per non aver commesso il fatto».
Si tratta di Valter Navarra, tecnico che ha curato lavori minori, e Giorgio Gaudiano, funzionario dell'Ex opera universitaria, attuale Adsu, che negli anni Ottanta seguì per conto dell'ateneo l'acquisto della struttura da privati. La posizione dell'undicesimo indagato, il progettista Claudio Botta, 92 anni, era stata stralciata per problemi di salute. Infine, il Pm ha chiesto di non procedere per quattro imputati nel frattempo morti, tecnici e costruttori della struttura ai tempi della realizzazione, negli anni Sessanta.

PARENTI VITTIME: CONDANNE TROPPO MITI
E' la prima volta che nei vari processi per il terremoto l'accusa propone provvedimenti di non condanna. All'udienza, a porte chiuse, hanno presenziato i famigliari delle vittime; alcuni, in lacrime lontano dai giornalisti, hanno manifestato disappunto per condanne ritenute troppo miti. Per il pm, «le ragioni del crollo sono due: la scossa di terremoto e, causa principale, l'insufficiente resistenza dei pilastri alle forze orizzontali. Erano stati progettati in modo carente». Picuti ha spesso citato la relazione di 1.300 pagine redatta da Maria Gabriella Mulas, docente del dipartimento di Ingegneria strutturale del Politecnico di Milano, incaricata dal giudice Giuseppe Grieco. Lo stabile, progettato nel 1965 come abitazione privata e magazzino per medicinali, poi venduto all'allora Opera universitaria, attuale Adsu, fu oggetto di varie ristrutturazioni. Il giudice Grieco ha fissato una nuova udienza per il 15 dicembre. La sentenza è attesa per gennaio 2013.

LE VITTIME
Sotto le macerie rimasero uccisi otto giovani: Marco Alviani, Lucia Pia Capuano, Davide Centofanti, Angela Antonia Cruciano, Alessio Di Simone, Francesco Maria Esposito, Hussein Hamade "Michelone" e Luca Lunari. Altri studenti si salvarono ma c'e' chi rimase sotto le macerie per una intera giornata riportando traumi fisici e soprattutto psicologici che non sara' facile superare. Oltre 50 le parti civili che si sono costituite.