ASSUNZIONI NELLA PA

Concorsone L’Aquila, Procura apre l’inchiesta

Di Stefano: «superficialità, disattenzione e mistificazione»

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L’AQUILA. Dopo l’esposto del sindaco Massimo Cialente la procura della Repubblica de L’Aquila apre una inchiesta sul concorsone da 300 posti fissi nella pubblica amministrazione “causa ricostruzione”.

La polizia postale, diretta dal pm Simonetta Ciccarelli, avrebbe già acquisito informazioni sulla banca dati del Formez per cercare di capire chi abbia potuto infrangere il muro del segreto ed abbia passato una informazione ad un organo di stampa. Si tratta di una domanda con risposta esatta tra le 4mila che sono presenti e pubblicate sul sito del Forme e che servono per la preparazione dei 17mila candidati alle preselezioni. A L’Aquila ormai non si parla d’altro e la politica è in fibrillazione acuita da queste nuove polemiche mentre ora tutti chiedono di sospendere il concorso perché non c’è più serenità o certezza di regolarità. L’ossessione delle raccomandazioni è una idea troppo difficile da scacciare visto il grande attivismo anche sottotraccia di moltissime sigle partitiche. Sul concorsone si dice e si è detto moltissimo e tra queste cose alcune rimangono senza una spiegazione.

Ci sono per esempio i lavoratori di Abruzzo Engineering che da settimane chiedono chiarimenti in merito alla loro posizione: possono o non possono partecipare al concorsone? Il bando parla di esperienza diretta nella ricostruzione (riferendosi alla quota dei precari che hanno già lavorato negli enti) ma i dipendenti di Ae sono tra questi oppure no? Il dubbio sorge dal fatto che la società ha lavorato in regime di convenzione per la Ricostruzione. Il fatto non è di poco conto poiché i 200 lavoratori che rischiano il posto per la prossima chiusura della società partecipata dalla Regione potrebbero investire tempo e denaro per poi essere esclusi. C’è poi un altro aspetto che agita gli Aquilani che vorrebbero partecipare al concorso: le voci che circolano parlano anche di certe pressioni che giungono da Roma per far rientrare tra i 300 assunti quei lavoratori che sono venuti da fuori Abruzzo ed hanno effettivamente lavorato per la ricostruzione. A L’Aquila –raccontano in molti- c’è paura che vengano inseriti questi lavoratori sottraendo posti agli abruzzesi per poi chiedere la mobilità tra gli enti pubblici ed essere trasferiti vicino casa.

E’ possibile andare avanti in queste condizioni con l’ossessione di inquinamento di una prova tanto importante?

Secondo l’assessore Pietro Di Stefano del Comune de L’Aquila l'aspetto più inquietante riguarda il comunicato stampa del presidente del Formez che ha evocato uno scenario di pressione politica «per coprire una vicenda di cui è egli stesso è responsabile quale Presidente dell'Associazione». «Non voglio invocare scomodi scenari nel rilevare che nel comitato di indirizzo di Formez PA siede l'assessore regionale Federica Carpineta», ha detto Di Stefano, «né voglio ricorrere a facili dietrologie, ma la cortina polverosa e fuorviante che lo stesso Presidente ha strumentalmente alzato mi porta a supporre di tutto. La situazione delicata in cui tutta la vicenda del cosiddetto 'concorsone' - conclude l'assessore Di Stefano - è stata caratterizzata da superficialità, disattenzione e mistificazione».

I precari sono già in rivolta da giorni e sostengono che quanto accaduto «è la dimostrazione che la procedura impostata dal governo non è finalizzata ad una migliore gestione della ricostruzione, ma a fini ancora oggi tutti da chiarire». «Perseverare su questa strada metterebbe a rischio», dicono, «in maniera forse definitiva, tutto il processo di ricostruzione, bloccandola per tutto il 2013, chiediamo che venga rimesso in discussione tutto l'impianto delle assunzioni al fine di non pregiudicare il lavoro fino ad oggi svolto. Ringraziamo tutti gli esponenti politici locali che hanno denunciato la gravità dei fatti e auspichiamo che tutti gli amministratori convergano su un atto forte quale il ritiro delle deleghe al Formez in quanto sono venuti meno i motivi per cui erano state date».

C’è poi chi passa al setaccio il bando alla ricerca di vulnus o di meccanismi che consentirebbero alla commissione di favorire questo o quello. Il consigliere di Barisciano, Walter Salvatore, sostiene che i 40 punti discrezionali da affidare alla prova orale potrebbero essere la leva per poter favorire i prescelti. «Questa circostanza», dice Salvatore, «fa sorgere il naturale sospetto che proprio durante questa prova, quella orale, possano attuarsi le solite sveltine all’italiana. Il fatto che il Formez non dia notizie su come e con quale metodo vengono decise le domande da porre ai singoli concorrenti e che allo stesso Formez è affidato anche il compito di vagliare la candidatura di propri ex collaboratori (precari), porta a pretendere che questa fase della selezione si svolta nel massimo rigore formale e con un’imparzialità esente da qualsiasi ombra. È fondamentale dunque che il sistema di scelta delle domande da porre ai candidati sia chiaro già da subito e che in seno alle commissioni esaminatrici, a maggior garanzia del corretto svolgimento delle prove e per evitare che qualche commissario esegua “commissioni” per qualcuno, siano presenti anche membri non di nomina governativa e distanti dai soliti circoli».

GIULIANTE INSISTE: «REVOCARE INCARICO»
«Cialente faccia davvero qualcosa per i 17.000 candidati e per i precari: dopo essere stato in  Procura, vada in Giunta e revochi l’incarico dato». La richiesta torna a ribadirla l’assessore regionale Gianfranco Giuliante che già nei giorni scorsi aveva mostrato perplessità.
«Cialente», spiega Giuliante, «sa bene che un esposto in Procura ha tempi non coerenti con la data di svolgimento del concorso. Pertanto, se davvero vuole fare qualcosa per i 17.000 candidati e per i precari, il Sindaco dell’Aquila provveda ad interrompere un rapporto che nasce senza “adeguate garanzie di trasparenza così come sostiene egli stesso, i suoi Assessori ed il suo capo di Gabinetto.
Qualora viceversa ha deciso di fare “ammuino” continui con le sceneggiate, con le dichiarazioni fini a se stesse e prive di ogni efficacia per la soluzione del problema».