RICOSTRUZIONE

Terremoto L’Aquila, «ampliare plafond Cassa Depositi Prestiti»

«Troppe differenze con altre regioni terremotate»

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Terremoto L’Aquila, «ampliare plafond Cassa Depositi Prestiti»
L’AQUILA. E’ sfumato il rinnovo della convenzione Abi (Associazione Bancaria Italiana) e Cassa Depositi e Prestiti.

Già da diverso tempo è noto che i fondi messi a disposizione tramite tale convenzione sono esauriti. Nei mesi scorsi,  quando il plafond era ancora a circa 150 milioni di euro, molti cittadini attenti hanno sollevato il problema. Lo stesso assessore alla ricostruzione aveva inoltrato istanza al Ministero.
Nulla, nel frattempo, è stato fatto, ed oggi il plafond è esaurito, protesta l’Assemblea cittadina.
La Camera di commercio dell'Aquila ha inviato una lettera all'ingegner Aldo Mancurti, capo dipartimento dello Sviluppo economico della presidenza del Consiglio, chiedendo di ampliare il plafond.
Il documento e' stato sottoscritto da Ance, Cna, Confartigianato, Apindustria, Confindustria, Confcommercio e Confesercenti, coordinate dall'ente camerale.
Il presidente della Camera di commercio, Lorenzo Santilli, ha fatto notare come «il plafond che ha operato, ha fornito provvista agli istituti di credito per la concessione di finanziamenti agevolati ai soggetti danneggiati dal terremoto, relativamente agli interventi di riparazione, ripristino e ricostruzione di immobili adibiti ad uso residenziale e produttivo. Ha, inoltre, consentito una sensibile accelerazione della fase di ricostruzione grazie ad una maggiore rapidita' nella liquidazione dei lavori effettuati dalle imprese che operano sul territorio, garantendo alle stesse sicurezza e crescita».
LE DIFFERENZE CON L’EMILIA ROMAGNA
«Il ministro Barca ha sempre sostenuto l’immediata disponibilità di 250 milioni di euro, oltre a  450 milioni non ancora in cassa e circa 900 milioni di fondi Inail», fa notare invece l’Assemblea cittadina. «Mai, comunque, ha fatto cenno alle modalità delle erogazioni».
La chiarezza è arrivata in occasione del Consiglio Comunale straordinario del 29 ottobre, durante il quale il ministro, pur confermando i dati già a disposizione, ha sostenuto che le erogazioni sarebbero avvenute tramite finanziamento diretto e non più agevolato.
«Tale modalità è assolutamente da scongiurare», dicono ancora dall’Assemblea cittadina: «decreterebbe, infatti, il rallentamento, se non la stasi completa, della ricostruzione pesante  ed il fallimento certo delle imprese che in essa si avventurassero.  Si ricorda che la Legge Barca  prevede, per la realizzazione delle opere, un numero massimo di Stati di Avanzamento dei Lavori pari a quattro. Gli importi degli stessi, per la ricostruzione degli aggregati del Centro Storico, sono senza dubbio molto ingenti e le somme che le imprese si troverebbero a dover  anticipare , in caso di ritardo nella rendicontazione dei Sal,costituirebbero un onere che in poche potrebbero assumersi».
A rendere ancora più catastrofica la modalità del contributo diretto si aggiungono, in caso di ritardi, come previsto dalla medesima legge Barca, le penali del 10% che, trascorso un mese dalla mancata consegna dei lavori, andrebbero a decurtare l'importo stesso dell'indennizzo. In tale sfortunata ipotesi, vedendo  ridotto l'importo a disposizione per l’esecuzione dei lavori,i proprietari sarebbero costretti ad aprire contenziosi con le imprese. «Su queste basi, deve essere condotta una  battaglia comune di cittadini ed imprese», chiede l’Assemblea. E scatta anche il confronto con l’Emilia Romagna, Lombardia e Veneto, colpiti dagli eventi del maggio 2012: «il  D.L. n. 95 del 6.7.2012 convertito in legge ad agosto del 2012, ha previsto sei miliardi di euro immediatamente utilizzabili per la ricostruzione, stanziati con il meccanismo della convenzione ABI / Cassa Depositi e Prestiti. Risulta difficile comprendere perché, ancora una volta,  si facciano eccezioni per L’Aquila e per il suo territorio e soprattutto perché  si introducano limiti non solo negli importi, ma anche nelle modalità di erogazione».

L’Assemblea sostiene, pertanto, l'assoluta necessità della proroga della convenzione, con eventuale, unica eccezione, che le modalità di erogazione a Sal vengano gestite in via centralizzata dalla Cassa Depositi e prestiti. «Questo al fine di evitare cifre per troppo tempo non utilizzate e, comunque, bloccate nel plafond di erogazione. Deve essere nettamente chiaro che cittadini ed imprese, all’atto di inizio dell’opera di ricostruzione, abbiano bene evidente l'importo a disposizione del "singolo cantiere"».