Archiviò due verbali dei Nas, sindaco di Roccamontepiano prosciolto

La Corte dei Conti: «la colpa c’è ma non è grave, niente risarcimento»

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Adamo Carulli

Adamo Carulli

ROCCAMONTEPIANO. Archiviò due verbali dei Nas e per questo è stato citato in giudizio.

L’ex sindaco di Roccamontepiano ed attuale presidente del Consorzio rifiuti chietino, Adamo Carulli, Pd, (difeso dall’avocato Giovanni Legnini, senatore del Pd), è stato prosciolto dall’accusa di aver procurato un mancato introito alle casse comunali.
E’ quanto stabilisce la Corte dei Conti (sezione giurisdizionale per la Regione Abruzzo), con sentenza emessa il 19 settembre e depositata il 17 ottobre, dai magistrati Martino Colella, Federico Pepe, Gerardo De Marco.
Il sindaco era stato accusato di non aver riscosso un credito proveniente dalla scoperta di un illecito amministrativo. I giudici hanno liquidato le spese per Carulli nella somma di 300 euro oltre alla maggiorazione per oneri fiscali e previdenziali.

IL FATTO
La vicenda risale al 2010 e riguarda un’attività ristorazione nel Comune di Roccamontepiano. I Nas di Pescara, dopo un sopralluogo nel locale, avevano scoperto la presenza di due stanze interrate ed irregolari: la prima, secondo i Nas non era stata censita, cioè registrata, era priva dei requisiti igienico sanitari, ed era utilizzata come magazzino e deposito alimenti; la seconda che all’inizio si pensava non fosse registrata, veniva utilizzata come cantina per la conservazione di vini in bottiglia, ma senza i requisiti previsti.
A questo punto i Nas avevano comminato al proprietario trasgressore una sanzione pari a 1.000 euro. Il proprietario del locale ha fatto ricorso dinanzi al sindaco Carulli che, con ordinanza numero 7 del 21 ottobre 2010 ha disposto l'archiviazione del verbale.
Dopo una seconda indagine a cura della Asl competente, si scoprì che il secondo locale del ristorante, utilizzato come cantina, era in effetti censito ma continuava ad essere carente sotto l’aspetto dei requisiti richiesti dalla legge.
Per questo motivo i Nas hanno redatto un secondo verbale ( il numero 12/2011 del 20 gennaio 2011) con cui contestavano, questa volta, i mancati requisiti di idoneità (intonacatura e piastrellatura) del magazzino. I Nas hanno elevato una seconda multa, di 1000 euro al gestore del locale. Ma anche in questo caso il sindaco ha disposto l'archiviazione dell'illecito con ordinanza numero 5 del 1 marzo 2011.

Il sindaco ha spiegato di aver archiviato i verbali perché riteneva quel deposito momentaneo; pensava che in quel locale non venissero confezionati o prodotti alimenti ma ci fosse solo la conservazione dei vino (dunque non c’era bisogno di specifici requisiti), e poi, perché c’era stato il pronto adeguamento della struttura a seguito dell’intervento dei Nas.
Nel corso delle indagini la Procura, (che non ha ritenuto né convincenti né condivisibili le motivazioni del primo cittadino) ha ascoltato anche il dirigente medico responsabile del dipartimento di prevenzione del S.I.A.N. dell’A.S.L. di Chieti, Francesco Concistrè.
Il dirigente ha detto che il locale (usato come magazzino), «non era né autorizzato, né registrato al tempo dell’accertamento dei Nas e di conseguenza, non poteva essere utilizzato dal ristorante per qualsiasi attività (deposito materiale, stoccaggio vini ed alimenti)». Per il dirigente medico «non sussistevano motivi per annullare i verbali di accertamento» soprattutto perché, ha precisato Concistrè, «nella qualità di responsabile di questo servizio ho sempre dato la massima disponibilità ai sindaci dei Comuni, per fornire le giuste competenze tecniche in fattispecie di questo tipo».

Per la Procura, dunque Carulli, con la sua mala gestio e colpa grave ha comportato un pregiudizio finanziario.
Non la pensano così i giudici della Corte dei Conti. Per i giudici la colpa c’è stata «sotto il profilo dell'imprudente, imperita ovvero negligente decisione di archiviare due verbali dei Nas in mancanza di un'adeguata, approfondita e documentata istruttoria, in una materia di estrema delicatezza e rilievo per la tutela della salute pubblica» ma non si tratta di colpa grave, requisito necessario per condannare Carulli.
«Per questo Collegio giudicante», dice la Corte, «l'elemento psicologico della colpa non può essere connotato in termini di “gravità” per l'insieme delle circostanze seguenti: le incertezze relative alla sussistenza o meno di autorizzazione per il locale “cantina”; la difficoltà di interpretazione della vigente normativa, segnatamente in ordine alla effettiva necessità di “piastrellare” una cantina adibita al solo stoccaggio di vini in bottiglia; l’ applicabilità del principio del “ne bis in idem” in relazione al secondo verbale; l'erroneo convincimento circa la totale (anziché solo parziale) infondatezza del primo verbale; le obiettive difficoltà incontrate dalla stessa Procura contabile nel ricostruire compiutamente l'effettivo iter della vicenda».