Dragaggio: Testa: «i dati dell’Iss non sono certificati e non valgono»

Costantini (Idv): «una replica imbarazzante»

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Dragaggio: Testa: «i dati dell’Iss non sono certificati e non valgono»

Guerino Testa

PESCARA. I dati dell’Istituto superiore di Sanità «non hanno chiarito nulla».

Datati marzo 2012 (dopo il sequestro della draga) avevano mostrato la presenza di Ddt «in misura pari anche a dieci volte alla concentrazione massima consentita dalla legge» ma per il presidente della Provincia Guerino Testa, ex commissario al dragaggio «non hanno chiarito alcunché, anzi gli interrogativi sul Ddt ci sono ancora».
Dunque il parere terzo in linea con quanto ha certificato la Procura de L’Aquila (che ha bloccato i lavori e contestato il reato di traffico illecito di rifiuti) e contrario alle analisi dell’Arta non avrebbe alcun valore, dice Testa.
Perché? «Perché», sostiene l’ex commissario, «dal mese di dicembre 2011 ad oggi nessuno è stato in grado di produrre analisi realizzate con procedure certificate, cioè quelle richieste dall’Ispra».
Nessuno vuol dire: né l'Arta, né il laboratorio di cui si è servita la Procura dell'Aquila (Indam) né l'Iss. Tutti e tre non hanno la certificazione per lo svolgimento di analisi concernenti il Ddt e in Italia non esiste alcun laboratorio certificato.
E se da una parte i laboratori dell'Arta hanno assicurato che non c'è pericolo Ddt nel porto di Pescara, dall'altra ci sono Indam e Iss che invece hanno assicurato che il Ddt c'è. Due contro uno? Vale qualcosa? Testa ribadisce che è carta straccia.
 «Sono pareri assolutamente contrastanti tra loro ma, purtroppo, esattamente dello stesso peso».
E’ vero però che quel parere analitico all’Istituto di Sanità fu richiesto proprio dall’Ispra, l’ente ‘arbitro’ che doveva stabilire chi avesse ragione tra Arta e Indam. Ma perché a questo punto far prima effettuare le analisi da un ente non certificato (lo sapevano anche prima) e poi sconfessarle? Se l’Iss avesse certificato l’assenza di ddt cosa sarebbe successo?

«I DATI NON ERANO SEGRETI»
Testa sostiene inoltre che quei dati vennero subito resi noti e spedisce nuovamente un comunicato stampa di Mario Amicone che commentava i risultati (senza però mai citarli nel dettaglio) e sosteneva fosse saltata fuori una «realtà surreale» per la troppa presenza di Ddt. «Per assurdo», disse Amicone, «il porto di Pescara risulterebbe perfino più contaminato del porto di Marghera e del lago Maggiore, dove per anni ha sversato i propri scarichi un’azienda che produceva proprio Ddt».
Testa oggi ribadisce di aver «sempre avuto rassicurazioni sulla non pericolosità per la salute umana del materiale contenuto nel porto di Pescara per cui è meglio evitare di diffondere allarmi infondati».

COSTANTINI: «RISPOSTA IMBARAZZANTE»
Per Carlo Costantini, che ieri aveva tirato fuori il documento dell’Iss, la replica di Testa è «imbarazzante».
«Il presidente confonde il referto di analisi di laboratorio con un parere qualsiasi, non considerando che le analisi dell'Istituto Superiore di Sanità non esprimono un punto di vista soggettivo, bensì un parametro oggettivo».
Ma l’esponente dell’Idv contesta anche la smentita sulla segretezza dei dati: «Testa dice che le analisi sarebbero state rese note e sostiene di poterlo documentare con la pubblicazione di un comunicato di Mario Amicone - le cui competenze scientifiche sono note in tutto il mondo, avendolo segnalato per la nomina all'Arta direttamente da Panama Valter Lavitola - che serviva esattamente al contrario, ovvero a demolire preventivamente il risultato di queste analisi, senza che nessuno avesse avuto la possibilità di leggerle».
Costantini ribadisce di essere pronto ad assumere l'incarico di commissario, «sia quello di Testa che quello di Goio e se possibile anche tutti e due insieme, a titolo gratuito».
Rimane un ultimo interrogativo: se i dati erano pubblici e se il documento dell'Iss non è stato tenuto segreto dall'Arta perchè alla richiesta di averlo è andata in scena la solita fiera dell'ostruzionismo?  

ACERBO (RC): «TESTA NON FACCIA IL PICCOLO CHIMICO»
«Non vorrei che le dichiarazioni di Testa», commenta il consigliere comunale di Rc Maurizio Acerbo, «servissero a giustificare il comportamento di tutti coloro – da Testa a Becci – che indicando come soluzione il gettare i fanghi in mare hanno fatto perdere tempo prezioso per un obiettivo difficilmente raggiungibile».
Per Acerbo è «stucchevole» la difesa dell’operato di Mario Amicone «che non ha reso noti dati che solo il Wwf ha diffuso recentemente che erano in possesso dell’Arta  prima dell’intervento della magistratura. Agli inizi di novembre 2011 l’Arta aveva i risultati di analisi che registravano una presenza di mercurio e altre sostanze pericolose di gran lunga oltre le soglie consentite. Dunque mentre tutta Pescara polemizzava con un magistrato definito pazzoide e altre amenità c'erano dati che confermavano che lo stop era purtroppo atto dovuto».
Tra l’altro, ricorda ancora Acerbo, una nota dell’Ispra del 9 marzo 2012 ha poi chiuso definitivamente la questione dello sversamento in mare dato che “valuta che non vi siano le condizioni per lo svolgimento delle attività di dragaggio con immersione deliberata dei sedimenti in mare”. Non voglio alimentare polemiche inutili ma semplicemente invitare la classe dirigente cittadina e regionale a un approccio finalmente serio a questioni che hanno dimostrato tutta l’inadeguatezza delle nostre istituzioni».