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Pescara Parcheggi: i lavoratori non confermati pronti a fare ricorso

L’avvocato messo a disposizione dai consiglieri di minoranza

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Pescara Parcheggi: i lavoratori non confermati pronti a fare ricorso
PESCARA. Cinque dei sette lavoratori interinali ai quali la società Pescara Parcheggi ha deciso di non rinnovare il contratto sono pronti a fare ricorso alla magistratura.

 Gli ex dipendenti  hanno dato mandato in tal senso all'avvocato Simona Di Carlo che ha chiesto copia dei contratti di somministrazione. Pescara Parcheggi dovrà consegnare la documentazione richiesta nel termine di 5 giorni. Il problema era già stato sollevato dai consiglieri comunali del Pd  Florio Corneli e Giuliano
Diodati, che ritenevano non ci fossero i presupposti per utilizzare con modalità interinale i lavoratori e che, pertanto, il rapporto di lavoro instaurato con Pescara Parcheggi si dovesse intendere a tempo indeterminato.
«Come annunciato in precedenza - sottolineano Corneli e Diodati - abbiamo messo a disposizione degli ex dipendenti di Pescara Parcheggi un legale in quanto riteniamo che si sia commessa una grave violazione dei diritti dei lavoratori, oltre ad una palese lesione della loro dignità umana e sociale».
Solo un mese fa la maggioranza annunciava di aver salvato 40 posti di lavoro. Secondo i due consiglieri i nominativi delle persone da non richiamare, cioè circa il 20% della forza lavoro della società, sarebbero stati forniti da responsabili di Pescara Parcheggi. «Ciò, se fosse vero, convaliderebbe la nostra tesi che l’utilizzo degli interinali è illegittimo», dicono Corneli e Diodati.
I due consiglieri fanno inoltre notare che «se i contratti dei lavoratori sono nulli diventano nulli anche i licenziamenti».
Il Consiglio comunale nelle scorse settimane ha deliberato di sollecitare l’amministratore unico della società Pescara Parcheggi ad avviare le necessarie verifiche organizzative finalizzate alla stabilizzazione del personale. Adesso la questione si sposta in un’aula di tribunale.

ANCHE FLI OFFRE ASSISTENZA LEGALE
Ma anche il capogruppo di Fli, Massimiliano Pignoli, annuncia di aver ricevuto la delega dai lavoratori di Pescara Parcheggi, a cui la partecipata del Comune  non ha rinnovato il contratto di lavoro, affinché desse mandato all’avvocato Isolina Mariani del Foro di Pescara, specializzato in diritto del Lavoro oltre che legale del gruppo comunale Fli, per curare gli interessi degli stessi nella vertenza per il rinnovo o il rientro in servizio. Pignoli chiede ancora una volta  lo scioglimento della società, per passare alla gestione diretta della società da parte del Comune, con il rientro in servizio dei lavoratori, «considerando che in diversi parcheggi cittadini non c’è personale, con il risultato che in tanti arrivano, lasciano le loro auto, e vanno via senza pagare. Se ciò non si dovesse verificare attuerò delle proteste clamorose, durante lo svolgimento dei Consigli Comunali perché il diritto al lavoro, sancito dalla Costituzione, è un diritto che il Comune di Pescara dovrebbe garantire».

FOSCHI: «LA SMETTANO CON EL FALSE ILLUSIONI»
«Ormai su Pescara Parcheggi si sta giocando l’ennesimo teatrino della politica le cui conseguenze rischiano di giocarsi sulla pelle dei lavoratori», commenta il capogruppo del Pdl Armando Foschi: «quei consiglieri che per primi hanno votato per lo scioglimento della società, ora si ergono paladini a difesa non di tutti i lavoratori, ma solo, caso strano, di alcuni ‘eletti’ ai quali la società ha deciso di non rinnovare i contratti. E il capogruppo Fli Pignoli si è fatto anche ‘procacciatore’ di clienti per questo o quell’avvocato, non sappiamo entro quali limiti normativi, per l’apertura di vertenze di lavoro e a questo punto sarebbe interessante anche capire chi pagherà gli oneri legali determinati da una vertenza. E chi pagherà le successive eventuali spese se le vertenze dovessero essere perse. La verità è solo una: Fli e centro-sinistra hanno tentato di affossare Pescara Parcheggi già dalla scorsa estate, votando contro tutte le delibere di ‘salvataggio’, e ora stanno tornando alla carica con l’unico effetto di mandare a casa definitivamente non tre o quattro operatori, ma tutti gli addetti alla gestione degli stalli di sosta a pagamento, ossia 41 padri e madri di famiglia».