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Dragaggio Pescara: gli enti pubblici omertosi hanno ingannato tutti sui veleni del porto

«Ddt anche dieci volte superiore ai limiti

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Dragaggio Pescara: gli enti pubblici omertosi hanno ingannato tutti sui veleni del porto
PESCARA. Il Ddt, pericoloso pesticida, c’era.

Eccome se c’era nei fanghi che tutte le autorità avevano autorizzato a sversare a mare, contravvenendo a leggi precise.
Lo aveva detto nei mesi scorsi la Procura de L’Aquila che il 12 dicembre ha disposto il sequestro della nave che aveva appena iniziato il dragaggio dei fanghi del Porto canale di Pescara ipotizzando il reato di  traffico illecito di rifiuti.
Lo aveva negato l’Arta che ha sempre sostenuto, anche dopo la ripetizione degli esami, che non ci fosse alcun pericolo. Per l’agenzia regionale le concentrazioni di Ddt e contaminanti «sono bassissime» (il Ddt sotto lo 0,1 per cento) e «non si tratta di rifiuti» e anche se fossero rifiuti «non sarebbero pericolosi».
A marzo scorso (tre mesi dopo il sequestro), però, quella presenza pericolosa quanto ingombrante l’aveva certificata anche l’Istituto Superiore di Sanità in misura pari anche a dieci volte alla concentrazione massima consentita dalla legge
Per mesi è andato avanti un estenuante balletto su chi avesse ragione, se il pesticida ci fosse o no. L’arbitro doveva essere l’Ispra ma risposte ufficiali non ne sono mai arrivate. Nelle scorse settimane PrimaDaNoi.it aveva già annunciato in esclusiva che la questione potesse ritenersi risolta e conclusa  e che il ddt fosse realmente presente, come denunciato dalla Procura aquilana.
Parlammo di un documento dell’istituto Superiore di Sanità che chiariva apertamente la presenza di veleni ben al di sopra dei limiti consentiti. In quella occasione il direttore dell’Arta, Mario Amicone, ci disse di non essere  a conoscenza di questo documento.  Dopo quell’articolo non c’è stata alcuna reazione: né smentite da parte degli enti né conferme. Anche dopo l’uscita della notizia, dunque, l’omertà è andata avanti da parte di Provincia, Regione, Arta, Comune di Pescara. Si è creata così una realtà parallela.

IL DOCUMENTO
Adesso la svolta grazie ad un documento che il consigliere regionale dell’Italia dei Valori, Carlo Costantini, ha pubblicato sul proprio blog.
«Questo documento», spiega Costantini, «rivela come sin dal marzo di quest'anno fosse certificata dall'Istituto Superiore di Sanità - a conferma della perizia elaborata per conto della Procura aquilana - la presenza di Ddt nei fanghi del Porto canale di Pescara in misura pari anche a dieci volte la concentrazione massima consentita dalla legge. In pratica ci hanno preso per i fondelli per mesi, depistando le informazioni con silenzi, reticenze e complicità e consegnandoci un colpevole, il Giudice dell'Aquila, al quale dobbiamo  invece gratitudine e riconoscenza, per aver fermato appena in tempo il Commissario Testa e per aver evitato, con il suo intervento, la contaminazione diretta delle acque del mare nel quale, questa estate, abbiamo passato giorni interi, insieme ai nostri figli».

LA GRANDE BUGIA COLLETTIVA
Quello che lascia più interdetti è il grande silenzio sulla questione e la bugia collettiva che si è fornita ai cittadini e a quanti hanno cominciato a credere che le colpe di un mancato dragaggio fossero imputabili alla magistratura. Il senatore del Pdl Andrea Pastore ipotizzò un «iperattivismo» dei giudici aquilani che volevano mettere la città sotto una «pressione psicologica».
Costantini si scaglia contro «gli incapaci ed agli inetti che da anni governano le nostre istituzioni» e ai quali «non e' parso vero di avere finalmente la possibilita' di indicare un colpevole diverso da loro. In effetti le cose non potevano andare in modo diverso, perche' se si fosse ammesso che il Giudice aveva ragione, tutti quelli che avevano gia' autorizzato lo sversamento in mare dei veleni, tecnici e politici, sarebbero stati costretti ad andarsene a casa un minuto dopo».

IL DUBBIO
L’esponente dell’Italia dei Valori fa poi notare una grossa incongruenza: « perche' se le analisi non sono neppure iniziate, il Provveditorato alle opere pubbliche del Lazio ha gia' approntato un bando di gara per il dragaggio che implica la disponibilita' di un impianto per il trattamento e lo smaltimento "a terra" di rifiuti pericolosi?  perche' i fanghi sono avvelenati e gli addetti ai lavori, che lo sanno gia' perfettamente da alcuni mesi, hanno impedito ai cittadini ed all'opinione pubblica di saperlo».

BILLI E DE BERNARDINIS
Il Giudice del Tribunale dell'Aquila che aveva autorizzato il sequestro del cantiere è Marco Billi, lo stesso che, pochi giorni fa, ha condannato per omicidio colposo i membri della Commissione Grandi Rischi, per avere omesso di fornire informazioni corrette ai cittadini dell'Aquila.
«Ed uno dei condannati in questo stesso processo», nota Costantini, «è  chi, in quanto destinatario delle nuove analisi prodotte dall'Istituto Superiore di Sanità (ovvero Bernardo De Bernardinis), le ha tenute (o ha contribuito a tenerle nascoste) nel cassetto per mesi. Strane coincidenze», rileva l’esponente dell’Italia dei Valori, «che mi portano a pensare che se fosse stato per loro, esattamente come a L'Aquila, anche a Pescara avremmo potuto tranquillamente sversare i veleni in mare e farci dentro il bagno. Tanto la soluzione del problema non e' mai nella verita'; la soluzione e' nel tenerla nascosta: parola di Bertolaso».

 

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