PROTESTE

Scuola, al Di Marzio di Pescara scatta l’autogestione

Docenti e personale Ata contro legge stabilità

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Scuola, al Di Marzio di Pescara scatta l’autogestione
PESCARA. All'Istituto Di Marzio Michetti di Pescara scatta l'autogestione.

Una iniziativa contro i provvedimenti promossi dal governo nell'ambito della legge di stabilità con l'aumento delle attivita' scolastiche senza un corrispondente aumento di retribuzioni.
«Avviamo una forma di contestazione - annunciano i docenti dopo un'assemblea - che prevede la sospensione dell'approvazione dei progetti da inserire nel P.O.F. (Piano dell'Offerta Formativa), del ricevimento famiglie, degli incarichi istituzionali, delle ore di supplenza a pagamento, delle comunicazioni a studenti e famiglie, delle uscite didattiche e dei viaggi di istruzione, delle attività della commissione elettorale. Il personale Ata - aggiungono - garantirà l'orario di servizio previsto dal Contratto collettivo e le attività con copertura finanziaria di società esterne o altri enti che affittano i locali dell'Istituto, ma sospendono altri incarichi senza fondo certo».
Gli alunni, da oggi, si riuniranno in assemblee per classe al fine di condividere con i docenti le tematiche della contestazione. Mercoledì, venerdì e sabato ci sarà l'autogestione con attività laboratoriali e musicali in collaborazione con i docenti delle varie discipline

COSA PREVEDE LA LEGGE
Il comma di legge 42 del Ddl Stabilità prevede, dopo otto anni di blocco sugli stipendi (con perdita dal 2006 del 25% del potere di acquisto) l’incremento, a parità di retribuzione, delle ore di insegnamento nella scuola media secondaria dalle 18 alle 24: «è incettabile», protestano i docenti, «nel metodo e nel merito perché in totale disistima del diritto della Costituzione Repubblicana, in quanto si interviene d’imperio su una materia regolata da contratti liberamente sottoscritti dalle parti ed attualmente in vigore».
Secondo gli insegnanti la legge nella sua interezza «produrrà un considerevole peggioramento delle ormai annose difficili condizioni in cui opera la scuola pubblica e non privata (doverosa precisazione), taglierà “ipso facto” oltre 20.000 posti di lavoro, ridurrà risorse umane e finanziarie in un ambito che ha già dato molto in termini di economie».