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Alanno, «Kimberly Clark venduta entro qualche mese»

I sindacati:«avviate le trattative con potenziali acquirenti»

Redazione Pdn

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Alanno, «Kimberly Clark venduta entro qualche mese»

ALANNO. Lo stabilimento della Kimberly Clark di Alanno sarà venduto. La notizia è stata data, in forma ufficiale, durante l’incontro tra sindacati Slc- Cgil, Fistel Cisl, Uilcom Abruzzo e l’amministratore delegato, Marco Querzoli, il 9 novembre presso la sede dell’Unione degli Industriali di Pescara.
Querzoli ha informato le sigle che la trattativa di vendita del ramo italiano della multinazionale americana è aperta e volgerà a conclusione nel giro di alcuni mesi.
La notizia, circolata ad Alanno il 3 novembre, ha creato agitazione. Il consigliere provinciale, Enisio Tocco ed il sindaco di Alanno, Vincenzo De Melis hanno incontrato il direttore della Kimberly Clark di Alanno, Benedetto Maiolino per saperne di più.
In realtà già il 24 ottobre la Bbc ha diffuso un articolo in cui parlava «di dismissioni di alcuni stabilimenti dell’azienda e di vendita di altri, tra cui, l’impianto che produce pannolini a Calatayud, in Spagna, quello di carta ad Alanno in Italia e l'impianto di tessuto a Klucze in Polonia».
I dettagli sull’operazione Alanno sono stati resi noti solo il 9 novembre durante l’incontro sindacati-azienda.
In quella sede l’amministratore delegato della Kimberly Clark ha motivato la vendita, con la flessione delle vendite, ha detto che si procederà con il passaggio dei lavoratori e dell’intera fabbrica ad un eventuale acquirente ancora da individuare, in prima battuta, in una short list di investitori strategici già presenti nel business della carta; e che è già pronta la bozza del documento di presentazione della fabbrica da inviare ai potenziali acquirenti.
Nella scelta dell’investor, costituirà requisito preferenziale non solo il prezzo ma soprattutto la solidità del piano industriale solido presentato che garantisca continuità dell’attività ed il mantenimento della maestranze.
Per quanto riguarda i lavoratori la procedura di mobilità, ha detto l’amministratore delegato, sempre secondo quanto riportato dai sindacati, «resta aperta ma al momento della cessione verrà interrotta».
«Al fine di agevolare l’avviamento da parte dell’acquirente», riportano le sigle, «l’azienda si è resa disponibile a garantire la produzione per proprio conto per un periodo limitato da concordare».
I sindacati hanno cercato di convincere l'azienda a ritornare sulla decisione manifestando la più ampia disponibilità al contenimento dei costi per l’energia. L'amministratore delegato ha dichiarato irrevocabile la decisione dicendo che il problema non riguarda i costi.
Secondo le sigle, invece, «la presenza di fonti di energia alternativa e a basso costo avrebbe avuto un peso sostanziale nella scelta dello stabilimento, come accade al nord dove queste scelte di diversificazione energetica sono state sostenute e realizzate anni fa mentre nulla è stato fatto nella nostra regione».
«Il problema della fabbrica di Alanno conferma il trend di desertificazione industriale della Val Pescara», hanno concluso i sindacati, «la mancanza di appropriati interventi strutturali, di una valida programmazione energetica regionale e provinciale, la scarsa sensibilità dalla classe politica locale». Le sigle hanno annunciato un primo pacchetto di sciopero in vista della vendita.