RICOSTRUZIONE

Polo farmaceutico L’Aquila, «i fondi ci sono, adesso si spendano»

Filtcem: «consolidare i siti industriali»

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Polo farmaceutico L’Aquila, «i fondi ci sono, adesso si spendano»
L’AQUILA. Il settore chimico-farmaceutico, dopo il terremoto, ha rappresentato una realtà positiva di rilancio dell’economia del territorio.

«A distanza di oltre tre anni c’è bisogno però di ripensare il cosiddetto polo farmaceutico aquilano», chiede il segretario generale Filtcem, Francesco Marrelli che crede nel consolidamento ulteriore dei siti industriali (Sanofi, Dompè, Menarini) qualificandone i prodotti e potenziandone l’attività di esportazione verso i mercati internazionali.
In particolare alla Menarini, nota Marrelli, «dove dopo la dichiarazione di mille esuberi nel gruppo, lo stabilimento aquilano ha iniziato da subito a perdere quote di produzione con relativa occupazione.
Se la ripresa delle attività post-sisma ha registrato dati positivi e ha confermato il lavoro per circa 700 dipendenti, il futuro del comparto farmaceutico chiede a tutti noi - i sindacati, le istituzioni locali, le forze politiche e le associazioni industriali - una discussione approfondita per capire cosa accade e cosa si può fare per consolidare la presenza delle aziende in questa città».
Tra i punti da approfondire, particolarmente delicato è quello della disponibilità dei finanziamenti più volte annunciati e mai utilizzati, fino ad oggi, in iniziative in grado di consolidare e potenziare le aziende sul territorio. «Tra i temi che richiedono una riflessione seria e proposte concrete ne segnaliamo in particolare due», va avanti il segretario Filtcem, « come rendere effettivo e operativo il Contratto di programma per il settore farmaceutico (così come previsto dalla legge 77 del 2009, di conversione e modificazione del decreto legge 39 del 28 aprile 2009 sulle “Agevolazioni per lo sviluppo economico e sociale”), e come rendere esigibile e utilizzabile la percentuale del 5% dei fondi della ricostruzione che la legge destina al rilancio e allo sviluppo economico del territorio colpito dal terremoto.
Una disponibilità, questa del 5% sui fondi della ricostruzione, che potrebbe davvero rappresentare un’occasione irripetibile per il capoluogo, ma che ha bisogno di essere chiarita in alcuni aspetti fondamentali. In particolare si tratta di capire come rendere esigibile, spendibile, la somma prevista dalla legge. Va chiarito quanti soldi si possono spendere ogni anno, a partire da quando e con quali procedure. Il governo anzitutto deve chiarire quando si potrà cominciare a spendere questo denaro».
«Sono risposte», chiude Marrelli, «he aspettiamo per discutere con le aziende programmi di investimento sul nostro territorio, dando gambe a quelle iniziative che possono consolidare un polo industriale di qualità che potrebbe avere occasioni di sviluppo significative».