Arpa, domani una nuova nomina. Acerbo: «è una porcata»

«Chiodi e il Pdl non vogliono l’azienda unica»

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Maurizio Acerbo

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ABRUZZO. Che bisogno c'è di procedere alla nomina partitocratica di un quinto membro del cda quando da tempo le leggi prevedono che i consigli di amministrazione debbano essere composti solo da tre?

E’ questa la domanda che avanza il consigliere regionale di Rifondazione Comunista, Maurizio Acerbo, in vista della nuova nomina ai vertici dell’azienda di trasporto Arpa che da giorni sta creando malumori tra la politica ma anche tra i sindacati.
«E’ una porcata», dice Acerbo riferendosi proprio alla nomina che dovrebbe arrivare oggi del nuovo componente in rappresentanza della Giunta (in sostituzione di Iampieri che da più di due anni è diventato consigliere regionale).
«Eravamo stati facili profeti quando dicemmo che il rinnovo per tre anni dei vertici delle aziende dei trasporti regionali segnava l'affossamento della riforma». L’esponente di Rifondazione contesta il fatto che non solo sia stata rimandata la costituzione dell'azienda unica ma che ora si proceda «con l'aggiunta di un posto a tavola. Che senso ha nominare un quinto quando una legge regionale prevede il superamento dell'Arpa e la costituzione dell'azienda unica?»
Secondo Acerbo «è evidente» che Chiodi e il Pdl non vogliono l'azienda unica «perchè qui non si tratta di fare operazioni di facciata come per Arssa o Aptr ma di intaccare postazioni di potere assai comode.
Invito il Presidente Chiodi e l'Assessore Morra a soprassedere da un'iniziativa che non puo' che alimentare il disgusto dei cittadini verso la politica».
Nei giorni scorsi anche il consigliere regionale dell’idv Carlo Costantini aveva chiesto a Chiodi di dire di no.
«Ha il dovere di rassicurare gli abruzzesi», aveva chiesto l’esponente dipietrista, «sul fatto che il processo di fusione andrà avanti senza tentennamenti e che le nomine inutili e clientelari appartengono ad un passato che non tornerà più. Le risorse per il trasporto pubblico locale sono ormai ridotte all’osso, con tagli divenuti ormai insostenibili. Neppure un euro dei pochi soldi che restano può essere sottratto ai servizi, per foraggiare un altro rappresentante della casta».