LA PROTESTA

«Servono più vigili del fuoco»: tre sindaci scrivono al Ministro Cancellieri

La richiesta parte dai sindaci di Avezzano, Sulmona e L’Aquila

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VIGILI DEL FUOCO
L’AQUILA. I Comuni di Avezzano, Sulmona, L’Aquila hanno chiesto un aumento dei Vigili del Fuoco sul territorio.


La richiesta, sottoscritta ieri dal sindaco de L’Aquila, Massimo Cialente, di Avezzano, Giovanni Di Pangrazio e dal vice sindaco di Sulmona, Enea Di Ianni, è indirizzata al Ministro dell’Interno, Anna Maria Cancellieri.
Alla conferenza stampa di ieri sono intervenuti il segretario nazionale del Conai (Sindacato autonomo dei Vigili del Fuoco) Daniele Sbarassa e il segretario regionale, Massimiliano Nazzaro. L'iniziativa si è concretizzata dopo un incontro ad Avezzano, dove il segretario nazionale del Conapo, accompagnato dal segretario provinciale, Elio D'Annibale, ha riportato al sindaco Di Pangrazio, le più gravi criticità del settore.

DA 188 A 236 UOMINI
Obiettivo della richiesta è l’aumento delle 188 unità attuali di Vigili del Fuoco da portare a 236 (compresi ispettori antincendio, esclusi funzionari tecnici). I sindaci hanno chiesto la riclassificazione dei 3 presidi (L’Aquila, Sulmona ed Avezzano) che operano in zona prevalentemente montana; la rivisitazione della pianta organica; un piano di riqualificazione del personale finalizzato a un miglioramento dell'attuale capacità di risposta sulla sicurezza dei cittadini e del territorio; un' integrazione operativa a livello provinciale con le sedi permanenti in conformità alle indicazioni contenute nel progetto "Italia in 20'”.
«Le assunzioni sono possibili», hanno detto Cialente, Di Pangrazio e Di Ianni, «visto che l'aula del Senato, nella seduta 803 del 27 settembre 2012, ha rivisto le norme del “turn over” per i Vigili del Fuoco riportandole al 50%. Il potenziamento sarebbe un forte segnale di attenzione per una popolazione messa in ginocchio dal terremoto che sta cercando di rialzare la testa ma deve fare i conti con la dura realtà».

INTERVENTI IN MONTAGNA
Le caratteristiche territoriali della provincia di L'Aquila richiedono interventi più frequenti in aree montane.
La provincia, hanno sottolineato i sindaci nella richiesta, «è tra le più estese d'Italia: con i suoi 5.034 kmq di superficie copre da sola circa la metà dell'intera regione Abruzzo, nella sua porzione più interna, montagnosa ed impervia; per attraversarla da nord a sud, si devono percorrere circa 160 km, con lunghi tempi di percorrenza, anche a causa della precarietà dei collegamenti viari e del traffico. Il territorio si presenta in gran parte montano a bassa densità abitativa, con caratteristiche più assimilabili a zona alpina che appenninica, tenendo conto dell'altezza delle maggiori cime quali il Gran Sasso e la Maiella, che sfiorano i 3000 metri di altitudine.
In particolare tutta la provincia aquilana è stata da sempre duramente colpita da ricorrenti terremoti con elevate “magnitudo” (si ricordino il sisma di Avezzano nel 1915 e quelli di L'Aquila nel 1703 e nel 2009) che hanno provocato numerosissime vittime e devastanti conseguenze nei confronti degli edifici, che in genere risultano particolarmente vulnerabili per la scarsa qualità dei materiali impiegati e per il cattivo stato di manutenzione».
Così come c’è il rischio idrogeologico sempre in agguato. I fiumi a carattere torrenziale quali l'Aterno-Pescara, il Sangro e il Liri rischiano di esondare nelle aree limitrofe, a causa di eventi meteorologici avversi e di una scarsa pulizia degli alvei.
Infine la presenza, in provincia, di numerose località sciistiche ben attrezzate e molto frequentate da turisti della montagna provenienti da tutte le regioni d'Italia, determina la necessità di interventi di soccorso anche nelle stagioni non propriamente invernali: operazioni molto lunghe, difficili e dispendiose in termini di risorse umane.
Sono numerosi anche gli incidenti stradali (il territorio è attraversato in tutte le direzioni, soprattutto nell'asse Tirreno-Adriatico da autostrade e arterie molto trafficate) in cui i Vigili del Fuoco sono chiamati ad intervenire.
E naturalmente le grandissime superfici boschive pur presidiate dal Corpo Forestale, sono esposte a un rischio di incendio importante.

