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Terremoto L’Aquila, «noi, i ‘fessi’ del contributo autonomo»

Ritardi e problemi per chi ha scelto il Cas

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l'aquila lavori
L’AQUILA. Si autodefiniscono «fessi» e, a conti fatti, hanno compreso di non aver preso la scelta giusta.


Sono gli aquilani che dopo il sisma hanno deciso di ‘’arrangiarsi’’ da soli, optando fin dall'inizio per il famigerato Contributo di Autonoma Sistemazione.
Una somma che varia a seconda della consistenza del nucleo familiare (tetto massimo 900 euro): con questa formula il cittadino che si trovava nelle medesime condizioni di tutti gli altri terremotati senza casa ha scelto di ricevere il contributo in denaro piuttosto che un'abitazione o una sistemazione in albergo. Da soli si sono dovuti cercare una casa (spesso con affitti alle stelle), così come da soli hanno dovuto provvedere al vitto e alle bollette.
«Così facendo abbiamo gravato molto meno di tanti sulle finanze pubbliche». Ma i problemi, per loro sono forse superiori a chi ha scelto altre strade.
«A tutt'oggi questa opzione si è rivelata essere una vera e propria condanna», raccontano a PrimaDaNoi.it
«Intanto gli innumerevoli ritardi nella erogazione del contributo, che creano non poche difficoltà nei confronti di un padrone di casa che magari, terremotato anche lui, sulla puntualità conta su quella somma per le sue legittime esigenze».
Poi la riduzione "tout court" del contributo: «ignorano come niente fosse che con quella somma il malcapitato aveva preso in affitto un'abitazione (adeguata al contributo) dove sistemarsi, per vivere, lavorare e magari depositare il mobilio superstite e ignorando che, con la riduzione, la somma non era più sufficiente a pagare il canone»
Poi i "censimenti": di tanto in tanto bisogna presentare una autocertificazione per dimostrare di avere ancora i requisiti: «così», commentano gli aquilani, «provano a "beccare" qualche furbo o più semplicemente sperano che qualcuno non faccia in tempo a notificare i propri dati e che perda il diritto all'emolumento».
Non ultimo problema quello dei continui spostamenti degli uffici competenti e i continui cambi di orario di apertura degli sportelli.
E i ritardi? Ci sono anche quelli. Alcuni lettori ci segnalano di essere in attesa del Cas dal mese di luglio 2012 (ovvero quattro mensilità) e chiedendo per l'ennesima volta ragione di ciò all'ufficio competente la risposta è stata: «non abbiamo i soldi».
«Quando mancano i soldi», si domandano i cittadini, «cosa accade a coloro che usufruiscono del Progetto C.A.S.E. o dei M.A.P? Viene chiesto di pagare l'affitto o addirittura vengono messi per strada? Quando mancano i soldi, a coloro che sono stati in albergo, vitto e alloggio tutto compreso, è stato chiesto di pagare l'albergo o sono stati messi alla porta? Quando mancano i soldi, tutti gli altri (non CAS dipendenti) devono umiliarsi a dare spiegazioni al "padrone di casa" sul perché non sono in grado di pagare il canone?»
Ovviamente la risposta ai tre quesiti è no. E loro, i ‘fessi’ lo sanno bene.