SCOMPARSA NEL NULLA

ABRUZZO. Una gamba sul litorale di Vieste, «potrebbe essere di Silvana Pica»

Si attende l’esame del Dna. Incertezze e accuse alla procura di Pescara

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PESCARA. Un macabro ritrovamento sulle coste del Gargano nei pressi di Vieste (e non Vasto come erroneamente scritto in precedenza ndr), il 21 settembre scorso: una gamba saponificata e piena di morsi di pesci.

Considerando i recenti sbarchi avvenuti sulle coste del Gargano, inizialmente si era pensato ad una gamba di un migrante. «Quel resto, secondo indiscrezioni», spiega a PrimaDaNoi.it Ezio Denti, l’investigatore privato che affianca la famiglia Pica, «appartiene ad una donna bianca e potrebbe essere di Silvana». A sciogliere il mistero potrà essere solo l’esame del dna sul quale al momento non si hanno notizie.
«Spero ci sia un legame tra quel ritrovamento e la scomparsa della mia ex cognata», ha detto a Quarto Grado Marcello Berghella, «almeno avremmo la certezza che una parte di questa povera disgraziata viene alla luce e da lì si può partire un nuovo percorso».
Silvana è sparita da Pescara il 17 gennaio scorso ma dopo 10 mesi è ancora nebbia fitta su quello che le è capitato. Prima di sparire aveva fatto visita alla suocera e aveva un labbro gonfio. Ad aprile la sua borsa è stata ritrovata in mezzo al mare in una zona non molto lontana da quella del ritrovamento della gamba.
Un altro responso del dna si aspetta ormai da mesi sulla ciocca di capelli biondi recapitati la scorsa estate a Denti. Se sia stato disposto un accertamento sul quel reperto non è chiaro e la famiglia si dice sconcertata.
La ciocca venne messa in una busta e spedita all’investigatore privato, insieme a due blister di medicine compatibili con il disturbo bipolare di cui la donna soffriva, una cartuccia di pistola calibro 38 e una lettera anonima con minacce e sconcertanti rivelazioni: «cercate la donna nel fiume Pescara». Erano di Silvana quei medicinali e i capelli o è stata architettato tutto da un mitomane?
Gli inquirenti operano nel massimo riserbo e anche alla famiglia informazioni non vengono fornite.
«Non sappiamo se accertamenti su quei capelli siano stati fatti», spiega Denti che non nasconde irritazione per come si sta muovendo la Procura di Pescara. «Contesto il sistema e come si sta trattando il figlio Lorenzo. Non dico che gli inquirenti dovrebbero rivelare il segreto istruttorio ma spiegare almeno ai familiari quello che si sta facendo e quello che non si sta facendo». 


Anche il cognato in merito a questo aspetto parla di situazione «imbarazzante». «Non hanno avuto un attimo di pietà per il povero Lorenzo».
E per la famiglia sarebbe stato compiuto un grosso errore da parte degli inquirenti, ovvero consentire alla padrona di casa di Silvana di sgomberare la stanza e buttare tutti gli oggetti della donna.
La stanza non è stata ‘congelata’, non sono mai stati apposti sigilli, gli inquilini potevano entrare e uscire senza difficoltà, non sono state rilevate le impronte relative a Silvana o altre persone.
«E’ stato smantellato tutto», ha confermato Denti, «è stato buttato via tutto, non esiste più nulla».
«Io ho seguito il caso di Paola Landini e lì dopo due ore dalla scomparsa si è proceduto con gli accertamenti sulla macchina. In questo caso invece non ci sono stati approfondimenti sulla stanza di Silvana».
Quella stanza, tra l’altro, piccolissima,  separata dal resto della casa con una porta sempre chiusa a chiave dalla Pica, era tutto il suo mondo. Lì dentro era stata ritrovata a settembre anche una lettera «per i signori ladri», dove la donna dava indicazioni su dove trovare il denaro contante: «si trova all’interno del borsellino north Sail alla vostra destra. Fatene buon uso! Grazie. P.S. cercate di non fare troppo disordine! Ancora grazie!».
Per Denti il caso sarebbe stato sottovalutato: «hanno creduto si trattasse di un allontanamento volontario di una donna che non stava troppo bene. Se fosse scomparsa la madre del pm volevo vedere se si muovevano nello stesso modo. Questa estate hanno speso migliaia di euro per dragare il fiume e trovare i resti della donna. Ma anche in quel caso la magistratura non lo ha fatto di propria iniziativa ma su pressione dell’associazione Penelope».
Adesso la paura più grande è quella che possa arrivare una richiesta di archiviazione come avvenuto qualche settimana fa per il caso dello studente marchigiano Roberto Straccia, anche lui sparito misteriosamente da Pescara e ricomparso, senza vita sulle coste pugliesi.
La famiglia non crede più che Silvana posso essere in vita ma vorrebbero almeno riuscire cosa le è accaduto. 

Alessandra Lotti

LA RETTIFICA:«MAI ASSOCIATO IL CASO AI FAMILAIRI DEL PM»
Ezio Denti attraverso il suo legale, Elisabetta Furia, intendono rettificare la dichiarazione «se fosse scomparsa la madre del pm… » specificando che la frase non rispecchia il pensiero del professor Denti, il quale nella qualità di consulente della famiglia Pica ha finora svolto l’attività di indagine per il quale è stato incaricato.
«Sicuramente è stata segnalata dal mio assistito», scrive l’avvocato, «in più di una occasione passata, la mancanza di informazioni ai componenti della famiglia che, legittimente, cercano risposte, come peraltro riportato nello stesso articolo; tuttavia mai il dottor denti si è permesso di andare oltre tale osservazione».