LO SCANDALO ETERNO

Teramo. Palazzo Adamoli, «prezzo gonfiato, la Regione faccia chiarezza»

Marco pannella e Teramo Nostra scrivono a Gianni Chiodi

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2007

Palazzo Adamoli

Palazzo Adamoli

TERAMO. Un prezzo triplicato in pochi anni e un presunto sperpero di denaro pubblico.

Marco Pannella e l’associazione Teramo Nostra, tramite l'avvocato Vincenzo Di Nanna, hanno inviato una lettera al presidente della Regione Chiodi.
Il documento è stato girato per conoscenza anche al Ministro per i beni e le attività culturali, al sindaco di Teramo, al Soprintendente per i beni archeologici. Nella missiva si torna nuovamente a denunciare il «rilevante sperpero di danaro pubblico» derivato dall’acquisto (parziale) da parte della Regione Abruzzo di palazzo Adamoli, comprato per esser demolito con il fine di riportare alla luce i resti del teatro romano.
«Non si comprende», si legge nella lettera firmata dall’avvocato Di Nanna, «per quale scopo sia stato restaurato e ristrutturato».
Intanto proprio sulla struttura incombe una scadenza in quanto la Regione dovrà procedere al conferimento ed al trasferimento dell’immobile al Comune di Teramo entro la fine di questo mese. Una lettera simile era già stata spedita a Chiodi a maggio scorso ma non «ha ricevuto alcun riscontro», dice l’avvocato.

UNA STORIA CHE PARTE DAL 1998
La storia è iniziata nel 1998, quando il Ministero dei Beni Culturali ed Ambientali impose su palazzo “Adamoli” il vincolo archeologico, Nel 2000, allo scopo di recuperare la cavea del teatro romano di Interamnia, il ministero destinò 910 milioni di lire per l’acquisto e la demolizione dell’edificio. Soprintendenza e a Comune avevano il diritto di prelazione ma il contributo ministeriale andò perduto per la scadenza dei termini. A gennaio 2002 l’immobiliare Costa Verde ha venduto all’Immobiliare 11 di Milano il palazzo al prezzo di 1.239.496 euro.
«Quella spesa», contestano Teramo Nostra e Pannella nella lettera inviata a Chiodi, «non appare certo giustificata per l’acquisto di un bene destinato alla demolizione, gravato da vincolo archeologico, e pagato appena due anni prima meno della metà».
Nel 2004 (quando s’insediò a Teramo proprio la giunta Chiodi) la Regione (allora guidata dalla giunta Pace), su sollecitazione dell’amministrazione comunale, acquistò palazzo Adamoli.
Lo scopo era quello di procedere alla demolizione per riportare alla luce il teatro romano, ad un prezzo di circa 1.300.000 euro, «quasi il triplo», contestano ancora Teramo Nostra e Pannella, «di quello che poteva (e doveva) esser pagato appena quattro anni prima».
L’associazione ha poi denunciato sia alla Procura che alla Corte dei Conti un possibile danno erariale da perseguire, «e l’esistenza di reati posti in essere nell’opera di recupero dell’antico teatro».

«LA REGIONE INTERVENGA»
Come è possibile, si chiede adesso a Chiodi, che il valore dell’immobile sia quasi triplicato in pochi anni? L’associazione e Pannella lanciano gravi considerazioni: «l’atto di compravendita tra la società Costaverde s.r.l. e la società Immobiliare 11 ben potrebbe esser stato simulato, al solo deliberato scopo di far “gonfiare” il prezzo dell’edificio, per poi rivenderlo alla Regione Abruzzo».
Un’operazione che «sembra aver recato grave pregiudizio all’Ente pubblico, che, come si è detto, potrebbe aver acquistato ad un prezzo, alla cui concreta determinazione si è giunti solo tramite il ricorso ad un negozio meramente simulato».
Il tempo intanto scorre: sono passati 12 anni dallo stanziamento (perso) del Ministero, e 8 anni dall’acquisto (parziale) di “Palazzo Adamoli” e Marco Pannella e “Teramo Nostra” chiedono a Chiodi di azionare un giudizio civile che abbia il fine di accertare la presunta simulazione di compravendita».
«Si tratta di un accertamento giurisdizionale», sottolinea l’avocato Di Nanna, «che i miei assistiti reputano quanto mai doveroso, per la corretta verifica e stima della reale entità del danno erariale arrecato alla Regione Abruzzo».
L’associazione Teramo Nostra si dice disponibile a prestare assistenza legale gratuita alla Regione nella causa civile da instaurarsi.

Alessandra Lotti