CERTEZZE PERICOLANTI

L’Aquila, chiusura centro storico: «magistratura verifichi le responsabilità del sindaco»

Giuliante: «sprecati oltre 10 mln di euro per il ‘sogno’ di Cialente»

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L’Aquila, chiusura centro storico: «magistratura verifichi le responsabilità del sindaco»
L’AQUILA. L’assessore regionale alla protezione civile Gianfranco Giuliante non molla il caso della chiusura del centro storico de L’Aquila.

L’ordinanza è stata emanata sabato scorso a seguito di due scosse di terremoto. Ieri poi è stata emanata, ad integrazione della prima, una seconda ordinanza.
Adesso Giuliante chiede anche l’intervento della magistratura affinchè si verifichino «le responsabilità dell’attuale amministrazione» per stabilire se modi e tempi di fruibilità del centro cittadino «sono stati coerenti con le documentate osservazioni fatte dai diversi organismi». Tra questi i Vigili del Fuoco e gli uffici comunali che hanno espresso perplessità sulla sicurezza di alcuni edifici.
In queste ore Cialente preannuncia la possibilità di trasferimento dei negozi e dei locali della “movida” in zone alternative e rivendica quanto fatto confermando che «mai nessuno è stato in pericolo» e che l’ordinanza emanata è uguale a quelle emanate nei mesi passati a seguito di altre scosse o della neve.
Il primo cittadino sta dando chiare indicazione affinchè tutto il centro venga ricontrollato «come lo abbiamo fatto costantemente», dice rassicurando alcuni cittadini sui social network. «Per le attività commerciali aperte chiediamo ogni sei mesi una verifica e certificazione tecnica. Stiamo sempre cercando di essere attenti alla sicurezza e prevenzione».
«Il sindaco valuti un ristoro dei danni a quanti lo hanno seguito in questa disfatta annunciata», chiede ancora Giuliante riferendosi a quegli imprenditori che hanno creduto al progetto di poter rianimare il centro storico prima della fine della ricostruzione aquilana.

«10 MILIONI DI EURO BUTTATI NELLE FOGNE»

L’assessore regionale punta il dito anche contro «lo spreco di risorse che ben potevano servire per la nostra città» e parla di oltre 10,5 mln di euro perché «il rilascio temporaneo di autorizzazioni commerciali in centro storico ha importato un costo per la comunità aquilana che ha dell’incredibile»
Dal giorno della prima ordinanza ad oggi, ogni giorno il comune di L’Aquila «getta nelle fogne cittadine», spiega l’assessore alla protezione Civile, «8.640.000 litri di acqua poiché il sistema idrico della città impone l’apertura totale dell’anello acquedottistico di adduzione al centro storico».
In pratica si eroga la stessa acqua che veniva fornita pre-terremoto per tutti gli abitanti del centro storico per poche decine di attività commerciali.
Il 95% di questa acqua deve «essere veicolata in fogna» mentre il rimanente 5% serve l’attuale utenza del centro storico.
Giuliante aggiunge poi anche altri costi qeulli sopportati dalla società Gran sasso Acqua che «su ordine del sindaco ha immesso nella fogna il 95% dell’acqua utilizzata per servire  il centro storico dell’Aquila, per poi acquistare dal C.A.M ( Centro Acquedottistico Marsicano) acqua per oltre 1.000.000 di euro per le necessità dei comuni della Valle Subequana» .
«Stiamo parlando», continua Giuliante, «di 3,15 miliardi di litri annui ovvero se vogliamo considerare per difetto 1 euro il costo di 1 metro cubo di acqua, possiamo parlare di 3.153.000 euro l’anno. Negli ultimi 3 anni sono stati buttati nelle fogne oltre 10.000.000».
A questi soldi Giuliante aggiunge l’operazione di riapertura della rete che ha prodotto anche fenomeni di allagamento in molte delle abitazioni precipitosamente abbandonate il 6 aprile con conseguenti richieste di risarcimento danni per una cifra «non ancora quantificabile».

Alessandra Lotti
COMUNE L'AQUILA SECONDA ORDINANZA CHIUSURA CENTRO STORICO