SICUREZZA IN CITTA'

L’Aquila: «42 telecamere in città al costo di 200.000 euro all’anno»

Sul sito Web del Comune non c’è traccia della delibera

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telecamere di sorveglianza
L’AQUILA. Ne sono convinti.

 Gli amministratori del Comune de L’Aquila nutrono grandi speranze nel sistema di videosorveglianza per la sicurezza dei cittadini e dei monumenti; tanto che hanno pensato di votare l’installazione di 42 telecamere in centro.
La notizia, già nell’aria da tempo (l’assessore Alfredo Moroni a settembre ha annunciato l’ipotesi del servizio per contrastare episodi vandalici) è stata resa nota dal gruppo Appello per L’Aquila che si detto indignato per l’ onere economico dell’operazione: «il sistema costerà 200.000 euro all’anno e l'intenzione è di raddoppiare la cifra a breve per 400mila euro l'anno».
Con quei soldi ha dichiarato il gruppo, si sarebbe potuto far fronte ad altri problemi. Di cose da fare ce ne sarebbero a iosa: si potrebbe investire in spazi sociali, culturali e sportivi, incentivare la creazione di micro imprese giovanili, coinvolgere i giovani nelle scelte che li riguardano, renderli protagonisti della rinascita della città.
A L’Aquila, il disagio sociale post-sisma è una realtà palpabile. La città, dice Appello per L’Aquila, presenta un tasso di disoccupazione giovanile di oltre il 35%, tra i più alti in Italia, oltre alla totale mancanza di spazi sociali di aggregazione. Tutto questo alimenta fenomeni di malavita e di insicurezza sociale.
«Si potrebbe invece iniziare a ripristinare la pubblica illuminazione», propone il gruppo, «e controllare la tenuta dei puntellamenti, se di sicurezza si vuole parlare, in una città ancora pattugliata dai militari».
Tornando alle telecamere di videosorveglianza ci si chiede come funzioneranno e quale ditta se ne occuperà.
Domande alle quali è difficile dare risposte. Sul sito Web del Comune, nato sotto il segno della trasparenza, è impossibile rintracciare la delibera.
«Le telecamere», dice Appello per L’Aquila, «serviranno solo per pagare un debito all'impresa che le fornisce, registreranno solamente i vuoti sociali e di bilancio causati dalla cattiva politica. La risposta che l'amministrazione riesce a dare è solo di tipo repressivo. Così i problemi non si risolvono ma si alimentano. La decisione è figlia del pensiero politico securitario che non pensavamo facesse parte del dna delle forze politiche che compongono la Giunta e che ha già fallito nelle altre città che lo hanno adottato».
Il problema della sicurezza in città riguarda anche altri centri abruzzesi. A Vasto, ad esempio, è aperto un dibattito sull’impiego di telecamere come deterrente alla azioni di criminalità organizzata.