MISTERI E VELENI

Ora anche l’Arta trova il Ddt nei fanghi del porto

In anteprima i risultati emersi nell'ultima campagna della Agenzia regionale

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Arta amicone damiani

Amicone e Damiani

ANTEPRIMA. PESCARA. Ora sì che la storia si complica e non poco. Bisognerà ingegnarsi per trovare spiegazioni convincenti.

Il dato certo (finalmente) è che anche l’Arta ora è riuscita a trovare il “famoso” Ddt nei fanghi del porto di Pescara. I risultati emergono chiaramente dai molti campionamenti iniziati il mese scorso nell’ambito delle analisi ordinate dalla legge per la nuova gara di appalto del dragaggio che faticosamente sta andando avanti.
Dalle informazioni in possesso di PrimaDaNoi.it oggi l’Arta certifica Ddt con valore anche pari a 10, dunque molto oltre il limite stabilito dalla legge, mentre nella precedente campagna di analisi i valori erano tutti sotto lo 0,1 (dunque i fanghi si potevano sversare in mare i fanghi).
Solo qualche giorno fa il direttore Giovanni Damiani aveva detto però che non era stato possibile «accertare al di fuori di ogni ragionevole dubbio la presenza o assenza di Ddt e più esattamente se le concentrazioni di questo analita fossero inferiori ai 4,8 microgrammi per chilo, condizione per la collocazione in mare dei sedimenti trattati non come rifiuto bensì come movimentazione di sedimenti marini secondo le linee guida del Manuale APAT-ICRAM»;
Anche la tesi propalata dal presidente dell’Arta Amicone secondo la quale non ci sarebbero laboratori certificati in Italia per cercare il Ddt a questo punto rimane senza sostegno. Perché infatti cercare il Ddt e continuare a cercarlo ancora oggi se poi il risultato non può essere certificato?
L’unica spiegazione possibile è che pur se di poco le zone campionate e analizzate potrebbero avere sedimenti diversi, con diverso valore di Ddt ed è per questo che si fanno molti prelievi in modo da coprire una zona di fondale che sia più ampia possibile.
Potrebbe essere una teoria confermata anche dal fatto che i valori delle recenti analisi dell’Arta differiscono da quelli della procura di un anno fa, il che fa presumere che il veleno c’è ma non è “omogeneamente distribuito”. 


Dunque il veleno c’è e le ripercussioni sono pesanti. Nessuna conseguenza, probabilmente, per la gara d’appalto che con sorprendente preveggenza impone lo sversamento dei fanghi non a mare ma a terra con un procedimentomolto costoso. Da questo punto di vista almeno non si dovrà ripensare al capitolato. La presenza dei veleni infatti preclude per legge lo sversamento in mare. Ecco allora che le ipotesi accusatorie della procura antimafia de L'Aquila che lo scorso anno aveva sequestro la draga nel primo giorno di lavoro ritrovano quel senso che si era perduto tra le polemiche. L'indagine è tuttora in corso e vede indagati almeno tre persone con l'accusa di traffico illecito di rifiuti, riferito appunto allo sversamento dei fanghi al Ddt.
La domanda allora è: per quale ragione mai l’Arta nel 2011 nella sua campagna di ricerca del Ddt non lo ha rilevato? Possiamo ipotizzare che ci sia arrivato nell'ultimo anno? No, pare proprio di no. Dunque c'era nche prima e l'Arta non lo ha trovato.
Ora quell'inchiesta della procura e quelle indagini del Noe forse pesano di più.
Sta di fatto che dal rimpallo di accuse ne è venuta fuori una delle pagine peggiori della recente cronaca locale con l’Arta che difendeva il suo operato e accuse alla procura e al  Noe che ha indagato. Ha sbagliato l’Arta o ha sbagliato la procura: dilemma in cui i cittadini sono stati costretti a macerarsi disorientati per mesi nonostante già ci fossero carte molto chiare che attestavano che il Ddt c’era ma dall’Arta nessuno ha parlato.
Anche il consigliere Costantini aveva diffuso documenti inoppugnabili e tenuti segreti nonostante alcuni commenti del presidente Mario Amicone. Costante in tutto questo tempo l’opera del Wwf che ha svolto come sempre una importante opera di disvelamento delle carte per una trasparenza che le istituzioni non vogliono. Ma la questione di sempre era ed è: ci sono veleni sì o no nelle sabbie del porto?
La risposta -oggi possiamo ribadirla una volta di più- è sempre stata sì.
a.b.