CRISI E LAVORO

Lavoro e dramma sociale: Teramo prima in Italia per ammortizzatori sociali

La piaga silenziosa delle famiglie senza più redditi

Redazione Pdn

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TERAMO. Numeri da brivido, numeri che gelano il sangue.

«Numeri che si traducono in drammi individuali, in famiglie disastrate e disperate, in una brutale cancellazione di sogni, speranze, faticosamente costruite, in una assenza di futuro che fa male, tanto male dentro, in una solitudine dolorosissima, nella materialità di un vivere quotidiano che distrugge, senza pietà, grumi di vissuto sociale, che porta all’isolamento più completo, che consente solo di sopravvivere, non di vivere, che cancella identità e dignità».

Giampaolo Di Odoardo, segretario generale Cgil Teramo, commenta i dati allarmanti sugli ammortizzatori sociali cercando di allontanarsi dalla fredda aritmetica e cerca di far intravedere i drammi sociali e umani che queste cifre nascondono.
I dati nuovi ed ultimi degli ammortizzatori sociali, nelle loro varie declinazioni, pongono la Provincia di Teramo, in Abruzzo come valore assoluto ed in Italia, come valore percentuale, al primo posto.
Secondo la Cgil il punto di non ritorno è lì, ad un passo e fa paura.
In un solo mese, ottobre 2012, la provincia di Teramo ha aumentato di circa un altro milione di ore di ammortizzatori sociali, avendo raggiunto, al 30 ottobre 2012, la cifra complessiva di 8.998.895 milioni di ore.
Crescono, sino alla cifra record di 5.065.455 le ore di mobilità cioè le ore che riguardano  lavoratori  definitivamente fuori dall’attività produttiva, pari ad 12.500 lavoratori.
A dicembre si supereranno  gli 11.000.000 milioni di ore.
«Mese per mese, da gennaio 2009», dice Di Odoardo, «abbiamo fornito e documentato ogni situazione, ogni numero, ogni dato che si susseguivano. Protestando e proponendo. E quel che rende ancor più lancinante il male oscuro che coinvolge lavoratori e piccoli imprenditori, commercianti ed ex ceto medio, è il non vedere quel che accadrà domani, o meglio, il sapere quel che accadrà domani.
La politica, le Istituzioni debbono sì avere una testa per pensare e gambe per far camminare i pensieri, ma debbono anche sapere che tra la testa e i piedi in mezzo deve esserci il cuore. Sempre. Altrimenti non si può pensare e non si può camminare».
A soffrire ancor di più, secondo la Cgil, sono i giovani, i precari, le donne, gli immigrati, i bambini.
«A fronte di tutto ciò, si perde», conclude la Cgil, «ancora tempo nel deliberare i 20 milioni per il protocollo d’intesa Vibrata-Tronto, unico in Italia ed in Europa, soldi solennemente promessi e garantiti, soldi che vi sono. Occorrono misure di contrasto che non si assumono nei cortei e nelle piazze».