DOPO LA SENTENZA

Assoluzione vertici Aca, Codici: «siamo pronti a fare appello»

Pettinari: «la norma è chiara, noi andiamo avanti»

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Assoluzione vertici Aca, Codici: «siamo pronti a fare appello»
PESCARA. Dopo l’assoluzione dei vertici dell’Aca spa nell’ambito del processo sulle assunzioni senza concorso l’associazione Codici si dice pronta a presentare appello.

Martedì scorso il tribunale collegiale di Pescara, pesieduto dal giudice Massimo De Cesare, ha assolto «perché il fatto non sussiste» l'ex direttore dell'Azienda comprensoriale acquedottistica Bartolomeo Di Giovanni e l'ex presidente Bruno Catena.
Domenico Pettinari, responsabile provinciale di Codici non nasconde l’amarezza per una inchiesta nata proprio a seguito di un esposto dell’associazione che dirige.
Nonsi conoscono ancora le motivazioni che saranno rese note tra 90 giorni ma è probabile che sia prevalsa la tesi della difesa che sosteneva che la spa che si occupa della gestione del servizio idrico non era soggetta alle norme degli enti pubblici e nello specifico quelle che prevedono l'obbligo di selezioni pubbliche.
«Quello che più mi rattrista», commenta il segretario provinciale, «è che sia stata ignorata completamente una norma chiarissima e semplicissima che obbliga le società a capitale interamente pubblico che gestiscono il servizio idrico integrato (quindi anche l’Aca Spa) “il rispetto delle procedure di evidenza pubblica imposte agli enti locali per l’assunzione di personale dipendente”».
Si tratta della lettera f) comma 3 dell’art. 7 della Legge Regionale nr. 23/2004.
Pettinari si scaglia anche contri i politici che in queste ore hanno commentato la sentenza di assoluzione: «certe affermazioni denotano semplicemente una ignoranza da parte della politica che evidentemente non conosce le norme che si applicano a tali società».
La normativa regionale già dal 2004, fa notare ancora Codici, chiariva in modo esplicito che a tali società per azioni bastava il requisito del capitale interamente pubblico e la condizione che gli enti titolari del capitale sociale esercitassero sulla società un generale potere di direzione, di coordinamento e di controllo per far scattare la norma che impone l’evidenza pubblica e quindi il concorso per l’assunzione di personale dipendente.
«E’ proprio la chiarezza e la semplicità della norma a stupirmi e a farmi provare dolore e amarezza», si sfoga ancora Pettinari, «per quei tanti ragazzi laureati con il massimo dei voti che avrebbero potuto concorrere per essere assunti presso la società Aca spa e si sono visti privati di questo diritto per assunzioni a chiamata diretta secondo criteri che non stiamo qui a ripetere. Tutto ciò è assurdo».
Ma solo fra novanta giorni si conosceranno le motivazioni dei giudici e solo in quel momento si potrà avere un quadro preciso della situazione.
Codici aspetterà le motivazioni e «non esiteremo», annuncia Pettinari, «a ricorrere in appello affinchè venga fatta giustizia per quei tanti onesti cittadini che non avendo “santi in paradiso” sono costretti a rimanere gli ultimi di questa terra pur avendo doti eccellenti».
La vicenda giudiziaria non è ancora chiusa.