IL BREVETTO

Rifiuti Montesilvano si cambia, la giunta Di Mattia sceglie gli israeliani

Dopo l'annullamento della gara con Rieco la giunta traccia il futuro

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L'impianto di Sidney

MONTESILVANO. Come cambierà la gestione dei rifiuti a Montesilvano nell’era Di Mattia?


Sono pochi i punti fermi ma almeno ora ci sono. Intanto, la giunta con la delibera 275 ha deciso di tagliare i ponti con la Rieco (ex Ecologica Sangro della famiglia Di Zio) che pure aveva vinto un bando. L’esecutivo si è detto non convinto di quella operazione esponendosi (è fin troppo facile prevederlo) a ricorsi con richieste di danni per centinaia di milioni di euro da parte della ditta vincitrice esclusa.
Di Mattia ed i suoi però hanno le idee chiare in materia, tanto che nella successiva delibera, la 276, chiarisce bene tutta la strada da intraprendere nei prossimi mesi.
Con questa decisione viene formalizzata la volontà di utilizzare un brevetto che viene venduto come «rivoluzionario» per la gestione dei rifiuti e già in uso in moltissime capitali mondiali tra cui Tel Aviv, Los Angeles e Sidney, un brevetto industriale, dunque privato, di un gruppo israeliano che si chiama Arrowecology Ltd di Tel Aviv.
Rifondazione sull’argomento è molto critica e ricorda come il sindaco Di Mattia «in campagna elettorale ha fatto il piazzista di uno specifico miracoloso impianto che avrebbe risolto tutti i problemi» né è un mistero che lo stesso primo cittadino sia di religione ebraica.
La delibera è fin troppo chiara e, dopo una serie di premesse, precisa che per quanto riguarda le attività di gestione dei rifiuti nelle linee programmatiche di mandato c’è chiaramente scritto che bisognerà guardare a «nuove tecnologie e brevetti» in tema di recupero e smaltimento di rifiuti come per esempio «il trattamento meccanico biologico tramite utilizzo di acqua per la differenziazione del rifiuto a valle».
Per raggiungere gli obiettivi imposti dalla legge di raccolta differenziata è poi opportuno «verificare se vi siano aree sul territorio cittadino compatibili con il piano provinciale dei rifiuti dove poter installare l’attività di trattamento e avvio a recupero sia di smaltimento e stoccaggio con idonei spazi di manovra».
Dunque occorre individuare un’area dove poter basare la nuova attività ma anche individuare un paio di progettisti che possano produrre una idea preliminare di progetto per verificare la compatibilità urbanistica.

LA «RIVOLUZONE» AD ACQUA
Ma come è stato individuato il colosso israeliano dei rifiuti?
«Da ricerche di mercato effettuate sul web dallo staff del sindaco sono stati individuati impianti già esistenti in alcune città estere (….) è stato individuato nello specifico il processo di trattamento meccanico biologico dei rifiuti denominato “Arrow Bio”, della società Arrowecology Ltd».
Un impianto che ha caratteristiche precise: «rappresenta un sistema di trattamento meccanico biologico avanzato ovvero privo di qualsiasi forma di combustione in grado di differenziare oltre l’85% dei materiali riciclabili», inoltre in grado di differenziare «con efficacia del 75% i rifiuti organici che vengono inviati ad un processo di digestione anaerobica per la produzione del terriccio stabilizzato e biogas».
Questa soluzione, precisa sempre la delibera, «non esclude la raccolta differenziata stradale e per quanto non strettamente necessaria, risulta utile per incrementare la percentuale di materiale differenziato».
La società indicata possiede il brevetto in esclusiva mondiale ed il sistema si basa su un trattamento meccanico biologico dei rifiuti ad acqua.
Vengono inoltre riportati in delibera altre caratteristiche di questa soluzione come ad esempio che è assolutamente «autosufficiente dal punto di vista del consumo idrico riuscendo a recuperare dalla parte umida del rifiuto circa 6 m³ d’acqua per ogni 120 tonnellate di materiale trattato»; «non produce odori molesti o rumori che superino i limiti di legge e quindi permette di posizionare l’impianto anche in zone compatibili con il contesto residenziale».
Il futuro impianto non occuperà comunque una superficie superiore ai 15.000 metri quadrati ma potrebbe ben accogliere anche i rifiuti dei comuni del circondario anche perché genera una energia elettrica da biogas prodotto dal processo di digestione di circa «1 MW per tonnellata di rifiuto» cosa che potrebbe far intravedere anche la produzione di utili dalla vendita di energia in eccesso.

CHIESTA UNA QUOTAZIONE DI MASSIMA
La giunta non ha perso tempo ed ha già chiesto una quotazione di massima al gruppo industriale israeliano per valutare una possibile implementazione della tecnologia proprio a Montesilvano.
Per questo la giunta ha dato mandato al dirigente di affidare ad un professionista l’incarico di individuare sul territorio di Montesilvano uno o più siti idonei per collocare «l’impianto di stoccaggio di rifiuti ingombranti, un impianto di trattamento meccanico biologico ad acqua e un impianto di trattamento mobile dei rifiuti».
Allo stesso professionista poi sarà affidato un incarico relativo all’individuazione del procedimento amministrativo e progettuale necessario per gli obiettivi specificati mentre sarà individuato un altro professionista per redigere il progetto esecutivo per un piano industriale per il futuro impianto comunale basato sul brevetto israeliano.
«Di Mattia paga le responsabilità di ieri e di oggi dei suoi alleati che occupano i carrozzoni della mala gestione dei rifiuti, e qualche cambiale elettorale. Nulla di nuovo per Montesilvano e per cittadini che continueranno a pagare nella Tarsu», dice Corrado Di Sante, «nel frattempo Nino D’Annunzio che aveva partecipato alle Primarie, il primo agosto scorso è stato nominato vice-presidente di Ecologica SRL. Ecologica SRL è una società partecipata da Ambiente SpA e dalla Deco della famiglia Di Zio . Ecologica Srl alla pari di Ecoemme presenta numerosi profili di illegittimità e dovrebbe essere sciolta, una vicenda parallela a quella di Ecoemme frutto dell’ intreccio malsano tra cattiva politica e malagestione dei rifiuti».
Rifondazione che non è in consiglio comunale precisa che non vuole «inceneritori e discariche obsolete, ma un’impiantistica adeguata sul modello dei comuni più avanzati. Una filiera che può produrre lavoro e reddito. Rivendichiamo la nostra battaglia in Consiglio regionale l’aver finora impedito in Abruzzo la realizzazione di inceneritori. Centrodestra e centrosinistra hanno fallito la sfida perché a livello comunale, regionale e dei consorzi hanno dimostrato incompetenza, corruzione, clientelismo sfrenato, intrecci maleodoranti con imprenditori del settore, ampiamente evidenziati dalle inchieste della magistratura».

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