LA SENTENZA

«Soldi sottratti alla Fondazione», condannati ex amministratori di Bomba

La Corte dei Conti ha deciso il risarcimento di 106.394 euro

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comune di bomba
BOMBA. Hanno sottratto soldi alla Fondazione che erogava borse di studio per studenti poveri e meritevoli, per fare cassa.

Con questa accusa la Corte dei Conti (sezione giurisdizionale per l’Abruzzo) ha condannato gli ex amministratori di Bomba, Raffaele Nasuti, Salvatore Romagnoli, Sebastiano Laurentis e Teresa Martorella al risarcimento del danno al Comune, pari a 106.394,69 euro, oltre alla rivalutazione ed agli interessi legali per la sottrazione delle somme vincolate.
I giudici hanno invece assolto Maddalena Di Santo, Maria Teresa Di Nardo, Salvatore Martorella, Domenico Di Santo e Carmine Pagliarone, liquidando in loro favore le spese di difesa per un importo di 1.000 euro.
La sentenza è stata emessa l’ 11 luglio scorso dai magistrati Martino Colella, Federico Pepe, Elena Tomassini e depositata il 21 settembre.

IL COMUNE EREDE UNIVERSALE
Nel 1963 il commendatore Tommaso Sacchetta nominò come suo erede universale il Comune di Bomba destinandogli due immobili al centro di Roma e varie obbligazioni. I soldi, derivanti dall’affitto degli appartamenti romani, erano destinati alla creazione di una o più borse di studio a favore di adolescenti non benestanti e meritevoli di essere aiutati. I fondi, in sostanza, avrebbero permesso ai ragazzi di frequentare le scuole secondarie fuori sede, fino all’accesso all’università. Le entrate confluivano su un apposito conto corrente aperto presso la Banca Nazionale del Lavoro, Filiale di Lanciano, intestato al Comune di Bomba, sotto la voce “Lascito Sacchetta”.

ARRIVA IL PRIMO PRELIEVO PER SPESE CORRENTI
A questo punto l’amministrazione di allora per far fronte a spese correnti decise di utilizzare le somme degli affitti degli immobili di Roma, per un totale di 25.963,50 euro. Il Comune ha persino posto un quesito sulla possibilità di utilizzare somme della Fondazione per le spese correnti del Comune alla sezione regionale di controllo della Corte dei Conti.
Quest’ultima espresse parere negativo e per questo l’amministrazione nel 2008, dietro indicazione del Prefetto di Chieti, dovette ripristinare l’esatta consistenza del lascito Sacchetta con 25.963,50 euro sottratti nel bilancio 2007.

ALTRI PRELIEVI
In seguito, con altre delibere, la numero 1 del 21 gennaio 2008 e la 3 del 16 gennaio 2009 a firma del sindaco Nasuti, degli assessori Romagnoli, De Laurentis Sebastiano e Martorella Teresa, l’Ente ha autorizzato di nuovo il tesoriere comunale della Carichieti spa a utilizzare le somme a destinazione vincolata del conto Sacchetta. Si trattava, stavolta, di 106.394,69 euro destinati al finanziamento delle spese correnti e che avrebbero dovuto essere reintegrati al più presto.
La legge, sottolineano i giudici, parla chiaro e dice che il Comune può attingere a somme vincolate se e solo se non versa in dissesto finanziario; se le somme non sono superiori all’anticipazione di tesoreria disponibile; se la Giunta, all’inizio di ciascun esercizio, delibera la destinazione, con attivazione dal tesoriere su specifiche richieste del servizio finanziario dell’ente.
Queste condizioni si sono verificate nel caso di Bomba. Non si contesta infatti l’utilizzo della cifra quanto l’impiego dei fondi che non sono stati prelevati seguendo le regole, non sono stati restituiti e non c’è traccia di come siano stati utilizzati.

«SOLDI SOTTRATTI SENZA RISPETTARE I PARAMETRI»
La responsabilità dell’amministrazione, dice il pm, «è il fatto che queste somme destinate, per difficoltà economiche dell’ente, a fronteggiare spese correnti, non specificate dal Servizio finanziario come richiesto dalla norma, sono state sottratte alla Fondazione Sacchetta, nel cui conto corrente non sono mai state riaccreditate… l’amministrazione Nasuti continuava a destinare i fondi vincolati alla gestione delle spese correnti, anziché utilizzare lo strumento rituale dell’anticipazione di tesoreria, nemmeno rispettando, come si è visto, gli stringenti parametri dell’art. 195 del T.U.E.L. Va poi sottolineato che l’art. 195 del T.U.E.L. richiede, di volta in volta, l’attivazione da parte del tesoriere “su specifiche richieste del servizio finanziario dell’ente”. Richieste che, nel caso di specie, sono mancate, rendendo pertanto impossibile la ricostruzione dell’effettiva destinazione dei fondi».
In base alle indagini effettuate nel periodo febbraio 2008 e maggio 2009, infatti non è stata trovata alcuna traccia della somma di cui si chiedeva il risarcimento. Il pm ha effettuato accertamenti tramite la Ragioneria territoriale dello Stato, per la quale, dalla consultazione dei libri contabili, non era stato possibile risalire all’impiego dei fondi del lascito «perché, probabilmente, essi risultavano stanziati e incassati e probabilmente “spalmati” per gli usi e consumi delle spese correnti a vantaggio di una disponibilità temporanea di cassa».

LA DIFESA: «ABBIAMO RESTITUITO TUTTO ED INCREMENTATO LE SOMME»
Gli amministratori si sono difesi dicendo che i fondi erano transitati nella cassa comunale presso la tesoreria unica ed erano stati utilizzati in base all’art. 195 T.U.E.L. e a regolari delibere di giunta. Gli amministratori hanno detto che sotto la loro amministrazione il lascito aveva visto uno sviluppo impensabile, con l’erogazione, nel periodo 1996/2003, di contributi per euro 90.441,00 mentre nel periodo 2004/2009 per euro 104.546,00.
Queste somme, sempre secondo gli ex amministratori, «peraltro, non erano state reintegrate, come prescritto dalla norma, con i primi introiti non soggetti a vincolo di destinazione, perché l’amministrazione Nasuti non era stata confermata a seguito delle elezioni e pertanto gli importi recuperati dalla stessa, pari ad euro 264.035,74, non erano stati destinati al ripristino del lascito Sacchetta dall’attuale amministrazione, che, quindi, era inadempiente».
In base alla difesa degli ex amministratori i fondi erano rientrati in bilancio in un importo ben maggiore di quelli distratti in virtù della tassazione di una diga, ma l’amministrazione subentrante non li aveva utilizzati per reintegrare i fondi vincolati.

SINDACO SODDISFATTO
L’attuale sindaco Donato Di Santo, che al momento del suo insediamento si trovò di fronte ad un debito nei confronti della Fondazione si dice soddisfatto per la sentenza.
«Si tratta di una cifra consistente per una piccola realtà come la nostra che ci ha messo subito in allarme, chiedendo, al contempo, agli ex amministratori un confronto che non hanno ritenuto opportuno tenere. Al tempo stesso anche la Fondazione Sacchetta nata per l’assegnazione di borse di studio e contributi a favore di studenti bombesi non benestanti e meritevoli si trovava ad essere priva di oltre 100 mila euro. Ora finalmente giustizia è stata fatta per i cittadini bombesi che meritano una sana e giusta amministrazione del lascito Sacchetta».

Marirosa Barbieri