AUMENTO DI SOCCORSI POST SISMA
Dopo il terremoto del 6 aprile 2009 il numero di interventi sul territorio è aumentato.
Sono stati dislocati contingenti di Vigili del Fuoco e di mezzi da tutte le parti d'Italia. Circa 2500 uomini, sono stati stanziati in sette campi Bbase (L'Aquila, Navelli, Pizzoli, Barisciano, Monticchio 1 e 2, Sulmona) e ridotti progressivamente fino alle attuali 74 unità. Attualmente l'organico in forza presso il Comando de L'Aquila risulta carente rispetto al DPCM del 2008 di 28 unità.
Il personale ha prestato soccorso a persone, ha lavorato alla ricerca e recupero dei dispersi e delle vittime; ha prestato assistenza alla popolazione con interventi di varia natura; ha effettuato verifiche di stabilità degli edifici e di altre condizioni di sicurezza; la messa in sicurezza degli edifici, compreso l'ingente patrimonio storico-culturale costituito da chiese ed edifici di interesse.
In particolare nel 2009 ci sono stati 5.603 soccorsi ordinari e 199.587 operazioni di soccorso legate al sisma per un totale di 205.190 interventi. Nel 2010, invece, si sono registrati 6.031 soccorsi ordinari e 27.777 straordinari, per un totale di 33.808 operazioni. Numeri elevati se si considerano quelli più contenuti nel 2007 (5.753 soccorsi) e nel 2008 (5.401 operazioni).


«Tenuto conto infatti delle importanti e innumerevoli attività svolte finora in favore di Enti pubblici e privati», hanno sottolineato i tre sindaci, «di amministrazioni locali e soprattutto della popolazione (nonché della presenza specie all'interno del centro storico del capoluogo, contesto fortemente caratterizzato dalle attività e dai rischi tipici della ricostruzione con numerosissimi cantieri e lavoratori addetti), sarà fondamentale disporre per diversi anni, sia nella sede centrale di L'Aquila che in quelle di Avezzano e Sulmona di un contingente adeguato di Vigili del Fuoco che consenta il progressivo smaltimento delle esigenze post-sismiche unitamente alla garanzia del soccorso ordinario».
Il settore Vigili del Fuoco è in protesta da tempo. L’ultima Manovra, infatti, con ulteriori tagli ha aggravato la già problematica condizione dei vigili che lavorano nonostante manchino i soldi per la manutenzione dei mezzi e delle sedi di servizio e l’acquisto dei carburanti e delle attrezzature; ricevono circa 1350 euro al mese ovvero trecento euro in meno rispetto agli omologhi delle forze di polizia. La categoria quindi chiede più risorse per il soccorso pubblico, pagamento degli arretrati, la risoluzione del problema del precariato.
Qualche tempo fa il Conapo http://www.primadanoi.it/news/pescara/9107/I-vigili-del-fuoco-pescaresi-in-protesta-a-Montecitorio.html evidenziava il fatto che con le risorse (circa 120 milioni di spesa per ogni anno usate dallo Stato per richiamare i discontinui che colmano le carenze di organico), circa 3000 dei 4000 precari potevano essere assunti a tempo indeterminato.