IL FATTO

Caos in Comune, il sindaco Pavone scatenato contro la stampa

«Su di me una campagna di denigrazione», risentito dà consigli di deontologia ai giornalisti

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Enio Pavone

Enio Pavone

ROSETO. Si ritaglia uno spazio sul sito Web del Comune per replicare e dispensare dritte sulla deontologia giornalistica.

Il sindaco di Roseto, Enio Pavone, non ha mandato giù le accuse mossegli dal circolo Sel Roseto. Il gruppo politico ha raccontato i particolari di uno scontro verbale avvenuto qualche tempo fa tra il sindaco e la coordinatrice Sel, Dalia Collevecchio e riportato, successivamente, dagli organi di stampa.
Ora Pavone nega tutto e minaccia querele contro la Collevecchio e contro quanti hanno rilanciato la sua versione dei fatti.

IL MISFATTO
I fatti si sono svolti in Comune. Secondo il racconto di Sel, una delegazione ha incontrato il primo cittadino per chiedergli che intenzioni avesse sull’annullamento del contributo del caro-affitti.
La discussione è poi degenerata a tal punto che il sindaco ha apostrofato la segretaria coordinatrice di Partito, Dalia Collevecchio, con epiteti molto poco lusinghieri, del tipo: «lei ha urinato fuori dalla tazza, lei deve stare attenta, lei ha preso pochissimi voti mentre io 7.300…vada a pulire la spiaggia libera ecc..». Anche Sel, a questo punto, ha risposto a Pavone con lo stesso tenore: «è un sessista, uno sconsiderato sciacallo opportunista».
La vicenda e le espressioni usate sono state confermate a PrimaDaNoi.it proprio dal sindaco Pavone.

«La Collevecchio è stata trattata negli stessi termini gentili con cui nei comunicati stampa Sel tratta me», ha detto il sindaco a PrimaDaNoi.it, «ho detto che lei ha preso pochi voti, sì. E’ la verità: ho riportato esattamente il fatto che ha preso 16 voti quando si è candidata. Visto che Sel è per le spiagge libere, loro sono per il tutto pubblico, ho detto: visto che è così brava vada a pulire lei».

LA NUOVA VERSIONE
Pavone oggi offre una nuova versione dei fatti e la rilancia dal sito istituzionale del Comune, attraverso due comunicati, postati uno di seguito all’altro.
«Nell'esercizio del mio diritto di replica», scrive il sindaco in prima pagina, «dichiaro che quanto affermato dalla coordinatrice del partito Sinistra Ecologia e Libertà di Roseto Dalia Collevecchio, e amplificato da numerosi media locali, è falso. Nessuna delle parole che ho usato nel colloquio avuto con la dottoressa Collevecchio, ricevuta nei locali del Comune, dunque in una Pubblica Istituzione e alla presenza di numerosi testimoni, è stata in alcun modo offensiva, ingiuriosa o lesiva della persona di Dalia Collevecchio né in quanto cittadina, né in quanto esponente politica, né tantomeno in quanto donna. Al contrario, quanto è stato detto su di me nei blog, nei giornali locali e in tutti i luoghi pubblici nei quali le accuse della dottoressa Collevecchio sono state unilateralmente riprese e urlate al solo scopo di infangare il sindaco di una città, lo ritengo molto grave e lesivo della carica che mi trovo a ricoprire per volontà dei cittadini di Roseto».
Riguardo all’accusa di essere un sessista, Pavone ricorda che alcune fra le più importanti cariche della attuale amministrazione comunale sono state affidate a donne «ed è questo il principale argomento contro le accuse di maschilismo che mi sono state rivolte».
Poi, la stoccata agli organi di stampa ed in particolare al giornalista de Il Centro Federico Centola che nel pubblicare un pezzo sulla vicenda ha infranto, secondo il sindaco, «la deontologia professionale» macchiandosi «di un atto degno delle più basse gogne mediatiche».
«Non mi stupisce che le accuse di Dalia Collevecchio siano state cavalcate dalle forze politiche di opposizione», ha detto, «che evidentemente non hanno molti altri argomenti su cui fondare la dialettica politica, ma che addirittura si sia proceduto ad emettere una diagnosi psicologica a mio carico da un'omonima dottoressa Collevecchio senza che questa abbia mai scambiato una parola con me, e che il giornalista Federico Centola la rilanci sul quotidiano il Centro è troppo» .
Infine un inno alla sua capacità di ascolto: «ritengo mio dovere civico l'ascolto, tanto dei comuni cittadini, quanto di quelli che, come nel caso di Dalia Collevecchio, si presentano come avversari politici. In risposta ho poi invitato la dottoressa Collevecchio a considerare le opinioni della maggioranza e non solamente quelle del suo partito, come è previsto dal sistema democratico che mi vincola all'obbligo di rispetto verso i cittadini rosetani. Il mio ruolo di sindaco di tutti i cittadini rosetani, e non solo di quelli che mi sostengono, impone, come amo ricordare, una politica del fare e non del litigare. Ragione per cui non risponderò oltre a provocazioni vuote di contenuto politico e pretestuose».

I CONSIGLI DEONTOLOGICI
Non pago delle dritte dispensate nel primo comunicato, Pavone interviene con una seconda dichiarazione stavolta rivolta esclusivamente al giornalista in questione che non avrebbe riportato per filo e per segno quanto da lui dichiarato nel precedente comunicato (compresa la ramanzina al giornalista).
«Ho notato che il richiamo alla deontologia professionale del giornalista Federico Centola è stato eliminato. Questo, a mio avviso, rappresenta un atto di forte parzialità nel veicolare un'informazione», ha detto il sindaco, «e la violazione dell’ articolo 8 della Legge sulla Stampa n.47 dell'8 febbraio 1948, così come modificato dall'art. 42 della Legge sull'editoria n.416 del 5 agosto 1981».
Pavone ha chiarito che non è sua intenzione interferire nell'esercizio del diritto di cronaca da parte dei giornalisti, ma la campagna di denigrazione in atto lo obbliga a rispondere.

«UN SINDACO ARROGANTE»
«Non intendiamo lasciarci intimidire con la minaccia di poco probabili denunce, e non intende lasciar passare un tale grave avvenimento nel dimenticatoio, perché tutta la cittadinanza sappia chi è l’uomo che la sta governando: un sindaco arrogante e pieno di se, abbandonato persino dagli uomini del suo partito, i quali nulla hanno detto in suo sostegno», così Sel interviene sulla polemica.
«Con grande sorpresa apprendiamo che il Sindaco Enio Pavone», continua Sel, «dopo l'imbarazzante performance con la nostra coordinatrice, Dalia Collevecchio, in perfetto stile berlusconiano, ha negato tutto l'accaduto e, dopo aver velatamente minacciato persino i giornalisti, ha annunciato che sta valutando l'opportunità di adire le vie legali. Tutto questo è stato diffuso addirittura dal sito ufficiale del Comune di Roseto degli Abruzzi come se si potessero utilizzare luoghi istituzionali, seppur virtuali, per portare avanti le proprie inconsistenti».
Il partito ha ricordato che nella stanza dove sono avvenuti i fatti «erano presenti solo il sindaco, una collaboratrice, Dalia Collevecchio ed un accompagnatore della coordinatrice e quindi non i testimoni numerosi (invocati da Pavone). Solo il nuovo amico Norante, preoccupato, e forse a ragion veduta, della ridotta aspettativa di vita della giunta Pavone, ha ben pensato di assumere le vesti di difensore di fiducia».
Il partito continua ad invocare le dimissioni del sindaco.
m.b.