ARRESTO

ABRUZZO. Sudanese ucciso a Roma, si consegna l'omicida

L’uomo si era rifugiato in Abruzzo

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ABRUZZO. Sudanese ucciso a Roma, si consegna l'omicida
L’AQUILA. E' stato fermato lunedì mattina dagli agenti della squadra mobile della capitale il presunto killer del sudanese di trent'anni ucciso ieri a colpi di pistola in via Lemonia.

Il fermato si chiama Giovanbattista Cricelli, calabrese di 42 anni. Gli agenti della squadra mobile di Roma, diretti da Renato Cortese, lo hanno preso a L’Aquila dove si è rifugiato dopo l’omicidio.
Secondo le prime indiscrezioni Cricelli si sarebbe spontaneamente presentato ai poliziotti della Squadra Mobile della Questura aquilana.
All'uomo è stato notificato il provvedimento di fermo di indiziato di delitto, emesso dalla procura di Roma alla luce delle risultanze delle indagini condotte dalla polizia. Secondo gli investigatori, il delitto è da ricondurre a controversie connesse al rapporto professionale che legava la vittima all'omicida.
Gli investigatori hanno recuperato anche la pistola calibro 6,35 utilizzata per sparare.
Ali' Mohamed Mahmoud Salah Kamal è stato raggiunto da tre colpi d'arma da fuoco al torace nel primo pomeriggio di ieri metre si trovava nel parco degli acquedotti.

«IN AUTO COL FIGLIO MINORENNE PRIMA DI ARRENDERSI»
 E' accusato di omicidio volontario con l'aggravante dei futili motivi, Giovanni responsabile dell'omicidio del sudanese avvenuto ieri al Parco degli Acquedotti a Roma. A firmare il fermo del presunto omicida e' stato il sostituto procuratore presso la Repubblica dell'Aquila, Simonetta Ciccarelli che ha disposto per l'uomo il trasferimento nel super carcere dell'Aquila, in attesa del suo trasferimento a Roma.
L'arrestato ha raccontato agli agenti della Prima sezione Criminalita' Organizzata della Squadra mobile dell'Aquila, di aver vagato in auto insieme al figlio diciassettenne, per l'Aquila e di aver dormito sempre in auo nei pressi della Questura, prima di decidere di consegnarsi alla giustizia.
Il figlio minore e' stato affidato ad un fratello del presunto omicida che ha consegnato agli investigatori l'arma utilizzata per uccidere il sudanese. Si tratta di una pistola con la matricola abrasa e modificata. Gli agenti della Mobile dell'Aquila hanno sequestrato gli indumenti che l'uomo indossava al momento dell'uccisione dell'extracomunitario. Agli investigatori, il calabrese ha raccontato di aver notato il sudanese avere con sè l'arma e da li' sarebbe nata una breve colluttazione per impedirne l'uso nel corso della quale sarebbero partiti accidentalmente i tre colpi che hanno ferito mortalmente il sudanese. Una versione che non coincide con quella fornita da altri due testimoni di Roma, presenti nel Parco.