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UdA, Fondazione nella bufera: si dimette il dg Marco Napoleone

Una lettera spiega la crisi dei rapporti interni al CdA e le difficoltà della gestione

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Marco Napoleone

Marco Napoleone

CHIETI. Marco Napoleone si è dimesso da direttore generale della Fondazione dell’università.

L’ organismo era stato creato a suo tempo come braccio operativo dell’UdA per attrarre risorse economiche verso l’ateneo. Le dimissioni sono «irrevocabili e senza preavviso, tanto - come ha scritto ai membri del CdA - conoscete tutti molto bene i motivi del mio disagio».
 Così si legge nella lettera arrivata ieri al presidente della Fondazione (che resta innominato nell’elenco dei destinatari, ma che è l’ex rettore Franco Cuccurullo) ed ai consiglieri Gaetano Bonetta, Anna Morgante, Edoardo Polacco, Piero D’Asdia e Carmine Di Ilio, oltre che al presidente del collegio dei revisori di questo organismo. La lettera ha creato un certo scompiglio ai piani alti dell’UdA, vista l’attività “produttiva” della Fondazione la cui «missione istitutiva è creare, riconfigurare e trasferire conoscenza, in favore e per conto dell’Ateneo G.d’Annunzio. La Fondazione procura risorse aggiuntive all’Ateneo, per assicurare il sostegno economico di attività vitali, quali ricerca, formazione e servizi, nel segno di una qualità sostenibile».
Nella lettera Napoleone spiega che le sue dimissioni arrivano dopo un anno in cui «è stato privato di diverse competenze assegnategli per Statuto, per lo più attribuite alla immessa figura del Direttore amministrativo – statutariamente non prevista – con l’intento di assorbire parte delle mansioni del Direttore generale. Non posso sostenere oltre la scelta operata dalla Fondazione che si è rivelata gravemente lesiva non solo della mia immagine professionale, ma anche della mia dignità personale».
 Sembrerebbe una delle tante vicende che nascono negli uffici, ma forse c’è di più, molto di più. Scorrendo infatti le due pagine che spiegano le motivazioni del gesto, si ricava una duplice impressione: la prima è che si tratta dell’onda lunga del dissidio che aveva già portato un anno fa l’allora rettore Cuccurullo a licenziare Napoleone da dg dell’università. La seconda è che si contesta la mancata condivisione delle scelte gestionali della Fondazione. Insomma per quanto riguarda l’aspetto burocratico attorno al dimissionario sarebbe stata creata terra bruciata, con le competenze dei rapporti con l’università che prima erano riservate a Napoleone e che poi sono state affidate a Graziano D’Intino, direttore amministrativo. Ma nella sostanza la lettera di dimissioni sembra far riferimento ad una crisi della Fondazione “per scelte apicali” non condivise e perché «di fronte a radicali mutazioni interne, non v’è stato il benché minimo accenno ad una condivisione di tali problematiche con il CdA».
 Si tratta di una critica alla gestione della Fondazione che tante aspettative aveva creato, ma che ora sembra ripiegata su se stessa e non più in grado di essere per l’università la gallina dalle uova d’oro attraverso la ricerca conto terzi. «La Fondazione – continua Napoleone - ha bisogno, oggi più che mai, di risposte indirizzate alla rinnovazione, alla riaffermazione di un futuro migliore, alla ricostruzione e non già alla demolizione».
«Non ritengo giusto continuare ad occupare una postazione di visibilità, una postazione remunerata, una postazione che era frutto di una condivisione di programmi e strategie statutari, non potendo continuare a
condividere determinate scelte apicali».  Perciò me ne vado «lasciando la Fondazione con un sensibile attivo finanziario al 31 ottobre scorso, com’è mio stile di gestione e così come risulta dai dati contabili allestiti dal competente ufficio e a vs disposizione».
 In chiusura un saluto ai ricercatori ed ai collaboratori e la richiesta dei compensi arretrati e non pagati (non ci sono più soldi?) con riserva di azione risarcitoria. Tutto qui? Solo una normale lettera di commiato? Non sembra. Queste dimissioni suonano come un campanello d’allarme per la gestione della Fondazione, anche se l’utile di gestione che lascia Napoleone è di 200 mila euro. Sembra infatti che la crisi di questo braccio operativo dell’UdA sia dovuta alla flessione dei ricavi dai progetti di ricerca, in particolare sui farmaci. Nel giro delle case farmaceutiche è stato infatti molto forte l’impatto negativo per la vicenda Faiella, quando un farmaco sperimentato a Chieti non ha ottenuto l’autorizzazione al commercio. Ma c’è anche il pesante contenzioso aperto dalla De Cecco che ha ritirato una convenzione da 800 mila euro chiedendo addirittura i danni, per un’altra ricerca non andata a buon fine sulle qualità dei prodotti di Fara San Martino. E mentre per la prima vicenda non si conoscono le decisioni della Procura dopo l’indagine affidata alla Gdf, nel secondo caso siamo già oltre l’accertamento tecnico preventivo disposto dal Tribunale. Ora queste dimissioni irrevocabili riportano i riflettori sul ruolo e sul destino della Fondazione che il 17 febbraio prossimo dovrebbe festeggiare i 10 anni di vita. Bilanci permettendo.

Sebastiano Calella