CERTEZZE PERICOLANTI

Zona rossa L’Aquila, Giuliante: «il centro storico non andava riaperto»

Per l’assessore è stata «una lucida follia»

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prefettura puntellata l'aquila
L’AQUILA. Gli aquilani che sono ritornati a vivere il centro storico hanno chiesto chiarezza.

E’ sicuro mandare i propri figli a divertirsi nei locali della movida notturna che hanno riaperto (perché autorizzati) nella zona rossa? Si può assistere tranquillamente alle funzioni della basilica di Collemaggio anche se a maggio scorso era stato lanciato un allarme per la stabilità a rischio?
«Per il sindaco il centro storico non è pericoloso», commenta l’assessore alla protezione Civile Gianfranco Giuliante. «Io dico che il centro è a rischio».
Nella zona rossa, che nel linguaggio della Protezione Civile identifica una zona interdetta all’accesso ad eccezione dei mezzi di soccorso, con riperimetrazioni successive che la riducevano e conseguenti ordinanze, è stato dato il permesso di riaprire la zona del centro storico. In una recente relazione portata in Consiglio comunale si è evidenziato che le stesse operazioni di messa in sicurezza necessiterebbero di ulteriori interventi ed è stato chiesto espressamente che nelle aree riperimetrate e riaperte al transito pedonale si faccia «una idonea campagna diagnostica che confermi la coerenza delle opere provvisionali poste in essere e la sussistenza dei requisiti di sicurezza».
Insomma anche se puntellati gli edifici non sarebebro al sicuro. In caso di scosse ci potrebbero essere nuovi crolli. Inoltre le strutture di sostegno sia in ferro che in legno meritano una manutenzione continua che in molti casi non c'è.
Per Giuliante, dunque, la scelta operata (da lui definita addirittura «una lucida follia») e la conseguente riapertura al pubblico del cuore sventrato della città sarebbe stata azzardata. E probabilmente lui non lo avrebbe fatto: «continuo a sostenere», va avanti l’assessore regionale, «come sia stato e continui ad essere ardita la scelta del sindaco di rendere fruibile il centro storico».
Parole pesanti, non inedite per la verità da parte dell’assessore di centrodestra che oggi ricorda di essere «da tempo isolato» perché contrario a «questa scelta romantica» di Cialente di riappropriarsi di una delle parti più belle de L’Aquila.
Una scelta romantica, dunque, adottata «nonostante consistenti pericoli per l’incolumità».
«Il primo cittadino», continua Giuliante, «ha rilasciato autorizzazioni ad attività commerciali ubicate in immobili ad agibilità parziale». In centro, infatti, si sono concentrati molti locali che puntano sulla “movida” e in molte sere c’è una importante concentrazione di giovani che invadono la zona.

ED IL PIANO DI PROTEZIONE CIVILE?
Un altro problema è quello del piano di protezione civile: «quello del 2008, pre-terremoto», continua l’assessore, «è stato parzialmente modificato nel 2011» ma oggi avrebbe ancora delle carenze.
«Il piano», spiega meglio Giuliante, «è stato redatto seguendo le indicazioni generali ma, ad oggi, non prevede un “piano stralcio”, o se si vuole ad hoc per il centro, rifrequentato soprattutto la notte da un numero importante di cittadini e studenti».
Per Giuliante però non vanno sottovalutate né la relazione che il Comune dell’Aquila ha licenziato lo scorso 14 settembre, dove emergono criticità crescenti nel tempo, né le allarmanti osservazioni del Comando dei Vigili del Fuoco che esprime forti criticità sia di carattere generale che particolare («le nevicate e/o le infiltrazioni ovvero circostanze sfavorevoli in ordine alla sommarietà dei calcoli progettuali originari ed all’assenza di collaudi delle opere di messa in sicurezza»).
L’assessore raccogliendo anche l’invito del capo della Protezione Civile Franco Gabrielli invita Cialente a migliorare almeno la pianificazione comunale e la conseguente attività di comunicazione alla popolazione.
a.l.