SERVIZI PRESUNTI

Il Comune di Chieti scatena la guerra dell’acqua, cittadini infuriati per le bollette

Consumi 2011 e 2012 da pagare subito con rata unica, ma le letture sono presunte

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Umberto Di Primio
CHIETI. A Chieti è scoppiata la guerra dell’acqua: il Comune – attraverso Teate servizi – ha dichiarato guerra ai cittadini “sparando” bollette molto pesanti.

Come risposta i cittadini hanno invaso gli uffici del Comune e di Teate servizi per chiedere spiegazioni, hanno intasato i centralini per le proteste ed hanno alzato la voce contro quello che ritengono un sopruso.
E’ successo che in questi giorni sono arrivate bollette sul consumo dell’acqua: si tratta del saldo sulla bolletta per i consumi del 2011 (da pagare entro due giorni) e dell’acconto dell’80% sui consumi del 2012 (da pagare in un’unica rata entro il 10 dicembre). Insomma un vero salasso pesante, a volte di centinaia di euro, da pagare immediatamente proprio a ridosso dell’Imu, senza tener conto della situazione economica reale delle famiglie che hanno redditi sempre più scarsi o di quelle che reddito proprio non ce l’hanno o che l’hanno visto ridotto in maniera drammatica.
Ma il problema ha diverse sfaccettature, visto che si incrociano la decisione di far pagare subito l’acconto del 2012, la mancata dilazione in più rate, lo scontro sindaco–assessore-Teate servizi su chi ha deciso la rata unica, gli errori della bolletta che rischiano di inficiare tutta l’operazione.
In realtà la richiesta dell’acconto serve solo per questioni contabili: il Comune può evitare problemi con la legge di stabilità ed evitare il dissesto solo iscrivendo nel bilancio questo credito come incasso. Da ciò discende “l’obbligo” della rata unica, altrimenti gli incassi slitterebbero al prossimo anno ed al prossimo bilancio.
 Il che rende inutile anche lo scarico di responsabilità su chi ha deciso la rata unica, trattandosi di un’operazione contabile indispensabile per fare cassa. Allora il problema sembra la fretta con cui è stata condotta l’operazione, il che ha prodotto una certa approssimazione, se è vero che i cittadini sono stati chiamati a pagare non sul consumo reale, ma su quello presunto. 


Infatti è proprio Teate servizi che in comunicato spiega che la lettura indicata come “attuale” sulla fattura e riferita al 31 ottobre scorso, in realtà è una lettura “presunta”. Allora l’80% richiesto come acconto è un contributo “presunto” alle casse comunali: tanto valeva chiedere ai cittadini di contribuire con un’offerta volontaria alla crisi delle casse comunali.
Perché se poi si va a fondo alla questione, ieri mattina a Teate servizi – alla domanda sul metodo usato per calcolare l’acconto sul consumo di un anno - un impiegato ha risposto «che quando si calcolano i metri cubi consumati non si fa riferimento a 12 mesi, ma al consumo tra una lettura ed un’altra».
 E così se le letture avvengono ogni anno e mezzo o due, l’80% è su 20-24 mesi, cioè si tratta di un acconto su un consumo di 16-20 mesi.
«Possibile che non sappiate che un anno va da gennaio a dicembre?»,  ha chiesto l’esterrefatto maresciallo dei carabinieri in pensione che ci ha segnalato la risposta dell’impiegato. Alcuni dirigenti hanno invece incolpato il computer ed il programma che viene usato. Una spiegazione – per restare in argomento - che fa molta acqua.

Sebastiano Calella