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Pescara. Commercio: la città si svuota, arrivano nuove regole per i negozianti

Menù in lingua straniera e attrezzature a risparmio energetico

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Pescara. Commercio: la città si svuota, arrivano nuove regole per i negozianti
PESCARA. Vetrine chiuse da mesi, locali abbandonati e sfitti, cartelli “affittasi” scoloriti, negozi che non trovi più a distanza di una stagione e di converso nuove attività che sorgono all’improvviso.

E’ la Pescara che cambia in fretta e risente della crisi globale ma anche di quella ingenerata dall’enorme concentrazione di grande distribuzione appena “fuori le mura” che assedia il commercio locale.
La città, tranne i recenti scorci ristrutturati in pieno centro, non sembra vivere la sua età migliore con strade spesso buie e deserte, negozi chiusi e servizi inesistenti. Passeggiare il sabato pomeriggio a Porta Nuova significa girare a vuoto nel nulla e così in molte altre zone che definire periferiche sarebbe una esagerazione.
E’ mancato finora una visione unitaria e regole precise che imponessero ai commercianti un "aggiornamento forzato” affinchè anche il commercio potesse reggere il confronto con i colleghi italiani e magari d’Europa. La strada però è ancora lunga.
Se c’è chi si lamenta della troppa burocrazia nell’apertura di nuovi esercizi commerciali da palazzo di città rispondono invece che le regole servono per far decollare l’economia.
«Abbiamo previsto l’istituzione di criteri precisi e seri che sono garanzia di qualità per l’apertura di nuovi esercizi pubblici sul territorio», ha spiegato l’assessore al commercio Gianni Santilli, «chiedere a una nuova attività di prevedere la presenza di uno steward e di addetti al controllo nel proprio locale, o il menù anche in lingua straniera, o ancora l’installazione di telecamere, requisiti che nel resto d’Europa sono già normalità e consuetudine, è stata un’esigenza voluta dall’amministrazione comunale per porre un freno all’apertura indiscriminata e selvaggia sul territorio, a partire dalle aree di pregio, di bar e locali, senza neanche curarsi dell’età del cliente».
Insomma la richiesta del Comune è quella che chi vuole aprire un locale deve investire, adeguarsi a criteri di qualità fissati in un preciso Regolamento che garantiscano la sicurezza degli avventori e della città stessa.
Regole che dovrebbero far scomparire il far west.
«Per comprendere come e perché è nato quel Regolamento varato dal mio predecessore, Stefano Cardelli, e condiviso dall’intera maggioranza – ha spiegato Santilli – bisogna dare uno sguardo al passato. Nel 2009 abbiamo trovato una completa deregulation in merito all’apertura degli esercizi pubblici nelle nostre aree di pregio: in sei anni solo nelle tre stradine del centro storico erano state aperte circa 69 nuove attività, in aggiunta alle 5-6 storiche, generando il caos totale. Locali aperti in 35 metri quadrati, dove troppo spesso ci si limitava a servire il famoso ‘cicchetto a 1 euro’. Il caos si è presto tradotto in disordine pubblico e ordinanze restrittive negli orari di attività. Nel 2010 è arrivata la norma sulla liberalizzazione delle licenze creando il timore di aperture selvagge di centinaia di nuovi locali, che avrebbe solo aggravato la confusione già imperante. A questo punto la nostra amministrazione comunale ha voluto istituire un Regolamento ad hoc al fine di agevolare l’apertura solo di locali di qualità, ossia per aprire un locale a Pescara oggi è sufficiente una comunicazione al Comune, ma occorre anche dimostrare di essere in possesso di determinati requisiti, alcuni obbligatori, altri facoltativi, che per noi sono una garanzia per l’insediamento solo di iniziative di standard elevato».
E tra i requisiti obbligatori ci sono anche telecamere e impianti di videosorveglianza all’esterno e all’interno dei locali, il possesso delle attrezzature per la raccolta differenziata dei rifiuti, la presenza di personale d’accoglienza alla clientela e di addetti al controllo fuori dalle attività, la cura e il decoro dell’immagine esterna del locale, l’uso di attrezzature per il risparmio energetico e il menù in almeno due lingue straniere.
«La verità», ha concluso l’assessore, «è che vogliamo proporre per Pescara e le sue imprese un salto di qualità, che sia anche una garanzia di sicurezza per i consumatori».