IL CASO

Nuovo rogo alla Seab. Idv alla Regione: «verificare autorizzazioni»

Giampiero Riccardo: «situazione intollerabile»

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La Seab
CHIETI. Danni pochi ma tante polemiche.

Nuovo incendio alla Seab di Chieti Scalo, la ditta che si occupa del trattamento dei rifiuti. Mercoledì pomeriggio le fiamme hanno interessato un’area di 100 metri quadrati: si tratta di uno spazio esterno allo stabilimento dove erano accatastati rifiuti indifferenziati.
Ad accorgersi del fuoco sono stati alcuni dipendenti che hanno allertato i vigili del fuoco.
Si tratta dell’ennesimo caso analogo all’interno della società. Si tratta del quarto incendio negli ultimi tre anni.  Il primo nella notte a cavallo tra il 18 e il 19 luglio 2009 fu veramente devastante, i vigili del fuoco rimasero tre intere giornate a domare le fiamme e il fumo si propagò per parecchi chilometri interessando anche paesi limitrofi sino ad arrivare a Ortona. Numerose le sostanze inquinanti trasportate con il timore di ricadute sulla vegetazione. Nel secondo, avvenuto nel pomeriggio del 22 maggio del 2010, le fiamme furono spente in poco tempo anche se riguardarono una struttura in plastica. Durante la notte tra il 19 e il 20 dicembre 2011 un altro rogo, il terzo, interessava un deposito di plastica compressa; in quel caso intervennero 7 squadre di Vigili del fuoco. Con l’incendio divampato il 14 novembre, tra i rifiuti indifferenziati di plastica e cartone e con produzione di fumo denso e acre avvertito sino al colle, siamo al quarto; questa volta quattro le autobotti intervenute.

Il coordinatore regionale Giovani Italia dei Valori Abruzzo, Giampiero Riccardo parla di una «storia dai contorni indecenti» e ricorda che due mesi fa la Regione Abruzzo aveva disposto la sospensione delle autorizzazioni, subordinando il ripristino delle attività di stoccaggio e trattamento rifiuti all'opera di adeguamento degli impianti e ad una ispezione da parte degli organi preposti dell'Arta. Bastarono ventiquattro ore per abolire l'interruzione di esercizio e ripristinare il flusso di rifiuti da e verso il deposito di via Penne, incendiato due giorni fa.

Riccardo chiede l’intervento della regione: «quello che è accaduto vuol dire che la Seab continua a operare in maniera alquanto anomala, dimostrando l'incapacità di garantire un livello di sicurezza adeguato alle attività poste in essere e a danno della salute di tutti i cittadini di Chieti».
«Altrettanto grave», secondo il coordinatore dell’Idv, è «l'incapacità di predisporre un opportuno monitoraggio e puntuali verifiche da parte della Regione e anche dell'amministrazione comunale, la quale dovrebbe esercitare un ruolo di vigilanza tutt'altro che secondario».
In collaborazione con il gruppo Italia dei Valori in Consiglio Regionale, Riccardo ha fatto presentare un'interrogazione al Presidente della Regione e agli Assessori competenti, per sapere se alla luce dell'ultimo fatto «persistano le condizioni per il proseguimento in piena sicurezza delle attività e si ritenga o meno opportuna una nuova una minuziosa verifica di tutte le autorizzazioni in possesso della Seab, al fine di procedere alla loro revoca in presenza di eventuali abusi».

WWF PROTESTA: «SEI INCIDENTI DAL 2008 AD OGGI»
«Con questi incendi ripetuti, a cadenza quasi annuale – dice Nicoletta Di Francesco del Wwf - non possiamo che sentirci preoccupati. Ogni volta ci si domanda cosa è bruciato e perché , ma soprattutto ci si chiede quanto possa essere pericoloso il fumo che viene prodotto. Pensiamo ai bambini, ai cittadini che si trovano da soli ad affrontare l’aria irrespirabile senza conoscerne i livelli di insalubrità».
L’associazione ambientalista chiede alla Regione, al Sindaco, al presidente della Provincia, al nuovo Prefetto, a ciascuno per le proprie competenze, «di accertare al più presto le cause dell’incendio, di attivare un piano di sicurezza, di tenere informata la popolazione, di non trascurare i controlli e se necessario revocare i permessi quando non sussistono più i requisiti necessari, ma soprattutto, come più volte abbiamo sottolineato, di non rilasciare autorizzazioni per ampliamenti o nuovi impianti di trattamento rifiuti nella vallata del Pescara perché sono a rischio la salute dei cittadini e la sicurezza ambientale».