L'UDIENZA

Crack La Giulianese: slitta a febbraio l’udienza del Gip per il rinvio a giudizio

Uno degli accusati ha presentato fatture e documenti che lo scagionerebbero

WhatsApp PdN 328 3290550

Reporter:

WhatsApp PdN 328 3290550

Letture:

2471

Crack La Giulianese: slitta a febbraio l’udienza del Gip per il rinvio a giudizio

CHIETI. Ci sarà a febbraio la prossima udienza del Gip di Chieti sul rinvio a giudizio per il crack della Giulianese.

La cooperativa di Giuliano Teatino è nata per produrre confetture e è stata portata alla liquidazione coatta amministrativa per una serie di ammanchi milionari e di un’evasione fiscale molto corposa. Ieri infatti l’avvocato difensore di Pino La Monaca, uno degli accusati come rappresentante legale di Casitalia, ha depositato in udienza un paio di faldoni di fatture e di documenti che scagionerebbero completamente - a suo dire – il suo assistito e Casitalia: sarebbero infatti inconsistenti le accuse di aver avuto un ruolo negli ammanchi milionari registrati dalla Giulianese e scoperti dalla Guardia di Finanza di Chieti insieme ad un’evasione fiscale milionaria per tasse ed Iva. All’udienza era presente anche l’avvocato Florenzo Coletti, che assiste Antonio Marciano (ora irreperibile) legale rappresentante della Delta Serv. snc, il quale in modo fittizio, dice l’accusa, avrebbe fornito alla Giulianese macchinari per consentire la restituzione a Profeta dei soldi pagati.

Antonio Profeta, presidente della cooperativa La Giulianese, è invece difeso dall'avvocato Massimo Dragani.

Il Gip Paolo Di Geronimo, su richiesta del pm, ha concesso i termini per consentire alla Procura l’esame della documentazione esibita nel corso dell’udienza. Insomma quasi un supplemento di indagine, dopo le verifiche della GdF di Chieti che hanno convinto la Procura a richiedere il rinvio a giudizio dei tre imputati, addebitando soprattutto al presidente Profeta una serie di artifici con i quali faceva risultare in ordine la contabilità della Cooperativa, mentre evaporavano centinaia di migliaia di euro di cui si sono perse le tracce. In realtà nell’immaginario collettivo dei soci travolti dal crack e vittime di pignoramenti delle loro proprietà, in quanto fideiussori della Cooperativa, resta il punto interrogativo sul ruolo delle banche che hanno concesso scoperti bancari e finanziamenti a gogò, senza garanzie sufficienti, e che non sono state colpite da provvedimenti giudiziari. L’ultima sorpresa della vicenda, infine, è stata che il presidente Profeta ha ottenuto – su sua richiesta - la “protezione” della Prefettura come usurato. Il che complica ulteriormente il quadro delle attività che hanno portato alla liquidazione coatta della Giulianese.
s. c.

«PROFETA PROFONDAMENTE AMAREGGIATO»
L’avvocato Massimo Dragani scrive per il suo assistito: «Profeta mi comunica di essere particolarmente amareggiato per come è stata tratteggiata la sua figura (non solo dall'opinione pubblica ma anche da alcuni ex soci della cooperativa ora divenuti suoi detrattori) considerato che quanto è stato fatto sino al momento del passaggio di consegne ai liquidatori era tutto volto all'estremo tentativo di salvare la cooperativa stessa che egli stesso, non dimentichiamo, ha portato al successo imprenditoriale. Una serie di vicessitudini che verranno esternate nell'ambito del processo penale hanno contribuito al crollo della cooperativa.
Va detto, d'altro canto, che nonostante i "numeri" della bancarotta che si attribuiscono al Profeta», spiega ancora l’avvocato, «lo stesso, ad oggi, si trova alla età di 55 anni a ricominciare da zero visto che tutti i suoi beni personali sono attualmente assoggettati a procedure esecutive fatto questo che mal si concilia con la enorme distrazione di fondi che gli si vorrebbe imputare. Inoltre lo stesso è stato riconosciuto vittima di usura proprio perchè nell'estremo tentativo di salvare la cooperativa è incorso anche in queste situazioni».
Riguardo, poi, al processo il legale spiega: «va detto che, una volta visionati ed acquisiti tutti gli atti del fascicolo, il Profeta si dice tranquillo e pronto a fornire al Gup ed agli inquirenti la propria versione dei fatti pur se "menomato" in fase difensiva dalla impossibilità di accedere a molta della documentazione non più in suo possesso o non più allo stesso accessibile in quanto, quale ex presidente, privo di legittimazione. Proveremo, pertanto, ove non fosse possibile con i nostri mezzi a chiedere in udienza preliminare un supplemento di indagine su alcuni punti che noi riteniamo focali per l'evolversi della vicenda».

*** TUTTO SUL CRAK DELLA GIULIANESE