IL GIALLO

Omicidio Bucco, la scientifica torna nella casa della vittima

Si cerca l’assassino

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Il pm Varone

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PESCARA.  Una vita apparentemente tranquilla ma bisognerà risolvere il mistero.

Chi voleva male a Nicola Bucco? Chi lo ha aggredito in casa sua, colpendolo con tre fendenti alla gola, all’addome e ad una gamba.
Proseguono  a tutto campo da oltre dodici ore le indagini della Squadra Mobile di Pescara, coordinata dal dirigente Pierfrancesco Muriana, per far luce sull'omicidio del 53enne accoltellato ieri nella sua casa in via Leopardi.
Ieri, fino a tarda notte sono stati ascoltati in Questura la ex moglie, il figlio e l'amico che ha scoperto il cadavere. Sono stati sentiti anche i soccorritori del 118, i primi ad arrivare sul posto e che hanno trovato l’uomo per terra, già morto, con la pancia rivolta verso il pavimento, in una pozza di sangue.
Gli agenti della Polizia Scientifica sono tornati questa mattina nell'appartamento a due passi dalla riviera, sotto sequestro da ieri sera, per effettuare altri rilievi ed eseguire una nuova perquisizione.
Oggi saranno ascoltati amici e conoscenti dell'uomo, che da qualche tempo sembra facesse vita ritirata, mantenendo contatti solo con il figlio ventenne.
Gli inquirenti non tralasciano alcuna pista, anche se pare da escludere un omicidio di natura passionale. Bucco, che aveva precedenti di polizia, viveva di lavori saltuari e da pochi mesi si era trasferito in via Leopardi, dove abitava da solo. La salma si trova presso l'obitorio dell'ospedale di Pescara, a disposizione dell'Autorità Giudiziaria.
Il Pm Gennaro Varone, che coordina le indagini, conferirà molto probabilmente al medico legale Cristian D'Ovidio l'incarico per l'autopsia che potrebbe essere effettuata in serata o domani. 

QUATTRO OMICIDI IN 11 MESI
Questo è il quarto omicidio che si registra in città dall’inizio.
Il primo è stato quello di Italo Ceci, ex componente della banda Battestini: era il 21 gennaio scorso. Pieno centro della città, a due passi da piazza Santa Caterina e corso Umberto poco prima delle 20. Chi ha agito è ancora in libertà. Ad agire, sostengono, veri professionisti che non avrebbero nulla a che fare con la micro criminalità locale che agisce di impulso e si placca in poche ore. A sparare alle spalle dell’uomo una persona mai identificata   con in pugno una pistola calibro 38. Tre i colpi esplosi, sentiti distintamente dai residenti della zona.
E aveva una calibro 38 anche l’assassino di Domenico Rigante, l’ultras pescarese freddato in via Polacchi, nei pressi di Piazza Grue, verso le 23 del 1° maggio. Per quell’omicidio sono finiti in carcere Massimo Ciarelli, accusato di aver premuto il grilletto, e altri tre rom che non hanno mai ammesso quanto contestatogli dagli inquirenti.
Il quarto morto ammazzato è invece Tommaso Cagnetta e un paio d’ore dopo il delitto la polizia ha tratto arrestato il fratello di Ciarelli, Angelo, che si dichiara totalmente estraneo alla vicenda. L’arma del delitto è sicuramente una pistola.