Terremoto L'Aquila, condanna a tre anni di carcere per i crolli di via Sturzo

Nei due edifici morte 29 persone

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Terremoto L'Aquila, condanna a tre anni di carcere per i crolli di via Sturzo

Fabio Picuti

L’AQUILA. Giornata intensa al tribunale dell'Aquila nell'ambito della maxi inchiesta sui crolli del 6 aprile 2009, coordinata dalla Procura della Repubblica.

Il giudice monocratico del tribunale dell'Aquila, Giuseppe Grieco, ha condannato a tre anni di reclusione per omicidio plurimo e disastro colposo Augusto Angelini, 85 anni, dell'Aquila. La vicenda è relativa al sisma che colpì il capoluogo nel 2009 in particolare nei crolli di due palazzi adiacenti di via Luigi Sturzo dove morirono 27 persone. Angelini, unico sopravvissuto tra gli indagati, era progettista architettonico e direttore dei lavori di entrambi gli stabili. L'imputato non era presente in aula per motivi di salute. Anche il pm, Fabio Picuti, aveva chiesto la condanna a tre anni di reclusione.

Nella sentenza di condanna per Angelini, il giudice Unico del Tribunale dell'Aquila, ha disposto il pagamento alle parti civili, di una provvisionale complessiva che supera abbondantemente il milione di euro.
L'avvocato Augusto Di Sano, legale di fiducia dell'Angelini (in ospedale per sottoporsi ad un intervento chirurgico di by-pass) ha annunciato di fare Appello alla sentenza di condanna e di chiedere in quella sede l'avvio di una perizia terza.
 Secondo il legale, infatti, i due edifici sarebbero crollati per la presenza di serbatoi dell'acqua, due appartamenti in piu' rispetto al progetto iniziale in cui i proprietari avevano sistemato degli strumenti musicali che avrebbero appesantito gli edifici che si trovavano all'interno delle mura del centro storico, nelle vicinanze della Villa Comunale ed erano in cemento armato.
Secondo l'accusa i due edifici crollarono anche per errori di progetto e calcolo delle strutture consistiti nella mancata previsione e verifica del sistema resistente alle azioni sismiche orizzontali provenienti da almeno due direzioni. La magistratura aquilana, sulla scorta di indagini fatte dalla polizia giudiziaria della Forestale, ha piu' volte evidenziato come nella zona di via Sturzo e strade vicine, dove ci sono tutti edifici in cemento armato costruiti tra il 1950 e il 1965, ci siano state 135 vittime: ovvero il 45 per cento del totale delle vittime del terremoto del 6 aprile sono concentrate nel crollo di 11 edifici di quella zona. Inevitabile, a quel punto, il confronto con i tanti fabbricati vicini non crollati.

Proprio per il concomitante impegno del sostituto procuratore Picuti nel filone di via Sturzo, il giudice per l'udienza preliminare Giuseppe Romano Gargarella ha rinviato al prossimo 26 novembre l'udienza per i crolli di via Persichetti, dove morirono due persone.
Tre sono gli indagati per omicidio colposo, Francesco Zaccagno e Maria Lidia Zaccagno, responsabili della ditta che eseguì alcuni lavori, insieme alla committente Maria Cristina Vicentini: per loro è stato chiesto il rinvio a giudizio.

LE CONDANNE GIA’ ARRIVATE
Questa di oggi è la terza sentenza nell’ambito dei processi post sisma. La prima condanna è arrivata il 18 ottobre con i tre anni all’ingegner De Angelis. Assolte nello stesso procedimento altre due persone.
Lunedì scorso, invece, è arrivata la sentenza di condanna (6 anni di reclusione) ai 7 componenti della Commissione Grandi Rischi. Dopo quel pronunciamento del giudice Marco Billi si è scatenata un’onda di polemiche.