L'UDIENZA

Sanitopoli. Aracu si difende: «regia occulta per screditarmi»

E poi ancora: «Chi crede alla mia ex moglie è suo complice»

Alessandro Biancardi

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Alessandro Biancardi

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Sanitopoli. Aracu si difende: «regia occulta per screditarmi»

Sabatino Aracu


PESCARA. «Fango», «accuse infondate», «teoremi campati in aria», «regie occulte» e attacchi alla ex moglie che ha come complici «chi le dà credito».

Il deputato Pdl, Sabatino Aracu, oggi ha reso brevi dichiarazioni spontanee riassumendo  in poche battute il suo pensiero sull’inchiesta (e oggi processo) che lo riguarda, insieme a molti altri illustri esponenti nell’ambito del lungo procedimento di Sanitopoli.
  Aracu ha tenuto un breve bignami delle ragioni della sua difesa lasciando intravedere come, insieme al suo avvocato, si difenderà nel prosieguo del dibattimento.

Non sono mancati attacchi alla stampa che «rilancia accuse infondate», che amplifica «fatti non veri» che hanno poi l’effetto di gettare fango sull’operato di un amministratore «ottimo» che ha avuto molti pregi tra i quali «portare manifestazioni come i Giochi del Mediterraneo», aver «dato lavoro a centinaia di persone» con la sua azienda di call center e di aver ben amministrato la federazione di pattinaggio ed Hockey tanto da essere la «federazione che vanta maggiori medaglie e successi».
Aracu ha contestato pesantemente la lunga deposizione del finanziere Iannone -che ha svolto una parte delle indagini- lamentando il fatto che molte sentenze anche della Corte dei Conti avrebbero attestato la non pubblicità dei soldi delle federazioni sportive. Insomma le federazioni sportive (come quella di pattinaggio) gestirebbero soldi privati e non pubblici per cui le accuse che parlano di “mala gestio” potrebbero cadere.
Nell’ambito del discorso è anche emerso che a tal proposito una parte dei soldi utilizzati per fini non istituzionali da parte di Aracu sarebbe già stata restituita alla federazione.
Della ex moglie Maria Maurizio (che è testimone di accusa in questo processo) ha detto che è una persona che è stata oggetto di provvedimento di allontanamento per stalking verso Aracu, che ha motivi di rivalsa e che persino ieri si è recato dai carabinieri per sporgere nuove denunce.
«La signora Maurizio», ha aggiunto l'esponente del Pdl, «continua a dire falsità e accusarmi ma trova complicità in chi le crede».
 Per il resto Aracu ha difeso il suo operato senza entrare ancora nel merito ed ha esaltato la figura di Mario Tortora, suo stretto collaboratore e amico, spiegando che gli è stato presentato anni fa da Mario Pescante e che da allora non si sono più separati. E’ anche questa la ragione del perché lo stesso Tortora inviava fax da casa di Aracu a Roma dove il deputato aveva un ufficio (la circostanza è citata più volte nelle carte dell’accusa). Il difensore ha poi prodotto una nota di encomio a Tortora, firmata Giulio Andreotti,  per l’ottimo lavoro svolto nell’ufficio legislativo del ministero nel 1973.
L’udienza era iniziata con il controinterrogatorio proprio dell’avvocato di Aracu al finanziere, durato poco meno di un’ora e che ha toccato in verità pochi punti delle contestazioni.
Nelle udienze precedenti si era parlato di  indagini sulla societa' 3G, su una cassetta di sicurezza aperta in una banca romana, su alcuni quadri per un valore complessivo di diecimila euro, su una campagna elettorale, sui rapporti tra il parlamentare del Pdl e la ex moglie Maria Maurizio e sull'attivita' svolta da Aracu in qualita' di presidente della Federazione nazionale hockey e pattinaggio con particolare riferimento ad una cena.
Su questo aspetto il legale del deputato ha fatto notare che la cena, pagata con la carta di credito della Federazione pattinaggio, si e' svolta a Piombino (Livorno) e non in Sardegna come invece sostenuto da Maria Maurizio, nei cui confronti c'e' un ammonimento per stalking. Il difensore inoltre ha evidenziato che il giorno seguente alla cena si e' svolto un consiglio federale della Federazione nazionale di pattinaggio.
Dunque quelle spese non sarebbero affatto illegittime ma pienamente istituzionali.
Lo stesso avvocato ha poi cercato di sondare se le indagini avessero appurato lo spirito di rivalsa della Maurizio e le pendenze giudiziarie in atto tra gli ex coniugi.
Il difensore di Aracu ha  voluto che si precisasse che sulle agende dell’amministratore della 3G, Raimondi, c’era sì il nome “Aracu” ma che non è certo si tratti proprio di Sabatino in quanto nell’azienda lavorerebbe anche il fratello del deputato.

