LA CONTESTAZIONE

San Giovanni Teatino, è scontro sulla vendita della farmacia comunale

Puglielli (Cgil): «è una scelta politica»

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Il sindaco Marinucci

Il sindaco Marinucci

SAN GIOVANNI TEATINO. E’ scontro politico sulla vendita della farmacia comunale di piazza Municipio, a San Giovanni Teatino.

Da un lato il sindaco, Luciano Marinucci, difende la sua scelta, dall’altro il Pd cittadino ha definito la decisione «sbagliata» ed ha indicato al Comune altri modi per far quadrare i conti.
Scettica anche la Cgil Funzione Pubblica Chieti che ha bollato l’iniziativa come «una decisione politica».
Il sindaco Marinucci ha chiarito la portata dell’operazione.: le casse del Comune devono recuperare 5,8 milioni di euro per rispettare i vincoli imposti dall’Unione Europea sul patto di stabilità 2012. «Grazie al cosiddetto “patto verticale” (la Regione mette a disposizione degli enti locali parte delle sue risorse economiche per consentir loro di sforare al patto di stabilità)», ha detto Marinucci, «stipulato con l’assessore regionale al Bilancio, Carlo Masci, abbiamo ottenuto 1,8 milioni». Mancano dunque poco meno di 4 milioni di euro recuperabili, in parte, attraverso l’alienazione della farmacia.
In caso di mancato rispetto del patto, ricorda il sindaco, i Comuni che non rispetteranno il vincolo europeo, dovranno restituire allo Stato tutti i soldi che mancherebbero fino al completamento della somma prevista per il raggiungimento del Patto di stabilità. «Va considerato», ha detto Marinucci, «come il problema del rispetto del patto di stabilità interessi centinaia di Comuni in Italia, i cui sindaci stanno esperimento volontà di dimettersi: il tema è stato al centro di un incontro ufficiale con il senatore Giovanni Legnini, figura di spicco della Commissione Bilancio del Senato e del Pd abruzzese, che, dopo aver ascoltato le problematiche del nostro Comune, si è impegnato con la nostra amministrazione a trovare una soluzione tecnica e politica».
L’alternativa sarebbe l’aumento dell’addizionale Irpef, che colpirebbe tutti, dipendenti e pensionati, ma che porterebbe nelle casse del Comune almeno quel milione che potrebbe sostituire la vendita della farmacia, che attualmente ha un valore non ancora stimato precisamente.
Il sindaco ha poi chiarito che ci sarà un’apposita convenzione  tra nuovo proprietario e Comune così da mantenere la finalità sociale per cui la struttura era stata concepita,  e che non verranno intaccati i posti di lavoro.
Sono al vaglio dell’amministrazione altre ipotesi per fare cassa: tra queste anche l’alienazione del parcheggio di proprietà comunale a ridosso delle rotatorie di Ikea.

«SCELTA SBAGLIATA»
Per il Pd si tratta di una scelta sbagliata ed ha posto l’accento sulla scarsa redditività dell’operazione. Il partito ha proposto, come alternativa, al Comune di fare un passo indietro sulla riacquisizione del campo sportivo di via Quasimodo; di affidare gli impianti sportivi alle stesse società; di vendere il parcheggio Ikea; di  ricavare entrate derivanti dal Prg.
Anche la Cgil funzione pubblica di Chieti è intervenuta per bocca della rappresentante, Paola Puglielli. «La sensazione», ha detto la responsabile, «è che la decisione di vendere non corrisponda ad una scelta obbligata da ragioni tecnico-finanziarie ma sia semplicemente una scelta politica. Sembra inoltre ancora più strano che dell’emergenza finanziaria per le casse comunali l’amministrazione si accorga solo a questa data mentre invece avrebbe potuto intervenire prima evitando ad esempio di procedere ad acquisire altri beni per i quali sembra siano state impegnate notevoli risorse». Lo scorso 7 novembre c’è stato un incontro, richiesto dai sindacati, con l’amministrazione che però non ha sciolto i tanti dubbi.
Sul fronte lavoratori, il sindacato ha sottolineato che «l’interessamento alle sorti dei dipendenti viene per altro esplicitato con l’invitare i dipendenti a produrre domanda di mobilità verso altri Enti».
Per la Cgil una amministrazione che intenda cedere propri beni e servizi nei quali sia impiegato personale dipendente ha l’obbligo di avviare preventivamente le procedure previste dalle leggi e dai contratti. Ad oggi, invece, lamenta il sindacato, non sono stati forniti gli elementi tecnici che hanno implicato tale decisione.