AMBIENTE E INDUSTRIA

Biomasse Colonnella, Tar respinge il ricorso della ditta: autorizzazione sospesa

La Sagitta Immobiliare srl ha chiesto 48.000.000 euro di danni

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Leandro Pollastrelli sindaco di Colonnella

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COLONNELLA. Il Tar Abruzzo ha respinto il ricorso della Sagitta Immobiliare srl contro il Comune di Colonnella che ha sospeso, dal 22 agosto, il rilascio della pratiche di autorizzazione della centrale a biomasse in contrada Vallecupa.


I giudici amministrativi si sono pronunciati in favore del Comune. La ditta proponente ha chiesto, quindi, un risarcimento danni di 48.000.000 euro.
La vicenda riguarda il progetto di realizzazione di centrali a biomasse sul territorio di Colonnella. Il 4 giugno il sindaco Leandro Pollastrelli ha rilasciato il certificato di agibilità igienico-sanitaria alla richiesta di 6 impianti a biomasse per la produzione di energia elettrica, pari a 990 kw ciascuno. A luglio la Regione ha rilasciato l’autorizzazione unica per gli impianti.
Il sindaco ha giustificato il rilascio del certificato definendolo un semplice parere tecnico, un “atto dovuto”, pena la responsabilità diretta sia del sindaco che dell’Ente con possibilità di richiesta di risarcimento del danno da parte della ditta.
Pollastrelli ha detto che era convinto che, strada facendo, le cose sarebbero cambiate «visto che il Comune avrebbe avuto tutti gli strumenti di controllo nelle fasi successive, in quanto, queste autorizzazioni, normalmente richiedono tempi molto lunghi con ulteriori convocazioni e approfondimenti per completare l’iter».
Ne è seguita un’accesa polemica. Gruppi di cittadini, preoccupati, sono scesi in piazza. La Sagitta ha tenuto un incontro pubblico per chiarire i dubbi ed ha specificato, in quella sede, che per alimentare la centrale, occorreranno 36 mila tonnellate di legna all’anno. Il Comitato Aria Nostra, costituito da cittadini dei Comuni di Colonnella, Controguerra e dei comuni vicini hanno persino presentato osservazioni alla Regione.
Le preoccupazioni riguardano la procedura di autorizzazione, le emissioni sonore, il contratto per la fornitura di legno cippato, l’impossibilità di reperire la legna entro 70 Km, il rischio di esplosioni, il posizionamento dell'impianto in zona ad alto rischio di allagamento, le emissioni in atmosfera.
Il Comune ha presentato ricorso al Tar per l’annullamento dell’autorizzazione unica regionale  ed ha dato mandato all’avvocato, Fausto Corti, per la cifra di 18.876 euro.