NAS: «SOLLECITAMMO L’ARRESTO DI ANGELINI E DI SUA MOGLIE»
PESCARA. «La natura della deposizione non mi consente il controllo dei nervi. Me ne vado».
Sono le parole di Vincenzo Angelini prima della testimonianza del comandante del Nas di Pescara il capitano Marcello Sciarappa al processo su presunte tangenti nel mondo della sanità abruzzese. L'ex patron di Villa Pini ha abbandonato l'aula e il capitano ha iniziato a rispondere alle domande del pm Giuseppe Bellelli relative alle indagini dei carabinieri del Nas sulle tredici case di cura private abruzzesi.
Il testimone ha riferito che poi le indagini si sono concentrate sul gruppo Villa Pini rilevando alcune anomalie riguardanti il numero dei posti letto e il numero delle cartelle cliniche.
Il capitano ha detto che la situazione emersa ha spinto i carabinieri del Nas a sollecitare l'arresto di Vincenzo Angelini, della moglie Annamaria Sollecito, di Gianluca Zelli, e degli allora direttori sanitari delle cliniche Villa Pini, Santa Maria e Sanatrix, ipotizzando il reato di associazione per delinquere finalizzata alla truffa e alla frode nelle pubbliche forniture.
Le indagini effettuate dai carabinieri hanno analizzato una serie di ispezioni effettuate dalle commissioni di controllo della Regione quando era assessore Bernardo Mazzocca ed hanno evidenziato molteplici rimborsi non autorizzati o fraudolenti. Per questo la stessa commissione aveva indicato un notevole importo da recuperare nei confronti delle cliniche private per rimborsi non dovuti.
La commissione ha individuato dal 2005 al 2007, per le cliniche del gruppo Villa Pini 68 milioni di euro di rimborsi da decurtare.
Sciarappa ha detto di non sapere se le decurtazioni siano state effettivamente operate, Caiazza ha fatto notare che i recuperi sono di competenza delle Asl , che devono operare le opportune compensazioni sulla base dei contatti sottoscritti tra Regione e cliniche private.
L’ultima parte del controinterrogatorio della difesa Del Turco è stato improntato sulle irregolarità riscontrate nei confronti delle altre cliniche private lasciando ancora una volta intendere che vi fossero irregolarità anche di altre case di cura non perseguite dalla procura.
E’ stato mostrato in aula un carteggio tra i Nas e la Regione nella quale si parla di un procedimento amministrativo di verifica di eventuali irregolarità delle sdo (schede di dimissioni pazienti) per la clinica Pierangeli. Ha poi preso la parola il pm Giampiero Di Florio ed è subito divampato un alterco con Del Turco con urla in aula poi è stato letto un altro documento della regione del dicembre 2008 che concludeva la procedura amministrativa di controllo asserendo che non si era ritenuto di procedere ad ulteriori controlli nei confronti di altre cliniche.
Il documento era firmato dal dirigente Giampiero Di Cesare, imputato nel processo, mentre l’avvocato Caiazza ha fatto notare che in quel periodo la giunta Del Turco non c’era più mentre la Regione era presieduta dal vicepresidente Enrico Paolini.